Tra i settori economici che la guerra in Iran ha contribuito a mettere in ginocchio non ci sono soltanto quelli, come l’energia e l’industria, chiamati a fare i conti con l’inevitabile ritorno dell’inflazione. Oltre alle ricadute sui prezzi petroliferi, prima conseguenza del conflitto, a soffrire è stato anche il comparto del fashion e in genere del lusso. Soprattutto perché l’area interessata dalle operazioni militari è uno dei mercati strategici per le aziende europee della moda. Tanto che Kering, il colosso che controlla marchi come Gucci e Balenciaga, è stato costretto a chiudere temporaneamente i negozi negli Emirati Arabi, in Qatar, Kuwait, e Bahrain. In questi Paesi a preoccupare non è soltanto la diminuzione degli acquirenti locali, ma soprattutto di quelli appartenenti al turismo cosiddetto di alta gamma, che provengono in gran parte da Arabia Saudita, Cina, India e Russia, frenati in particolare dalle temporanee chiusure degli aeroporti.
Come ha puntualmente spiegato Andrea Randone, analista di Intermonte, «c’è un impatto legato ai giorni di blocco degli aeroporti, quasi certo, e un impatto legato alla maggiore incertezza generale, che può ridurre la propensione alla spesa». Negli ultimi anni i grandi marchi hanno investito molto nella regione. Come Zegna, che alla Dubai Opera House ha presentato la collezione primavera-estate 2026. O Alberta Ferretti, presente invece alla Dubai fashion week. I marchi più esposti sarebbero Richemont e Zegna, mentre il gruppo francese Lvmh è più o meno in linea con la media del settore. Vediamo quale potrebbe essere l’impatto sulle aziende di alta moda quotate a Piazza Affari.
Aeffe
Il titolo della società, attiva nella creazione, nella produzione e nella distribuzione di un’ampia gamma di prodotti, dal prêt-à-porter alle calzature, dalla pelletteria alla lingerie, è sceso nelle ultime settimane dai 0,267 euro del 20 febbraio a area 0,24 dell’11 marzo. Rispetto a un anno fa il calo è di oltre il 65%. Alberta e Massimo Ferretti controllano pariteticamente la società: detengono infatti il 30,89% ciascuno del capitale, mentre un altro 5,473% è rappresentato dalle azioni proprie in portafoglio alla stessa società. Quanto ai giudizi degli analisti, il più recente risale all’autunno dello scorso anno, con Intesa Sanpaolo che il 25 settembre aveva confermato il «neutral» e tagliato il target price a 0,51 euro. L’analisi tecnica di Teleborsa, infine, indica un primo supporto a 0,2417 e un secondo a 0,2363 euro, mentre sul fronte rialzista la prima resistenza è fissata a 0,2537 euro e la seconda a 0,2657 euro.
Brunello Cucinelli
La casa di moda italiana fondata dall’omonimo imprenditore, nota per la produzione di maglieria pregiata in cashmere, in questa fase si è difesa meglio della media, limitando i danni. Il titolo vale in ogni caso oltre il 30% in meno rispetto a 12 mesi fa. A metà settimana veniva scambiato intorno ai 73 euro, nei pressi dei minimi annui. Quanto ai giudizi degli analisti, Hsbc ha alzato a «buy» (comprare) la propria raccomandazione; anche Berenberg indica «buy» sul titolo.
Moncler
Capofila di un gruppo internazionale con sede in Italia, fondato nel 1952, produce e distribuisce direttamente collezioni di abbigliamento e accessori a marchio Moncler e Stone Island, attraverso i propri negozi a gestione diretta, ma anche attraverso esclusivi department store internazionali e negozi multimarca. Proprietario e figura chiave di Moncler (nella società ricopre gli incarichi di presidente e amministratore delegato) è l’imprenditore italiano Remo Ruffini, che ha acquisito il marchio nel 2003 e ha guidato il suo rilancio a livello globale, trasformandolo in un brand di lusso. Ruffini controlla l’azienda attraverso la società Double R e ha portato Moncler alla quotazione a Piazza Affari nel 2013.
