Un 2025 nero per la gioielleria italiana: il settore orafo argentiero-gioielliero ha chiuso l’anno con un crollo complessivo delle esportazioni del -18,9% in valore rispetto al gennaio-dicembre 2024. A rivelarlo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati Istat. A incidere in modo negativo i rincari di oro e metalli preziosi, i dazi Usa e le tensioni geopolitiche.
I singoli Paesi
Importante l’impatto negativo legato all’andamento dell’export verso la Turchia e delle vendite verso gli Usa, mentre in territorio positivo l’export verso la Svizzera (hub di top brand) e gli Emirati Arabi Uniti, oggi però al centro della guerra in Iran.
Considerando le quantità, con riferimento alla sola gioielleria da indosso complessivamente considerata, nell’arco dell’intero 2025 i volumi esportati hanno evidenziato un decremento di rilievo rispetto al 2024, pari al -22,7%.
I distretti
A livello di distretti, Arezzo si conferma al primo posto tra le province italiane per valore di esportato, nonostante abbia assistito ad un decremento pari al -40,9% rispetto al 2024; con un export che sfiora i 4,6 miliardi di euro, assicura comunque il 34,8% del totale esportato settoriale dall’Italia. Sulla performance della provincia toscana sta incidendo significativamente il calo della Turchia.
Seconda, la provincia di Vicenza si mostra in controtendenza rispetto al dato nazionale e di Arezzo, segnando un aumento nella misura del +6,4%, con un’incidenza del 20,3% sul totale nazionale (circa 2.655 milioni di euro). Alessandria (Valenza) è in terza posizione: in linea con Vicenza, al contrario dell’andamento nazionale, archivia una variazione positiva e arriva a crescere del +27,3%; la provincia piemontese copre così il 17,6% del totale esportato nel mondo. Infine, l’export del distretto produttivo di Napoli e Caserta è in flessione del -2,8%.
La guerra nel Golfo
Maria Cristina Squarcialupi, Presidente di Confindustria Federorafi, ha commentato: “Il quadro è nuovamente mutato con i nuovi dazi statunitensi di febbraio e la terza guerra nell’area del Golfo che hanno rimesso in discussione tutto quanto. Le tensioni in atto, compresa la guerra russo-ucraina, insistono su Paesi che coprono quasi il 40% delle esportazioni di gioielleria made in Italy ed evidentemente le ripercussioni saranno tanto più devastanti quanto più dureranno questi conflitti, l’imprevedibilità delle politiche protezionistiche americane e la volatilità delle quotazioni dei metalli preziosi. In un quadro così incerto non mi cimento in previsioni per l’anno in corso: saremo già molto bravi se riusciremo a limitare i danni rispetto alle percentuali di riduzione che già abbiamo registrato nel 2025. Queste preoccupazioni sono state al centro di alcuni incontri che ho avuto recentemente con i vertici del Ministero degli Affari Esteri e con Ice dove abbiamo presentato alcune proposte per studiare nuove rotte e nuovi strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese orafe senza però “abbandonare” il nordamerica e l’area mediorientale. Le risposte sono state positive e ci attendiamo una rapida operatività”.
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