C’è sempre un mercato toro da qualche parte. Dopo tre anni di corsa sfrenata verso tutto ciò che era legato all’intelligenza artificiale, gli investitori stanno spostando il focus su aziende percepite come meno esposte al rischio di disruption tecnologica. Nell’ultimo mese a scuotere i mercati è stato lo spauracchio che strumenti come il Claude Code di Anthropic potenzialmente in grado di affossare il ruolo attualmente ricoperto dalle società software andando ad automatizzare compiti legali e di ricerca. Timori simili hanno trascinato giù anche le azioni di gestori patrimoniali, broker assicurativi e società immobiliari commerciali.
L’ondata ribassista non ha pervaso tutto il mercato. Gli investitori sono infatti andati alla ricerca di tutto ciò che può fregiarsi di una sorta di immunità dal potere distruttivo dell’IA. Una vera e propria grande rotazione verso le cosiddette azioni dell’economia reale. Mentre i titoli tech hanno evidenziato una perdita di momentum, le preferenze degli investitori si sono indirizzate verso settori e titoli che trovano sponda concreta dalla rivoluzione tecnologica in atto. «Le esigenze fisiche dell’IA – energia, data center, logistica e capacità industriale – hanno evidenziato la persistente scarsità e l’importanza economica della manodopera qualificata e delle infrastrutture solide», spiega Christian Stocker, lead equity strategist di Unicredit.
Immunità
Il radar degli investitori si è così spostato sempre più verso i titoli di società che basano il loro business su asset reali e quindi «non aggredibili» dall’intelligenza artificiale. Emblematico è il caso di Walmart, colosso della grande distribuzione che basa il suo business sulla vendita di beni fisici reali come la migliore rete logistica al mondo, parcheggi, negozi, scaffali, magazzini e inventario. «L’automazione può solo aiutarli a fare ciò che fanno in modo più efficiente e senza la tassa di una certa quantità di lavoro umano. Ma generi alimentari, pneumatici, mobili e vestiti non vengono disturbati in un mondo abilitato dall’IA», taglia corto Josh Brown, ceo e co-fondatore di Ritholtz Wealth Management, che nelle scorse settimane ha coniato il nuovo acronimo HALO (Heavy Asset, Low Obsolescence), che sta a identificare proprio quelle società che presentano un basso rischio di obsolescenza legato all’avanzata degli strumenti IA.
Cioccolato e aerei
Tra gli altri esempi di società con gli anticorpi contro la disruption IA spiccano colossi quali Exxon Mobil, McDonald’s, Starbucks, Caterpillar e via dicendo. Tutte società rappresentanti dell’economia reale. «Nessun grande modello linguistico eliminerà la necessità di cioccolato, strutture per anziani, aerei e trattori. Non c’è nulla che Sam Altman possa portare via loro», afferma Brown, specificando come vanno fatti gli adeguati distinguo all’interno dei settori.
Un esempio decisamente calzante sono gli andamenti diametralmente opposti di Delta Airlines ed Expedia, stesso macro-settore di riferimento ma gli investitori le vedono come due realtà con destini differenti davanti all’avanzata dell’IA. Le vendite si sono abbattute solo su Expedia (crollato del 30% da inizio anno), mentre Delta veleggia nei pressi dei massimi storici aggiornati proprio nelle scorse settimane.
La differenza è chiara: l’intelligenza artificiale potenzialmente può andare a scavalcare Expedia e trovare il miglior prezzo per un volo, ma di certo non sostituirà chi prende fisicamente un aereo. Le tendenze settoriali però appaiono ben marcate. Mentre tecnologia e in particolare software arrancano lontano dai massimi toccati lo scorso anno, settori quali l’energia segnano balzi a doppia cifra. Lo State Street Energy Select Sector Spdr Etf, che replica la performance di un’ampia selezione di titoli energetici, segna +23% da inizio anno, seguito a ruota con progressi tra il 13 e il 16% dagli indici legati a tre settori quali materiali, industriali e beni di consumo di base.
Il mercato sta di fatto vendendo i settori potenzialmente a rischio cancellazione. Questo non vuol dire che le circa mille aziende software quotate verranno sterminate. Ma la sola possibilità che avvenga sta inducendo Wall Street a riposizionarsi velocemente e cercare valore altrove.
Se fino a poco tempo fa si era disposti a pagare multipli elevati per società che si occupavano di innovazione digitale, adesso si cerca tutto ciò che è fisico, che non può essere sostituito. «Siamo in una situazione in cui il mercato sta riprezzando il concetto di scarsità – asserisce Lorenzo Ippoliti, founding partner di Cube Investment Research – . Tutto ciò che può essere riprodotto da un modello di IA viene prezzato di meno, mentre il capitale si sposta su asset tangibili e su task difficilmente automatizzabili».
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