Dopo che gli Stati Uniti hanno catturato Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, è risalita la tensione intorno alla Groenlandia. Il tycoon ha detto in un’intervista all’Atlantic: «Ci serve assolutamente: è un’isola circondata da navi russe e cinesi». La Groenlandia però, anche se ha un governo indipendente, fa parte della Danimarca, Paese membro della Nato e storico alleato degli Usa: un intervento americano sconvolgerebbe gli equilibri mondiali.

Dura la reazione della premier della Danimarca Mette Frederiksen. «Non ha alcun senso che gli Stati Uniti parlino della necessità di prendere il controllo della Groenlandia. Abbiamo un accordo di difesa con gli Usa che garantisce loro un accesso alla Groenlandia. E abbiamo investito significativamente per aumentare la difesa nell’Artico. È tempo che gli Stati Uniti mettano fine alle minacce nei confronti di un alleato storico, e nei confronti di un Paese e di un popolo che hanno detto, con molta chiarezza, di non essere in vendita».
Il sottosuolo
Ma cosa rende la Groenlandia così centrale? Per iniziare, le ricchezze nascoste nel sottosuolo. Secondo un rapporto dell’US Geological Survey (l’agenzia statale americana che studia il territorio e le dinamiche naturali), l’isola artica ospita giacimenti di petrolio e gas – si stima il 13% delle risorse mondiali di petrolio e il 30% di quelle di gas – riserve auree, ma anche rubini, diamanti e zinco. Risorse non ancora scoperte dal valore di 300-400 miliardi di dollari, secondo il rapporto.

Presenti anche riserve di uranio, considerate le più grandi al mondo, nel sito di Kvanefjeld, e di terre rare. Per timori ambientali, però, è stata resa sostanzialmente impossibile l’estrazione di materiale radioattivo e di idrocarburi. E ancora cobalto, grafite, litio, nichel, rame e metalli di nicchia come il titanio, il tungsteno e il vanadio. L’isola possiede riserve per 43 dei 50 minerali considerati “critici” dal governo Usa.
Coltre di ghiaccio
Il Paese, abitato da 57.000 persone di cui oltre il 90% Inuit, non ha strade o ferrovie: ci muove in aereo, elicottero o nave. Oltre l’80% del territorio è coperto da ghiacci, cosa che rende estremamente difficile e costoso estrarre minerali vista anche la mancanza di manodopera e di strutture per accogliere eventuali lavoratori immigrati. Per questo finora l’industria mineraria è rimasta molto marginale. “Lo sviluppo minerario à un processo molto lento. Ci vogliono circa 16 anni perché un progetto diventi una miniera. Durante quel periodo si spendono molti soldi e non si guadagna praticamente nulla”, ha detto Naaja Nathanielsen, Ministro per le risorse minerarie della Groenlandia.
Le rotte artiche
Ma a rendere la Groenlandia un nodo strategico è anche la sua posizione geografica, motivo per cui è stata scelta dagli Usa per ospitare la base spaziale Pituffik dell’aeronautica militare statunitense, che fa parte del sistema di allerta precoce per gli attacchi missilistici e la sorveglianza dello spazio eche diventerà un elemento chiave del promettente programma nazionale di difesa missilistica “Golden Dome: per il suo ampliamento verranno investiti circa 1,2 miliardi di dollari.

C’è poi, come ha sottolineato l’Ispi, la questione delle rotte artiche. Con il riscaldamento globale, nell’arco di due decenni, secondo uno studio della Brown University, vaste aree limitrofe al Circolo Polare Artico resteranno prive di ghiaccio per mesi. Questo significa che nel medio periodo sarà più semplice usare la rotta marittima del North West Passage (Nwp), che connette Oceano Pacifico e Oceano Atlantico passando vicino a Canada e Alaska, la Northern Sea Route (Nsr) che costeggia la Federazione Russa e l’Europa scandinava, e la Rotta Transpolare (Tsr) che taglia attraverso il Polo.
La Cina
Pechino ha già messo nel mirino le rotte artiche, compiendo una serie di transiti e tracciando un embrione di servizio regolare di trasporto container tra Asia ed Europa: una sorta di Via della seta polare.
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