Dicembre, mese del Natale, è anche il periodo dell’anno nel quale si concentrano sia le cene aziendali sia le riunioni conviviali delle famiglie. E di questi eventi il protagonista principale è il cibo. Il comparto alimentare in Italia è dunque sotto i riflettori. Ma, al di là della spinta derivante dalle festività, si tratta di un settore chiave dell’economia nazionale. Vale infatti il 19% circa del Pil, con un giro d’affari complessivo stimato in 335 miliardi, che sale a 523 miliardi se lo si guarda nella sua dimensione globale, considerando cioè non solo la produzione ma anche la distribuzione e la ristorazione. Inoltre il comparto, che comprende le eccellenze italiane nel vino, nella pasta e nei prodotti da forno, è anche il primo settore produttivo del Paese, con 1,2 milioni di imprese e 3,6 milioni di addetti. Numeri, questi, destinati a incrementarsi ulteriormente nel momento in cui si completerà la transizione tecnologica in atto, con la robotica agricola e l’IA sempre più utilizzate nei processi produttivi, dalla coltivazione alla trasformazione degli alimenti, migliorando l’efficienza e riducendo gli sprechi. Sono numerose le società del comparto quotate in Borsa, anche se mancano ancora dal listino alcune realtà internazionali che ben figurerebbero, come la Ferrero, ma che restano legate, nonostante le dimensioni, alla gestione delle famiglie proprietarie.
Campari
Società di diritto olandese ma con solide radici italiane, ha oltre 5mila dipendenti ed è leader nel settore delle bevande, alcoliche e analcoliche. Nei giorni scorsi il titolo ha beneficiato delle voci sulla possibile dismissione di tre storici brand di amari italiani da lei controllati: Averna, Braulio e Zedda Piras, con l’obiettivo di razionalizzare un portafoglio che attualmente conta ben 72 brand, molti dei quali non rientrano nel perimetro delle priorità strategiche del gruppo. Campari è l’unico titolo del comparto alimentare compreso nel paniere del Ftse-Mib e sul listino di Piazza Affari di recente ha oscillato a lungo intorno alla parità. Grazie al recupero arrivato dopo la presentazione a fine ottobre dei conti trimestrali, ha ritrovato il segno più e a metà della settimana veniva scambiato a 5,6 euro per azione, in leggero calo rispetto a un anno fa. La quotazione resta ancora lontana dal massimo dell’anno di 6,832 euro, toccato il 19 agosto. Non tutti concordi gli analisti sulle prospettive del titolo nell’immediato futuro. Gli ultimi a pronunciarsi, il 20 novembre scorso, sono stati quelli di Intesa Sanpaolo, che hanno confermato il giudizio neutral ma hanno ritoccato al rialzo il target-price, portandolo a 6,2 euro. Sullo stesso livello la stima di Deutsche Bank, pubblicata il 31 ottobre, mentre un giorno prima Goldman Sachs e Barclays l’avevano tagliata rispettivamente a 7,5 e 6,1 euro.
Enervit
La società, leader nell’integrazione alimentare sportiva e della nutrizione funzionale, ha diffuso lo scorso 12 novembre i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno. In particolare, i ricavi consolidati sono cresciuti del 4,2% a 77 milioni di euro. Fornitore ufficiale della nazionale italiana di rugby, Enervit ha sponsorizzato atleti e manifestazioni sportive, dal Record dell’ora di Francesco Moser alle grandi imprese iridate di Valentina Vezzali nel Fioretto azzurro, dalla Coppa America con Azzurra, Prada, Mascalzone Latino alla Coppa del Mondo di Sci con Alberto Tomba, dal Giro d’Italia alla Marcialonga, senza contare la Maratona delle Dolomiti, il Festival del Fitness, gli Internazionali di Tennis di Roma e, nel calcio, il Milan e la Juventus. Quotata a Piazza Affari, l’azione veniva scambiata a metà settimana intorno ai 3,8 euro, con una performance positiva da un anno a questa parte di circa il 12%. Il titolo viene costantemente seguito dagli analisti di Kt & Partners e la raccomandazione più recente, che risale al 7 maggio, è add (aggiungere al portafoglio) con un target-price di 4 euro. L’azione, che a metà settimana valeva poco più di 3,8 euro, presenta una performance di circa il 13% rispetto a un anno fa e di poco più del 20% se si considera l’ultimo semestre. L’unica valutazione degli analisti al momento disponibile è quella di Kt & Partners, che risale però al 7 maggio di quest’anno e presenta un target-price di 4 euro, in peggioramento rispetto ai precedenti 4,6 euro.

