Le Borse europee aprono in deciso rimbalzo. A Milano il Ftse Mib supera quota 45 mila punti con una crescita sopra al 2%. A sostenere i listini è soprattutto il raffreddamento delle tensioni energetiche dopo la fiammata del greggio della vigilia: il Brent, che aveva toccato i 120 dollari al barile, oscilla ora attorno ai 91 dollari, mentre il Wti scende sotto gli 88. Anche i mercati obbligazionari registrano segnali di distensione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende a 68 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,51% contro il 2,83% del titolo tedesco.
I mercati si muovono dopo le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ha indicato una possibile fine “molto presto” della guerra in Medio Oriente. Le parole della Casa Bianca hanno raffreddato temporaneamente la corsa del petrolio, ma la i nervi restano tesissimi: secondo quanto riferisce Bloomberg infatti l’Arabia Saudita avrebbe ridotto l’estrazione tra i 2 e i 2,5 milioni di barili al giorno. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero tagliato tra 500 mila e 800 mila barili, mentre il Kuwait avrebbe ridotto la produzione di circa mezzo milione di barili giornalieri. A questi si aggiungerebbe l’Iraq, con un calo stimato in quasi 3 milioni di barili al giorno.
La Banca europea per gli investimenti intanto prepara un intervento massiccio sul fronte delle infrastrutture energetiche e dell’innovazione. La presidente Nadia Calviño ha annunciato a Bruxelles, a margine dell’Ecofin, che il gruppo Bei mobiliterà fino a 75 miliardi di euro per sostenere energia pulita e tecnologie avanzate. L’obiettivo, ha spiegato, è rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa: meno dipendenza dai combustibili fossili, maggiore diversificazione delle fonti e investimenti nelle reti e nelle tecnologie pulite. Secondo Calviño il continente si trova oggi in una posizione migliore rispetto al 2022, grazie a un mix energetico più diversificato e a un ruolo crescente delle rinnovabili nella formazione dei prezzi sui mercati elettrici. Resta tuttavia la necessità di rafforzare il finanziamento delle imprese tecnologiche europee, che spesso, nella fase di crescita, sono costrette a cercare capitali fuori dal continente.
Intanto uno dei principali gruppi industriali europei, Volkswagen, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di circa 50 mila posti di lavoro in Germania entro il 2030. L’amministratore delegato Oliver Blume lo ha indicato in una lettera agli azionisti, precisando che l’accordo con il sindacato IG Metall esclude licenziamenti obbligatori fino alla fine del decennio. La riorganizzazione arriva mentre il gruppo accelera sull’elettrico. Nel 2025 gli ordini complessivi di veicoli in Europa sono cresciuti del 13%, trainati soprattutto dalle auto a batteria, aumentate del 55%. I veicoli elettrici rappresentano ormai il 22% degli ordini europei del gruppo. Per il 2026 Volkswagen prevede una crescita delle vendite fino al 3%, con un margine operativo tra il 4 e il 5,5%. Nel settore automobilistico il ritorno sugli investimenti è atteso tra l’11 e il 12%, mentre il flusso di cassa netto dovrebbe collocarsi tra 3 e 6 miliardi di euro. La liquidità netta stimata oscilla tra 32 e 34 miliardi.
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