Sale l’allarme sullo Stretto di Hormuz, dal quale passa il 20% del petrolio mondiale, chiuso per la guerra in Iran. “Ci ritroviamo nella stessa condizione vissuta all’inizio della crisi mediorientale. L’escalation tra Stati Uniti e Iran e le tensioni che coinvolgono anche gli Emirati sta compromettendo la sicurezza dell’intera area”, spiega Valentina Mellano, ceo di Nord Ovest S.p.A., realtà di eccellenza nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali.
“Quando uno degli hub aeroportuali più importanti al mondo come Dubai viene chiuso per ragioni di sicurezza, significa che il sistema logistico regionale è entrato in una fase di instabilità profonda. In questo contesto è prevedibile che, come già accaduto nei mesi scorsi, i carrier sospendano progressivamente i transiti più esposti, come il Canale di Suez, lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso, con un impatto immediato sulle scelte di rotta. Stiamo ricevendo decine di circolari con stop ai booking per le aree colpite (lato est dell’Arabia, Emirati, Kuwait, Qatar), ma la situazione è tutt’altro che chiara”, spiega il ceo.
Negli ultimi mesi si stava assistendo a una normalizzazione e una ripresa dei transiti, soprattutto energetici, da Suez, ma gli scontri nel Golfo hanno spinto a tornare sulla rotta che passa da Capo di Buona Speranza, più lunga e più costosa. Segnale che la percezione del rischio è tornata su livelli incompatibili con una navigazione ordinaria.
“Il traffico nello Stretto di Hormuz, pur non formalmente bloccato, è di fatto bloccato perché non ci sono i presupposti di sicurezza per la navigazione”, spiega Valentina Mellano, “Gli attacchi alle petroliere e la sospensione di numerosi servizi stanno generando un effetto paralisi su uno snodo da cui transita una quota cruciale dell’energia mondiale. Parliamo di un passaggio strategico per oltre 10 milioni di barili al giorno di petrolio e per circa un quinto dell’export globale di GNL, in particolare dal Qatar, che non dispone di rotte alternative strutturali.
Dal punto di vista dei flussi commerciali l’impatto è immediato: allungamento dei tempi di transito, aumento dei costi di nolo e delle coperture assicurative, congestione nei porti di trasbordo e riprogrammazione delle catene di approvvigionamento. Per l’export italiano ed europeo l’effetto è duplice: da un lato tempi di consegna più lunghi verso Asia e Medio Oriente, dall’altro il rischio di tensioni sui costi energetici e sulle materie prime, con ripercussioni a catena sulla pianificazione industriale.
Se la situazione non rientrerà rapidamente, il rischio è un nuovo shock logistico, con effetti combinati su costi, pianificazione industriale e competitività delle imprese esportatrici. Le aziende dovranno prepararsi a gestire rotte più lunghe e meno prevedibili, in uno scenario che, ancora una volta, mette al centro la resilienza delle supply chain globali”.
Leggi anche:
Dalla Groenlandia al Golfo Persico, Cina e Stati Uniti in guerra sulle rotte
Iran, spettro Hormuz: a rischio rotte e approvvigionamenti di petrolio
© Riproduzione riservata