Da TikTok a YouTube, il trading viene spesso venduto come una scorciatoia per sbarcare il lunario a suon di buy e sell frenetici. Sui social abbondano infatti video e stories che raccontano guadagni facili e libertà finanziaria, ma i numeri raccontano una storia molto meno seducente. Secondo diverse ricerche accademiche, soltanto una ristretta minoranza di chi si cimenta nel trading riesce a generare profitti stabili nel tempo. «Pensare di fare soldi rapidamente scrollando su YouTube è l’approccio più sbagliato che si può avere. Se non hai competenze necessarie, la sponda dei social porta a perdite quasi assicurate», taglia corto Arduino Schenato, trader professionista e formatore. «Spesso mi trovo a dissuadere dal fare questo tipo di attività a chi entra in questo mondo con il miraggio del guadagno facile. Servono competenze e comprensione degli strumenti con cui si ha a che fare, non si può improvvisare», gli fa eco Andrea Unger, quattro volte campione del mondo di trading, che aggiunge: «Ci vuole una buona base di educazione finanziaria per capire quale piattaforma utilizzare e quale piano di lavoro fa al caso delle proprie esigenze e soprattutto essere consapevoli delle difficoltà a cui si andrà incontro, non si può improvvisare». Oltreoceano gli investitori retail controllano circa 12mila miliardi di dollari trilioni di asset azionari attraverso conti autogestiti, ossia il 10% dell’intero valore di Wall Street, con volumi in crescita di pari passo con l’euforia verso tutto ciò che è accostabile al business dell’IA. La propensione a rischiare per cercare guadagni facili è in aumento soprattutto tra i giovani con piattaforme come Robinhood che puntano sulla gamification degli investimenti. Il rischio sale di livello quando si parla di day trading e utilizzo di conti a margine, ossia conti trading che amplificano il rischio consentendo di utilizzare una parte del capitale come garanzia per prendere in prestito denaro dal broker per acquistare titoli. Non è possibile sapere quanti clienti utilizzino conti a margine, ma a inizio 2026 Robinhood presentava un margin book, ossia l’ammontare totale dei finanziamenti erogati per acquistare titoli, di ben 18,4 miliardi di dollari, più che raddoppiato rispetto a un anno prima; questo significa sempre più retail investono a leva e una sponda a questa tendenza potrebbe arrivare dalla decisione della Sec, la Consob a stelle e strisce, di abolire la “Pattern Day Trader Rule”, norma introdotta nel 2001 dopo lo scoppio della bolla dot.com e che imponeva un investimento minimo di 25mila dollari a chi effettuava almeno quattro operazioni di day trading in conti a margine. I broker come Robinhood e Webull esultano ritenendolo un passo avanti verso la democratizzazione dei mercati finanziari; i critici, al contrario, temono che si tratti di un autogol che porterà maggiore mania di trading speculativo tra i giovani. La stessa Sec ricorda che il day trading è un’attività estremamente rischiosa, che richiede competenze elevate, un monitoraggio continuo dei mercati e la disponibilità a subire perdite anche molto consistenti.
In Europa, a seguito di quanto imposto nel 2018 dall’Esma, i broker che propongono Cfd (Contratti per Differenza) sono obbligati a indicare la percentuale dei propri clienti che perdono soldi e avvertire che si tratta di prodotti complessi “ad alto rischio di perdita rapida di denaro a causa della leva finanziaria”. Tra le piattaforme principali che propongono Cfd spiccano broker puri quali eToro, Xtb, IG, Plus500, AvaTrade, ActivTrades, ma anche la neobanca Revolut propone questi strumenti in 29 paesi. La percentuale di investitori retail che perde soldi investendo con prodotti a leva arriva a superare l’80% e in nessun caso sta sotto il 50%. I broker che propongono futures non sono invece obbligati a indicare le perdite dei clienti, ma anche in questi casi i clienti che riportano perdite sono la stragrande maggioranza, con picchi al 90% in quanto la gestione rischio risulta anche più difficile.
La ricerca di facili guadagni è dettata spesso dalla poca consapevolezza di cosa significhi fare trading. «Non ci si improvvisa trader – rimarca Schenato – è un lavoro così come fare l’avvocato e servono anche qui anni di praticantato prima di capire appieno il funzionamento e farla diventare un’attività redditizia». «Devi conoscere gli asset finanziari come le tue tasche, il trading deve diventare un qualcosa di noioso e ripetitivo, non un approccio adrenalinico come lo vedono i giovani. Competenza, esperienza, sudore. Io ai miei corsisti non li faccio tradare per 8-12 mesi neanche nei conti demo perché quando si apprende una professione non bisogna essere distratti dalla ricerca del guadagno».
Il trading è un’attività molto rischiosa, che deve essere svolta con disciplina per evitare di essere travolti dall’impulsività. «Considerando che i mercati azionari sul lungo termine sono spesso generosi, perdere le possibilità di guadagno tramite investimenti per rincorrere l’illusione del guadagno veloce (quasi da gioco d’azzardo) non è una grande idea», asserisce Piermattia Menon, senior financial analyst di Consultique Scf.
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