Il titolo della società (che distribuirà ai propri azionisti un dividendo di 1,4 euro per azione, in pagamento il prossimo 20 maggio), valeva mercoledì scorso poco meno di 55 euro, in calo del 25% nell’ultimo semestre e del 33% rispetto a un anno fa. Sono tutti positivi i giudizi più recenti da parte degli analisti. Hsbc dice «buy» (da comprare) con target price a 72 euro, mentre Berenberg e Deutsche Bank hanno confermato rispettivamente i precedenti «overweight» (sovrappesare) e «hold» (mantenere in portafoglio), con prezzi obiettivo di 57 e 62 euro
Secondo l’analisi tecnica di Teleborsa, le implicazioni di breve periodo sottolineano l’evoluzione della fase positiva al test dell’area di resistenza a 55,71 euro. Possibile una discesa fino a 54,49. Ci si attende un rafforzamento della curva al test di nuovi target a 56,93.
Safilo
Azienda italiana leader nella produzione e distribuzione di occhiali da vista, da sole e sportivi, maschere da sci e caschi da sci e bicicletta, con sede amministrativa a Padova, è quotata a Piazza Affari dal 2005. Mercoledì scorso il titolo veniva scambiato intorno a 1,7 euro, in calo del 17,6% nell’ultimo mese ma con una decisa performance positiva (+86,7%) rispetto a un anno fa. Il cda del 12 marzo ha approvato i conti semestrali e prima della comunicazione dei dati gli analisti si erano espressi unanimemente in modo positivo. Il 10 febbraio Equita aveva confermato il «buy» e alzato il target price a 2,4 euro, mentre in precedenza (8 gennaio) Intesa Sanpaolo aveva confermato il «neutral» e alzato a 1,98 euro il prezzo obiettivo.
Salvatore Ferragamo
Casa di moda italiana attiva dal 1927, si chiama come il suo fondatore Salvatore Ferragamo. La società è leader nella creazione, produzione e [/TESTO-BASE]distribuzione mondiale di collezioni di lusso di calzature, pelletteria, abbigliamento, prodotti in seta e altri accessori per uomo e donna, tra cui occhiali, orologi e profumi realizzati su licenza. I prodotti sono distribuiti attraverso una rete di negozi diretti (che sono ben 389), negozi monomarca gestiti da terzi e negozi multimarca. Il titolo è quotato nell’indice Ftse Italia Mid Cap di Borsa Italiana.
La società è controllata dalla famiglia Ferragamo tramite la holding Ferragamo Finanziaria che detiene oltre il 54% del capitale. La proprietà della “cassaforte” è suddivisa tra i vari rami della famiglia, con figure chiave nella governance del gruppo, come Ferruccio Ferragamo (ex presidente e presidente di Ferragamo Finanziaria) e Leonardo Ferragamo, presidente esecutivo.
Il titolo valeva a metà settimana circa 6,15 euro, il 30,6% in più rispetto a sei mesi fa, mentre risulta ancora negativa (-9,85%) la performance da un anno a questa parte. Quanto alle valutazioni degli analisti, lo scorso 12 febbraio Morgan Stanley ha iniziato la copertura sul titolo con la raccomandazione «underweight» (sottopesare in portafoglio) e un target price di 5,5 euro. I precedenti giudizi risalgono al 28 e 27 gennaio, firmati rispettivamente da Ubs ed Equita Sim (confermate rispettivamente le precedenti valutazioni «neutral» e «hold» con prezzi obiettivo di 7,5 e 7,7 euro). Secondo l’analisi tecnica di Teleborsa, il primo supporto per il titolo Ferragamo staziona a 5,957 euro e il secondo a 5,808 euro, mentre la prima resistenza era collocata a 6,202 euro e la seconda a 6,447 euro.
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