Pavel Durov, fondatore dell’app di messaggistica Telegram, ormai da anni cerca di prendere le distanze dal suo Paese natale: la Russia. La sede della piattaforma è a Dubai e Durov è in rotta col Cremlino dal 2014. La narrazione che porta avanti è quella di un imprenditore in esilio da quando 8 anni fa – in qualità di fondatore e amministratore delegato del principale sociale network russo Vd kontakte – si rifiutò di obbedire alle autorità russe che chiedevano di chiudere i gruppi di opposizione ucraini e consegnare al governo i contatti degli amministratori di alcune pagine politiche. Il problema è che in questi anni Telegram si è finanziato scegliendo di non quotarsi in borsa, ma emettendo obbligazioni per raccogliere nuova liquidità e rifinanziare altri debiti pregressi. Il problema è che circa 500 milioni di dollari di obbligazioni Telegram sono detenuti tramite il Deposito nazionale di liquidazione russo, che dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è stato sottoposto a sanzioni da Ue, Regno Unito e Stati Uniti e i titoli lì custoditi sono congelati. e per questo non può né regolare né riacquistare quel debito. Un legame quindi che tiene il colosso di Durov e la sua rinnegata madre patria a doppio filo, come sottolinea il Financial Times.
In questo contesto, la piattaforma sta spingendo moltissimo su Ton, la blockchain integrata nell’app, che è diventata il vero asse strategico. Stiamo parlando di una vera e propria infrastruttura economica alternativa, su cui Durov sta materializzando gran parte dei ricavi dell’azienda. Ton è il vero cavallo di Troia su cui puntare per ridurre la dipendenza tossica dalla Russia, giocando sulla sfiducia diffusa nei finanziari tradizionali e rafforzare un ecosistema interno, meno esposto a intermediari e controlli esterni.
Per questo da pochi mesi Telegram ha reso Ton la blockchain esclusiva per il proprio wallet, tagliando fuori Ethereum e le altre reti in modo da concentrare potere tecnologico e flussi economici in un’infrastruttura unica, controllata dall’interno della piattaforma. Un caso emblematico di come con il digitale si possa rispondere all’empasse geopolitica: costruendo sistemi economici paralleli e autogestiti. Un assaggio di una tendenza più ampia del capitalismo digitale.
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