Oro inarrestabile. Il metallo giallo questa mattina ha aggiornato nuovamente i suoi massimi storici, balzando a 5.110 dollari l’oncia, in rialzo di oltre il 2%, e superando l’importante soglia psicologica dei 5.000 dollari. Brillano anche gli altri preziosi. L’argento è arrivato a quota 109 dollari, con un salto di oltre il 7%, rompendo anche in questo caso una soglia cruciale, quella dei 100 dollari. Seguono anche il platino, che avanza del 6% a 2.902 dollari e il palladio con un +7% a 2.164 dollari. Un trend che era largamente atteso, considerando l’intensificarsi delle tensioni internazionali.
Cosa sta succedendo all’oro & Co
La corsa dell’oro, considerato bene rifugio per eccellenza, è sostenuta dal clima sempre più teso. Le turbolenze geopolitiche e l‘incertezza economica continuano a pesare sugli investitori, con nessun progresso nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina, crescenti speculazioni su un attacco su larga scala degli Stati Uniti all’Iran e nuove minacce tariffarie da parte dell’amministrazione americana, questa volta rivolte al Canada, a seguito dei colloqui commerciali di Ottawa con Pechino. Allo stesso tempo, il cosiddetto “sell America” ha guadagnato terreno, poiché gli investitori globali sono sempre più preoccupati per la governance e le politiche erratiche degli Stati Uniti, una dinamica che sta esercitando ulteriore pressione sul dollaro. Il biglietto verde è infatti sceso al minimo degli ultimi quattro mesi rispetto a un paniere delle principali valute. “L’oro sta diventando il punto di convergenza di timori diversi – geopolitici, monetari, istituzionali – fino a essere percepito come soluzione universale. – illustra Diego Franzin, head of portfolio strategies di Plenisfer Investments SGR – Non perché lo sia davvero, ma perché il sistema fatica a offrire un’alternativa altrettanto solida”.
Nuova possibile spinta verso la fine della settimana
In questo contesto, anche le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve almeno due volte quest’anno potrebbero contribuire alla debolezza del biglietto verde, spostando l’attenzione degli operatori sulla riunione della banca centrale americana e sulla decisione sui tassi prevista proprio per la fine di questa settimana. “Sebbene si preveda che i tassi di interesse rimarranno invariati, la dichiarazione politica e la conferenza stampa di Jerome Powell (il governatore della Fed, ndr) saranno attentamente esaminate dagli investitori alla ricerca di ulteriori indicazioni sul futuro andamento dei tassi di interesse”, avverte Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades.
Che fare sul portafoglio
La performance dell’oro riflette l’intersezione tra rischio geopolitico, incertezza inflattiva e dubbi sulla credibilità istituzionale, rafforzandone il ruolo di copertura strategica del portafoglio. “Il superamento dei precedenti massimi storici rafforza le motivazioni alla base della nostra visione favorevole di lungo periodo sull’oro come diversificatore strategico di portafoglio nel 2026”, afferma Matt Bance, solutions strategist e portfolio manager di T. Rowe Price, alla luce del nuovo record del metallo giallo. Secondo l’esperto, queste recenti dinamiche sul prezzo non rappresentano un segnale per inseguire la performance, ma la conferma che le condizioni nella quali l’oro ha storicamente generato valore, e cioè incertezza sulle politiche, tensioni istituzionali e rischio geopolitico, restano pienamente in vigore. E probabilmente lo resteranno per un po’.
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