Scatto delle Borse europee nella prima seduta del mese di aprile sulla scia della possibile de-escalation in Medio Oriente con il presidente statunitense Donald Trump che ha parlato di fine delle ostilità entro 2-3 settimane.
In Europa è Piazza Affari a guidare i rialzi grazie al rally prepotente delle banche. Il Ftse Mib segna un progresso del 2,6% a 45.466 punti dopo esser arrivato a guadagnare circa il 3%; a Francoforte l’indice Dax sale del 2%, a Madrid l’Ibex sale del 2,5% e a Parigi il Cac40 dell’1,5%.
Tra i singoli titoli spicca il balzo di Unicredit (+5,7%), seguita dagli altri player bancari (+4% Intesa Sanpaolo, +3,4% Bper, +3,3% Banco Bpm). Molto bene anche Buzzi con oltre +5% così come Prysmian. In calo Eni (-2,7%) su cui pesa il dietrofront dei prezzi del petrolio.
In spolvero anche i titoli di Stato con il rendimento del Btp decennale sceso in area 3,75% e lo spread Btp-Bund in veloce restringimento in area 80 punti base.
Trump innesca i buy in Borsa
Ieri sera Donald Trump ha detto che la fine delle ostilità arriverà “entro due settimane, forse tre”, specificando che anche senza un accordo con Teheran si potrebbe comunque decidere di porre fine della guerra.
“Abbiamo avuto un cambio di regime. Il cambio di regime non era uno dei miei obiettivi. Avevo un solo obiettivo: che non avessero armi nucleari, e quell’obiettivo è stato raggiunto. Non avranno armi nucleari”, sono state le parole di Trump che stasera farà un discorso alla nazione con focus proprio sull’Iran.
Ieri sera la Borsa di New York ha segnato un prepotente rally con l’S&P 500 salito del 2,9% e il Nasdaq del 3,8%.
“I mercati vogliono crederci e quindi sentire buone notizie sulla guerra in Iran”, asserisce oggi Paul Donovan, capo economista di Ubs Wealth Management. Il discorso di stasera di Trump “potrebbe essere utile o meno, a seconda che Trump si attenga al copione – prosegue l’economista – Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi dal Golfo senza un accordo con l’Iran: ciò accorcia la durata prevista della guerra, poiché richiedere un accordo implicherebbe prima negoziati diretti, che al momento non sembrano essere in corso”.
I mercati sono rassicurati anche dalle dichiarazioni iraniane che lasciano intendere la volontà di porre fine alla guerra. L’Iran chiede riparazioni di guerra, che difficilmente gli Stati Uniti saranno disposti a pagare.
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