Se il prezzo scende vacillano molte delle sicurezze costruite attorno al Bitcoin negli ultimi anni, nonostante la sua ben nota volatilità. Nei primi tre mesi dell’anno la regina delle cripto ha perso oltre il 20%, il peggior risultato dal 2018. Stavolta il ribasso non ha investito solo le cripto, ma anche una delle scommesse della finanza quotata: Strategy. Un tempo nota come MicroStrategy, La società guidata da Michael Saylor chiude il trimestre con una perdita di 14,5 miliardi di dollari esclusivamente per l’andamento del prezzo del Bitcoin. MicroStrategy nasce infatti nel 1989 come azienda di tecnologia. La sua attività principale era business intelligence: software che aiutano le aziende a leggere e usare i dati per prendere decisioni. Dal 2020, sotto la guida di Michael Saylor, l’azienda ha cambia radicalmente strategia usando usa la propria liquidità per comprare Bitcoin. Negli anni ha continuato ad accumularne in grandi quantità, diventando il più grande detentore corporate di Bitcoin al mondo. Questa scelta ha trasformato l’azienda: il valore in Borsa è ormai legato al prezzo del Bitcoin. Tra il primo e il 5 aprile Strategy ha acquistato 4.871 bitcoin e per 329,9 milioni di dollari a un prezzo medio di 67.718 dollari per bitcoin dopo una pausa dagli acquisti. A fine settimana, Strategy aveva in portafoglio 766.970 Bitcoin, comprati per 58,02 miliardi di dollari. Il prezzo medio di carico è di circa 75.600 dollari per unità. Gli acquisti societari, escludendo Strategy, sono crollati del 99% dal picco di agosto 2025, quando il gruppo aveva acquistato 69.000 di Bitcoin in un solo mese.
Oggi siamo davanti ad una vera cassaforte di criptovalute quotata in Borsa. Oltre 50 miliardi di dollari in Bitcoin accumulati nel tempo, finanziati attraverso emissioni di debito e capitale. Una strategia che ha fatto scuola e che ha contribuito a legittimare, agli occhi del mercato, l’idea del Bitcoin come asset centrale nelle politiche finanziarie aziendali. L’ingranaggio è ben oliato ma non avulso da inciampi: quando il prezzo del Bitcoin cresce il valore della società aumenta esponenzialmente in modo amplificato ma quando scende, l’effetto si ribalta. Il prezzo medio di carico dei Bitcoin detenuti si aggira intorno ai 75 mila dollari, superiore alle quotazioni attuali. Da qui le perdite contabili e la pressione sulla struttura finanziaria.
Tutto bene fino a che il mercato è stato rialzista: il mercato infatti quotava le azioni di Strategy a un valore superiore rispetto ai Bitcoin detenuti e questo permetteva alla società di emettere nuovi titoli, raccogliere capitali e comprare altre cripto. Oggi, con Bitcoin in fase discendente non è molto più difficile.
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Nel frattempo i mercati ai tempi della guerra in Iran offrono uno spaccato utile dell’andamento di Bitcoin, soprattutto in relazione ad un bene rifugio al quale spesso viene paragonato: l’oro. “Negli ultimi due anni, nonostante le numerose caratteristiche che hanno in comune, l’oro e il Bitcoin sono stati trattati come asset molto diversi tra loro da parte degli investitori, tanto che anche gli afflussi nei rispettivi ETF hanno segnato una correlazione addirittura negativa. Tutto ciò farebbe pensare che il player di mercato medio preferisca scegliere tra uno dei due asset invece di optare per un’allocazione in entrambi. In realtà, la conclusione non è così scontata, dato che la maggior parte delle entrate nei prodotti sull’oro sono stati generati dalla Cina, mercato in cui il trading di criptovalute è illegale” osserva Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21Shares.
Il rally dell’oro in un periodo segnato dal rally di banche centrali e fondi sovrani nella fase di sfaldamento dell’ordine geopolitico globale, dalla guerra in Ucraina in poi. Il metallo ha assunto una funzione strategica: riserva di valore per attori istituzionali impegnati a diversificare le proprie riserve e a ridurre la dipendenza dal dollaro. Il Bitcoin, invece, continua a essere dominato – almeno in parte – da investitori individuali. E presenta caratteristiche operative diverse: è scambiabile 24 ore su 24, sette giorni su sette, e non dipende dalle infrastrutture bancarie tradizionali. Nelle fasi di crisi, dove ogni tweet può trasformarsi in un mutamento del mercato, la totale accessibilità diventa un fattore determinante. Con mercati chiusi chi investe può trovare nelle criptovalute un canale alternativo per preservare e movimentare la propria ricchezza.
Inoltre, con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, il metallo giallo ha perso la sua correlazione con i tassi d’interesse reali e aggiustati all’inflazione, grazie ai massicci acquisti perpetrati dalle banche centrali di tutto il mondo e da numerosi fondi sovrani nel tentativo di diversificare le loro riserve. Questi fattori sono ciò che ha innescato il rally della commodity che si è protratto fino ai primi mesi di quest’anno.
“La crescita dell’oro si è arrestata con lo scoppio delle ostilità tra l’Iran e le forze di Israele e Stati Uniti, mentre Il Bitcoin ha dimostrato una sorprendente resilienza, continuando a fluttuare attorno alla soglia critica di 70mila dollari. Dire con certezza cosa abbia causato questa divergenza di performance attualmente molto difficile, visto che i dati sui flussi vengono pubblicati con un notevole ritardo, ma si possono comunque avanzare delle ipotesi. Per quanto riguarda l’oro, bisogna ricordare che i grandi detentori sono istituzioni, fondi sovrani e banche centrali, e che dal 28 febbraio i player operanti nell’area del Golfo Persico non hanno più potuto fare affidamento sugli introiti generati da petrolio e tasse come in passato. Pertanto, è plausibile che si sia scelto di liquidare le posizioni in oro per sopperire al fabbisogno di liquidità e per poter sostenere le spese crescenti in difesa” spiega.
Da qui una possibile lettura: oro e Bitcoin non sono necessariamente concorrenti diretti, ma rispondono a bisogni differenti. Il primo è uno strumento geopolitico, utilizzato da Stati e istituzioni. Il secondo resta, almeno in parte, un asset individuale, utilizzato sia a fini speculativi sia come mezzo di protezione in contesti di instabilità.
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