Michael Burry, diventato famoso per aver (a ragione) scommesso contro il mercato immobiliare Usa nel 2008 prima dello scoppio della grande crisi, ha lanciato l’allarme sulle criptovalute: a suo avviso, la crisi del Bitcoin (che rispetto a un anno fa ha perso oltre il 30%) potrebbe aggravarsi fino a trasformarsi in una “spirale della morte” auto-alimentata, infliggendo danni duraturi alle aziende che nell’ultimo anno ne hanno accumulato grandi quantità.
In un post su Substack, Burry ha sostenuto che la criptovaluta si è rivelata un asset puramente speculativo, incapace di affermarsi come copertura contro la svalutazione monetaria al contrario di oro e metalli preziosi. Ulteriori perdite, ha affermato, potrebbero mettere rapidamente sotto pressione i bilanci dei principali detentori, forzare vendite in tutto l’ecosistema crypto e innescare una distruzione di valore su larga scala.
Scenari raccapriccianti
«Scenari raccapriccianti sono ormai diventati possibili», ha scritto Burry. Se il Bitcoin dovesse scendere di un ulteriore 10%, Strategy Inc., la più grande tesoreria aziendale di criptovalute al mondo, si ritroverebbe con perdite per miliardi e «si vedrebbe di fatto precluso l’accesso ai mercati dei capitali». Ulteriori ribassi, ha aggiunto, spingerebbero i miner di Bitcoin verso la bancarotta.
La Borsa
Secondo Burry, l’adozione del Bitcoin da parte delle tesorerie aziendali e i nuovi fondi negoziati in Borsa (Etf) spot legati alle criptovalute non sono sufficienti a sostenere il prezzo all’infinito né a prevenire conseguenze devastanti in caso di un forte crollo.
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