Grandi tendenze, megatrend, cambiamenti secolari. Vedete voi come chiamarli. L’importante è capire le trasformazioni di lungo periodo – demografiche, tecnologiche, ambientali, geopolitiche – che stanno modificando in modo permanente la domanda di beni e servizi. Perché investire seguendo queste forze economiche significa posizionare il capitale dove la crescita è strutturale. A differenza dei cicli economici, che durano in media pochi anni, queste tendenze si sviluppano nell’arco di decenni. «Le aziende esposte a questi macrotrend spesso operano in mercati dove la torta cresce anche se l’economia rallenta. Questo non elimina la volatilità, ma riduce il rischio di obsolescenza del modello di business», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. È il motivo per cui settori come elettrificazione, tecnologia, difesa o healthcare continuano ad attrarre capitali anche in fasi di incertezza: rispondono a bisogni che non possono essere rimandati e che guardano al futuro.
I grandi filoni
I principali megatrend oggi al centro dell’attenzione si possono raggruppare in poche grandi aree per includere al loro interno diversi filoni, oppure scorporarli andando più nel dettaglio. Ad esempio Amundi, che di recente ha lanciato in partnership con eToro un portafoglio di investimento che ricerca opportunità proprio nei megatrend trasformativi, ne ha fatti emergere tre: ambiente e risorse, e quindi al suo interno energie alternative, acqua, inquinamento e riciclo, filiera alimentare, risorse naturali; cambiamento sociale e demografico tra cui sanità e infrastrutture; tecnologia e in particolare robotica, intelligenza artificiale e tecnologia dei materiali. Ovviamente la lista potrebbe essere più lunga, includendo temi più specifici come agritech, uranio o cyber security.
Per essere secolari, l’importante è che rispondano a esigenze ampie. La transizione energetica è un caso emblematico: non è secolare per motivi ideologici, ma per vincoli industriali concreti – costi, sicurezza degli approvvigionamenti, crescita della domanda globale di energia. Non per niente l’Iea proietta che la quota delle rinnovabili nella generazione elettrica globale salga dal 32% nel 2024 al 43% entro il 2030. Anche se gli obiettivi politici possono slittare (come negli Stati Uniti), la direzione non cambia.
È anche vero che alcune sotto-tematiche possono emergere con più forza, come dimostra uno studio di Ark Invest Europe in cui difesa, robotica e spazio stanno attirando il maggior interesse in questo momento.
Perché sì perché no
«Investire nei megatrend significa puntare su temi di crescita strutturale, diversificando tra settori, aree geografiche e stili, per ridurre rischi specifici e ottimizzare il profilo rischio/rendimento», sottolinea Gloria Grigolon, investment specialist di Pictet Asset Management. Si allinea il capitale a trasformazioni che durano anni, spesso decenni. C’è quindi una condizione imprescindibile: serve tempo.
Ci sono poi dei rischi da non sottovalutare. Il primo è confondere il trend con l’investimento. Anche se una direzione è corretta non significa che tutte le aziende esposte a quel tema genereranno valore per gli azionisti. C’è poi il rischio della valutazione, ossia di pagare troppo. I megatrend sono noti e spesso già prezzati. Se il mercato anticipa dieci anni di crescita in pochi trimestri, il rischio è che i rendimenti futuri siano deludenti nonostante la tesi industriale corretta. Un errore da non commettere è pensare che “lungo termine” significhi immunità dalle perdite. C’è infatti il bias dell’inevitabilità lineare, ovvero “è secolare, quindi salirà sempre”. Falso. I trend procedono per accelerazioni e pause, tra colli di bottiglia fisici, regolatori o geopolitici. Anche una storia strutturalmente solida può attraversare fasi di ribasso profondo. Il finale quindi non è necessariamente quello del “vissero felici e contenti”.
Nella pratica
Costruire un portafoglio basato sui trend secolari non significa trasformarlo in una scommessa futuristica. Il primo principio resta la diversificazione. Secondo Debach, uno schema efficace è il modello core-satellite, dove il core (il nucleo) permetta una esposizione ampia e diversificata al mercato globale, mentre il satellite si dedichi a temi strutturali ad alto potenziale di crescita. In pratica, tra il 20% e il 30% può essere allocata su uno o più megatrend, in base a profilo di rischio e orizzonte temporale. Per Grigolon, invece, l’investimento tematico non è più solo una componente satellite, ma un vero strumento di diversificazione in un mercato azionario sempre più concentrato su pochi grandi titoli. In quest’ottica, strumenti come i piani di accumulo (Pac) possono aiutare a costruire gradualmente l’esposizione.
In generale, però, occhio alla variabile costi di gestione che su un orizzonte di lungo e lunghissimo periodo (come sono i megatrend) potrebbe incidere sul rendimento finale. Attenzione anche alla possibile concentrazione implicita di un fondo o Etf su pochi nomi, spesso già molto prezzati.
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