Orsero
Gruppo agroalimentare italiano, specializzato nella produzione, importazione, esportazione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, ha sede ad Albenga, Riviera ligure di Ponente. Ha poco più di 2.300 dipendenti ed è quotata a Piazza Affari dal marzo 2020 nel segmento Star, il comparto dedicato ai titoli ritenuti con alti requisiti. Scambiato intorno ai 17-18 euro, vanta una performance positiva nell’ultimo anno di circa il 33%. Mercoledì 26 novembre gli analisti di Akros hanno confermato sia la raccomandazione buy sia il target-price a 24 euro. Altrettanto aveva fatto Cfo Sim il 17 novembre, alzando però il prezzo obiettivo a 28,5 euro. Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, che seguono il titolo dallo sbarco sul listino, l’obiettivo di prezzo si ferma a 26 euro, ma il giudizio (in miglioramento) risale all’11 settembre scorso.
Valsoia
Azienda italiana appartenente in particolare al segmento dell’alimentazione salutistica, è specializzata nella produzione di alimenti vegetali, utilizzando la soia e i suoi derivati. Dal 2006 è quotata alla Borsa di Milano. Il titolo a metà settimana veniva scambiato intorno a 10,5 euro, con un miglioramento, rispetto a un anno fa, di quasi il 10%. Seguita costantemente dagli analisti di Intesa Sanpaolo, che da sempre considerano il titolo buy (da comprare), è valutata attualmente dagli stessi analisti più del mercato, con un target-price di 14 euro.
NewPrinces
Holding agroalimentare italiana con sede a Reggio Emilia, controlla Carrefour Italia, acquisita nel luglio scorso, oltre a Centrale del Latte d’Italia con i suoi vari marchi territoriali. La società, quotata a Piazza Affari, fa capo ad Angelo Mastrolia che, attraverso la holding svizzera Newlat Group, detiene una quota del 74,533% del capitale. Mastrolia è un imprenditore salernitano che ha creato un gruppo di dimensioni consistenti, consolidato attraverso numerose acquisizioni. Il titolo, che a metà settimana valeva poco più di 17 euro, ha perso terreno negli ultimi mesi ma ha mantenuto una performance annuale di circa il 50%. Dopo la presentazione, lo scorso 11 novembre, dei conti dei primi nove mesi dell’anno, con ricavi e utili in calo, Equita Sim, pur mantenendo la raccomandazione buy, ha ridotto il target-price a 30,5 euro dai precedenti 31 euro. In precedenza, l’8 ottobre di quest’anno, Intesa Sanpaolo aveva anch’essa confermato il buy, aumentando a 28,5 euro il prezzo obiettivo dai precedenti 26 euro.
Masi Agricola
Specializzata nella produzione e commercializzazione di vini, opera in tutto il mondo. Quotata a Piazza Affari, ma con scambi ridotti, vale (chiusura di martedì 25 novembre) 4,2 euro. A seguire il titolo sono quasi esclusivamente gli analisti di Equita Sim. I loro giudizi più recenti sono tuttavia assai datati. Il 3 giugno di quest’anno hanno confermato la raccomandazione hold (mantenere in portafoglio) fissando il target-price a 3,9 euro, in aumento rispetto ai precedenti 3,2 euro indicati il 2 maggio.
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