Tiepida reazione degli investitori ai numeri record di Nvidia. Il colosso dei chip IA ha dato in pasto al mercato numeri trimestrali superiori alle attese, così come la guidance per il trimestre in corso.
In avvio di seduta il titolo Nvidia si muove però in calo (-3,4% a 188,9 dollari). Nessuna euforia, anzi.
I numeri record
Nel trimestre chiuso il 25 gennaio 2026, il gigante di Santa Clara ha registrato ricavi per 68,1 miliardi di dollari, in crescita del 73% su base annua e del 20% rispetto al trimestre precedente, superando le aspettative che erano ferme a 65,2 miliardi. La domanda legata all’AI resta molto robusta dome testimoniano i ricavi legati ai data center che hanno raggiunto i 62,3 miliardi di dollari, in aumento del 22% rispetto al terzo trimestre e del 75% rispetto all’anno precedente.
Per il trimestre in corso Nvidia prevede ricavi in area 78 miliardi, sopra le stime di di consensus (72,8 miliardi) anche se tra gli analisti c’era chi indicava cifre vicine agli 80 miliardi.
I dubbi del mercato
Perché il mercato resta freddo? di Gabriel Debach, market analyst di eToro, ha provato a dare alcune chiavi di lettura indicando cinque possibili chiavi di lettura dietro questa fredda accoglienza a numeri record.
“Il primo nodo è psicologico ma anche aritmetico – spiega l’esperto – Le aspettative sono diventate estreme. Il “beat-and-raise” non è più la sorpresa, è il minimo sindacale. In un titolo così grande, così posseduto, così centrale, la trimestrale non è più un evento. È un controllo qualità”.
Il secondo nodo è la sostenibilità della domanda hyperscaler. Dalla conference call è emerso che circa metà del business Data Center è legato ai top 5 cloud provider. Microsoft, Amazon, Google e Meta parlano di investimenti sull’AI per il 2026 nell’ordine dei 650 miliardi di dollari, con stime che portano il capex complessivo dei principali player verso area 700 miliardi. Nvidia è il motore di questa onda. Ma è anche esposta al momento in cui l’onda smette di crescere e inizia a stabilizzarsi. Basta che uno o due nomi inizino a parlare di disciplina, e l’effetto leva sul multiplo è immediato. “Se gli hyperscaler vengono puniti per la paura di spendere troppo, Nvidia rischia di essere punita per la paura che smettano di spendere così tanto”, spiega Deback.
Il terzo nodo è la concentrazione. Nel 2026 un solo cliente diretto rappresenta il 22% dei ricavi e un altro il 14%. Anche sul lato indiretto ci sono clienti che valgono singolarmente oltre il 10%. E una parte significativa dei ricavi arriva indirettamente da un’unica AI research company che compra capacità cloud dai partner. L’ecosistema è potente, spiega Debach, ma non è così diversificato come la narrativa sull’AI globale farebbe pensare. E il mercato, quando sente la parola “concentrazione”, sente anche un’altra parola, “fragilità”.
C’è poi la Cina. Nella guidance non è previsto alcun contributo dal Data Center cinese. Le restrizioni all’export restano un fattore strutturale, mentre competitor locali stanno progredendo. Per un’azienda che domina l’80-90% del mercato GPU AI in Occidente, il rischio non è tanto la perdita immediata di quota, quanto la nascita di ecosistemi alternativi in mercati non allineati.
Infine c’è la gestione del capitale, che in questa fase diventa un messaggio implicito quanto una riga di guidance. Nvidia ha generato circa 97 miliardi di free cash flow nell’anno e ne ha restituiti 41,1 miliardi agli azionisti, il 43% del FCF, tra buyback e dividendi. Ha ancora 58,5 miliardi disponibili per il riacquisto. A fine anno ha 62,6 miliardi tra cassa e titoli. E contemporaneamente investe in R&D, vicino ai 20 miliardi, e in partecipazioni strategiche nell’ecosistema AI. È forza finanziaria, certo. Ma è anche una domanda che si insinua nei portafogli più pazienti: quanto della storia futura è crescita organica, e quanto è costruzione di ecosistema, anticipazione, presidio difensivo?
“Con numeri così straordinari, lo spazio per sorprese positive aggiuntive è più stretto dello spazio per delusioni relative, anche piccole”, asserisce l’esperto di eToro secondo il quale ogni trimestrale, da qui in avanti, diventa un referendum non sui ricavi appena stampati, ma su variabili chiave.
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