La revisione periodica di Moody’s sull’Italia conferma un quadro complessivamente solido per l’economia nazionale e per la gestione della finanza pubblica. L’agenzia internazionale mantiene il giudizio Baa2 con outlook stabile, sottolineando come il Paese possa contare su una struttura economica ampia e diversificata, su una forte base di investitori domestici e su politiche economiche ancorate al quadro europeo.
Nel documento si evidenzia che l’Italia dispone di “una grande economia diversificata e ad alto reddito, una forte base di investitori domestici e politiche ancorate all’Unione europea e all’area euro”, elementi che continuano a sostenere la fiducia dei mercati e la stabilità del debito sovrano. La revisione non rappresenta un’azione di rating ma una verifica periodica, e il mantenimento dell’outlook stabile indica una sostanziale continuità nella valutazione del Paese.
Deficit in calo
Moody’s riconosce che gli sviluppi macroeconomici e fiscali sono stati coerenti con le attese, segnalando un miglioramento del deficit e dell’avanzo primario. Il disavanzo è sceso al 3,1% del Pil mentre l’avanzo primario è cresciuto, un dato che rafforza la credibilità del percorso di consolidamento avviato dal Tesoro.
L’agenzia sottolinea che “gli sviluppi macroeconomici e fiscali sono stati in linea con le aspettative”, evidenziando come l’aumento delle entrate sia stato favorito anche dalle riforme sulla compliance fiscale e dalla tenuta del mercato del lavoro. Allo stesso tempo, parte della crescita della spesa è legata a misure temporanee come i residui del superbonus, che continuano a pesare sui conti ma che rappresentano una coda di politiche espansive degli anni passati.
Il contesto internazionale
L’agenzia ha comunque rivisto leggermente al ribasso la crescita prevista per il 2026, portandola allo 0,7% dallo 0,8%. Una correzione contenuta che Moody’s collega soprattutto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e agli effetti sui prezzi energetici e sulla domanda globale.
Nel documento si parla di un conflitto “relativamente limitato nel tempo”, ma si riconosce che la guerra nell’area del Golfo può incidere sulle prospettive economiche europee e italiane. Si tratta quindi di un fattore esogeno, legato al quadro internazionale e non a debolezze strutturali della gestione economica interna.
Le parole di Freni
Sul tema delle previsioni economiche è intervenuto il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che ha difeso con decisione le valutazioni del Mef rispetto alle revisioni al ribasso di alcuni osservatori internazionali. Freni ha ricordato la continuità del lavoro svolto negli ultimi anni, spiegando che “siedo sulla stessa sedia da circa 5 anni e ogni anno mi trovo, in vari momenti dell’anno, a dover parlare di chi taglia le stime e di chi non le taglia. Vi dico che le uniche stime attendibili sono le nostre, non abbiamo mai sbagliato una stima”.
Il sottosegretario ha invitato ad attendere i dati ufficiali prima di trarre conclusioni, sottolineando che “aspettiamo i dati definitivi Istat e poi ne parliamo, ma sono abbastanza convinto che non sia necessario fare tagli delle stime così alti così come alcuni pensano e come alcuni sperano”. Un messaggio chiaro che punta a rafforzare la credibilità delle previsioni del governo e a ridimensionare l’allarmismo di alcune analisi esterne.
L’eredità del passato
Resta sullo sfondo il tema del debito pubblico, salito al 137,1% del Pil, che Moody’s continua a indicare come principale elemento di vulnerabilità. Si tratta però di un’eredità accumulata negli anni delle politiche espansive e degli interventi straordinari, in particolare durante la stagione del superbonus e delle misure emergenziali, che hanno lasciato un segno profondo sui conti dello Stato.
Il percorso di rientro è inevitabilmente graduale e richiede equilibrio tra rigore e crescita, perché una correzione troppo brusca rischierebbe di frenare l’economia e rendere ancora più complesso il ritorno su una traiettoria sostenibile. In questo contesto, la conferma del giudizio stabile da parte di Moody’s rappresenta un segnale di fiducia nella capacità dell’Italia di mantenere la rotta e consolidare progressivamente i propri fondamentali economici.
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