Young Platform non ha fretta, almeno per il momento. La voglia di crescere della startup torinese è tanta, ma a dettare il ritmo dei prossimi step sarà in buona parte l’umore del mercato del Bitcoin. La fintech di servizi per le cripto-attività quest’estate ha messo fieno in cascina con un round di finanziamento da 22,5 milioni di euro guidato da Azimut. Nuove risorse propedeutiche a dare fiato alla crescita per linee esterne, come conferma a Moneta il ceo e co-founder di Young Platform, Andrea Ferrero. Le nuove risorse sono a disposizione di Young Group, holding che raccoglie Young Platform e Fleap, specializzata nella tokenizzazione di strumenti finanziari, per investire su tutte le opportunità che si presenteranno nei prossimi 24-36 mesi. «Il business standard va avanti con la sua linearità, mentre il capitale raccolto nell’ultimo round di finanziamento serve per nuove opportunità», argomenta Ferrero, che aggiunge: «Stiamo costantemente monitorando le idee più vincenti sulle quali investire. Abbiamo conversazioni costanti con diversi player, ma ad oggi non c’è target specifico». I riflettori sono accessi via verso l’Italia che verso l’Europa. Il numero uno del fintech torinese non mostra ansia di finalizzare in tempi previ queste operazioni straordinarie. «Non abbiamo fretta, inoltre il timing dipende anche dalla dinamica di mercato. Il nostro business è molto florido in situazioni di mercato positive per il bitcoin; quindi, siamo pronti a muoverci e più il Bitcoin rafforza l’attuale tendenza di risalita più questo potrebbe agire da importante acceleratore nel nostro percorso di crescita».
Nel frattempo, Young Platform prosegue nel percorso di arricchimento della propria offerta, con l’obiettivo di diventare una piattaforma finanziaria integrata nei servizi di investimento in criptovalute, digital banking e tokenizzazione di asset reali. Già la settimana prossima è previsto il rilascio di un wallet non custodial che permetterà ai clienti di interfacciarsi con il mondo della finanza decentralizzata «in maniera semplice, una serie di prodotti a disposizione a partire dalle azioni tokenizzate, fondi monetari tokenizzati, possibilità di dare prestiti a fronte di redditività molto elevata, superiore ai rate della finanza tradizionale in quanto non ci sono intermediari che marginano». Inoltre, in futuro in piattaforma dovrebbero arrivare anche tokenizzazioni di azioni non quotate, con focus anche su quelle italiane non presenti in Piazza Affari.
Young Platform ha dalla sua l’autorizzazione MiCAR a operare come prestatore di servizi per le cripto-attività (Casp); non solo, l’autorizzazione copre otto servizi su dieci, posizionando Young Platform come il primo CASP in Italia per numero di servizi autorizzati. L’obiettivo, asserisce Ferrero, è rilasciare già a inizio del prossimo anno i nuovi servizi ottenuti grazie alla licenza MiCAR, nello specifico la consulenza. «Il mercato cripto è in ripresa, però qui in Italia vediamo ancora un forte rallentamento portato dal problema fiscale del 33% rispetto al 26 per gli strumenti finanziari tradizionali. Un nodo da risolvere in quanto tutti gli strumenti comparabili debbano avere una tassazione equivalente», taglia corto Ferrero che mostra comunque un cauto ottimismo alla luce dell’emergere nell’ultimo mese di una della sintonia tra tutti gli attori del sistema che si stanno muovendo all’unisono, mostrando una unione di propositi del mondo tradizionale con quello della finanza digitale.
Tornando alla tassazione penalizzante al 33%, Ferrero fa presente che la misura arrivata lo scorso anno porta un gettito stimato di soli 14 milioni di euro l’anno a fronte di una diminuzione di competitività dell’intero settore ben maggiore; inoltre, il cliente risulta spaventato da quanto successo e in particolare quelli grossi sono andati a comprare lo stesso identico prodotto a case americane; «quindi, alla fine abbiamo nient’altro che ottenuto di mettere risparmi nelle mani di player esteri».
Guardando più in là nel tempo, l’ambizione di Young Platform è quella di essere un ponte tra il mondo della finanza tradizionale e quella finanza decentralizzata. «Andiamo verso uno standard che sarà animato da token e wallet, con questi ultimi che andranno a soppiantare conti titoli e conto corrente. Lato clienti, la tokenizzazione porterà maggior velocità, mercato aperto 24/7, costi decisamente più bassi, interoperatività tra tutti i sistemi”, osserva il ceo del gruppo fondato nel 2018 e che ad oggi vanta una community di oltre 2,5 milioni di clienti. Lo scorso anno il bilancio si è chiuso con 5,4 milioni di euro di ricavi e il break-even non lontano. Il 2026, complice la debolezza del mercato cripto, è atteso sostanzialmente piatto con il focus rimasto molto sull’integrazione di Fleap. Con la liquidità attuale la società valuta anche di fare Tesoreria Bitcoin, anche se non c’è stata ancora alcuna delibera in merito da parte del board.
In generale, la fintech tricolore mostra un focus chiaro sul business della tokenizzazione, la parte del mondo cripto che sta evolvendo maggiormente e sul quale anche i regolatori nazionali ed europei si stanno muovendo molto. Oltreoceano la Sec ha di fatto aperto la strada alla Borsa on-chain con una esenzione temporanea di cinque anni che dà il via libera alla negoziazione di azioni statunitensi tokenizzate su piattaforme autorizzate. «Un passo che può accelerare l’integrazione tra Wall Street e finanza digitale e l’Europa sta seguendo il filone della tokenizzazione con la stessa attenzione dell’America», asserisce Ferrero.
© Riproduzione riservata