Non c’è pace per Grand Tour Italia, l’ex Fico (come in tanti continuano a chiamarlo), una delle tante creature del poliedrico Oscar Farinetti. Non è bastato il restyling: il luna park del cibo inaugurato nel 2017 alle porte di Bologna non riesce a spiccare il volo. Ed ecco che quindi prova ancora una volta a cambiare pelle: meno ristoranti e più spazio alle aree per i bambini. Una scelta che Farinetti ha presentato come ordinaria amministrazione: «Diminuiremo i ristoranti all’interno di Grand Tour, ampliando però gli spazi che rimangono, arrivando quindi più o meno agli stessi coperti di prima. E aumenteremo l’offerta dei divertimenti educativi per bambini e ragazzi», ha minimizzato con Il Resto del Carlino. Grand Tour Italia, contattato da Moneta, ha espresso in una nota la stessa linea: «Diminuiremo il numero di ristoranti ampliando gli spazi di quelli che rimangono, garantendo più o meno gli stessi coperti di prima. Mentre potenzieremo l’offerta dei divertimenti educativi per bambini e ragazzi. Si tratta di una normale ristrutturazione alla luce di quello che i clienti più ci chiedono».
I sindacati
Ma a fargli da contraltare ci hanno pensato i sindacati. Filcams, Fisascat e UIltucs hanno diramato una nota durissima in cui parlano di una gestione del personale «inaccettabile», di «muro di gomma» e di un’emorragia di lavoratori: «La forza lavoro diretta è passata da oltre 100 unità a poco più di 20» con il licenziamento di quattro cassieri scattato il 31 marzo. Altri quattro dipendenti rischiano di essere lasciati a casa fra circa 120 giorni. Nel mirino non solo i tagli ma anche la modalità scelta dall’azienda, con «licenziamenti individuali fatti giornalmente», cosa che, denunciano i sindacati, permetterebbe di procedere unilateralmente.
Dura anche l’opposizione in Consiglio comunale. «Gli otto anni impiegati per capire il fallimento del progetto dimostrano la poca serietà e lungimiranza del signor Farinetti e del suo grande sponsor, il Comune di Bologna – ha attaccato Francesca Scarano, capogruppo di Fratelli d’Italia – Dai 6 milioni di visitatori annui previsti si è passati a sperare di raggiungere un milione».
Non solo Covid
D’altra parte, la creatura bolognese di Farinetti non è mai decollata. Nel 2017, al momento dell’inaugurazione, il patron annunciava: «Abbiamo creato un luogo bellissimo, per tutti e per sempre, il cui obiettivo è dichiarare la centralità dell’Italia in tema agroalimentare». Parole a cui è seguito un brusco risveglio. Di sicuro il Covid ha influito sul flop, ma i bilanci erano in profondo rosso già da prima del lockdown. Nel 2019 Fico ha chiuso in negativo per circa 3 milioni, con un valore della produzione in calo del 13,6%. Nel gennaio 2021 la società di gestione Eataly World cercò di reagire investendo circa 5 milioni e introducendo un biglietto a pagamento: dai 10 euro per l’ingresso semplice ai 25 per aggiungere un corso o una degustazione. Disponibili anche abbonamenti da 35 o 65 euro. Ennesimo buco nell’acqua: nel 2022 perdite per 6,3 milioni, ridotte a 3,1 nell’anno successivo, quando in teoria il piano prevedeva di raggiungere l’utile. Neanche il ritorno del turismo estero in Italia è riuscito a rianimare la Disneyland del cibo italiano, zavorrata dalla distanza dal centro del capoluogo emiliano, dai collegamenti insufficienti (nonostante la navetta creata dall’azienda locale dei trasporti) e da uno scarso appeal internazionale. Si era sperato nell’arrivo dello stadio provvisorio del Bologna nelle vicinanze, ma il dossier è congelato.
Nel 2023, la scelta radicale: Fico chiude, si cambiano format, nome e assetto societario, con Farinetti che paga 15 milioni di euro per acquisire il 100% della Fico Srl, società che gestisce il parco, e Coop Alleanza 3.0 che si sfila. A settembre 2024 si riaprono i battenti e fa il suo esordio Grand Tour Italia, ispirato al viaggio nel Belpaese di Goethe. Oltre ai ristoranti, spazi didattici, botteghe e una pista di go kart, il cui legame con l’autore de I dolori del giovane Werther è oscuro.
L’anno però si chiude sempre in rosso: perdita di 4,7 milioni di euro, patrimonio netto negativo per 977 mila euro, debiti su a 12,2 milioni, anche per la necessità di finanziare i nuovi investimenti. Per metterci una pezza l’azionista di riferimento Eatinvest – della famiglia Farinetti – è dovuto intervenire con nuovi apporti di capitale per oltre 7 milioni di euro.
In totale, in cinque anni le perdite sono arrivate a 25 milioni.
La nota di Deloitte
In una nota integrativa al bilancio, Deloitte spiegava: «L’impegno a supportare la società in termini finanziari si è concretizzato con l’intervento del socio Eatinvest con versamento di capitali (per un importo pari a 4 milioni) al fine di un rafforzamento patrimoniale che, sostenuto con ulteriori versamenti già concretizzatisi nei primi mesi del 2025 (3 milioni), ha permesso di portare il patrimonio netto a una situazione positiva a sostegno dei mesi futuri».
Ma la ruota continua a non girare e lo stillicidio di chiusure e ristrutturazioni non accenna a fermarsi.
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