Mentre si svelano i primi dettagli della nuova monoposto che correrà in F1, la Ferrari si inchioda in Borsa con un pit-stop da record. Il titolo della Rossa di Maranello infatti registra la sua maggiore flessione, di oltre il 42%, dai picchi di toccati a inizio 2025. La brusca frenata del titolo viene letta dagli analisti come il risultato di una combinazione di fattori sfavorevoli. “Il punto chiave è che il crollo attuale è il risultato di una “tempesta perfetta”: non solo un violento declassamento, ma anche l’inizio di una significativa erosione delle stime”, commenta Gabriel Debach, market analyst eToro. In particolare, le previsioni sull’utile netto per azione nel medio periodo, che fino a poco tempo fa apparivano solide, sono state corrette in modo significativo. Il mercato, in sostanza, sembra aver smesso di credere alla storia di una crescita lineare e priva di ostacoli.
Cosa è successo a Ferrari?
Un primo campanello d’allarme era arrivato con la parziale cessione di Exor in prossimità dei massimi, interpretata da molti come un segnale di maturità del ciclo valutativo. Successivamente, il Capital Markets Day dello scorso ottobre ha contribuito a cambiare il racconto sul futuro della società: una crescita di lungo periodo stimata attorno al 5% annuo, giudicata poco compatibile con un profilo di espansione “ultra-growth”.
Da quel momento, il titolo ha intrapreso una discesa che lo ha ricondotto verso multipli più allineati a quelli di un’azienda del lusso industriale, seppur di eccellenza. A rafforzare il movimento hanno inciso anche le revisioni negative degli analisti e i ripetuti tagli ai target price, arrivati spesso a rincorrere l’andamento delle quotazioni piuttosto che ad anticiparlo. «È una dinamica tipica delle fasi in cui il mercato perde fiducia sulla visibilità di breve termine, senza però mettere in discussione la solidità del modello di business», sottolinea Debach.
Il paradosso dell’interesse retail
Nonostante il forte arretramento, Ferrari continua a esercitare un forte richiamo sui piccoli investitori. Nel quarto trimestre dell’anno scorso, il titolo è stato l’undicesimo più detenuto in Italia sulla piattaforma di trading eToro, con un aumento delle posizioni del 76% rispetto al trimestre precedente. A livello globale, Ferrari si è collocata al terzo posto per incremento delle posizioni, mentre in Italia, Francia e Regno Unito ha occupato rispettivamente il primo, il primo e il terzo posto.
Un comportamento che suggerisce come molti piccoli investitori abbiano interpretato la correzione come un’occasione di ingresso o di rafforzamento delle posizioni, in netto contrasto con l’atteggiamento più cauto degli investitori istituzionali. «Si è creato un evidente disallineamento tra prezzo, fondamentali e posizionamento – conclude Debach –. Nei titoli di qualità, storicamente, queste fasi rappresentano momenti di passaggio, in cui il mercato attende nuove conferme prima di riconoscere nuovamente un premio».
Ora i riflettori sono puntati sui conti trimestrali, attesi il 10 febbraio, che potrebbero chiarire se la severa correzione subita dal titolo sia stata una reazione eccessiva o l’inizio di una nuova fase per Ferrari in Borsa.
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