L’entusiasmo degli investitori per il settore spaziale è salito alle stelle la scorsa primavera, quando SpaceX ha debuttato a Wall Street con la più grande Ipo (Offerta pubblica iniziale) della storia. Tuttavia, secondo gli esperti, questo mercato è destinato a generare opportunità concrete a lungo termine. Il drastico calo dei costi di lancio e la crescente domanda di servizi di comunicazione, navigazione e dati satellitari stanno democratizzando l’accesso allo spazio, sbloccando scenari che fino a pochi anni fa sembravano irrealizzabili. Alcune applicazioni si concretizzeranno rapidamente, mentre altre richiederanno più tempo, ma non si tratta più di fantascienza.
«Come le ferrovie nel XIX secolo, internet negli anni ‘90 e l’intelligenza artificiale negli anni 2020, l’infrastruttura spaziale potrebbe definire gli anni 2030, ponendo una base cruciale per la prossima fase dell’economia globale. – sostengono da Global X – L’economia del settore sta infatti cambiando: un tempo arena di confronto di missioni guidate dai governi, lo spazio è oggi uno strato infrastrutturale per le comunicazioni moderne, l’intelligence geospaziale, i sistemi di difesa e le emergenti applicazioni di calcolo». In totale, il settore spaziale rappresenta un’economia da 630 miliardi di dollari e, secondo il Forum economico mondiale, dovrebbe raggiungere la cifra di 1,8 trilioni di dollari entro il 2035. Di fronte a questo scenario, anche l’industria del risparmio gestito si sta attrezzando, introducendo nuovi prodotti dedicati.
Un universo di possibilità
Lo spazio non è un mercato unico, ma una costellazione di settori esistenti e potenziali. Si va dalla produzione e dal lancio dei razzi alle infrastrutture di terra e allo sviluppo dei satelliti. Questo livello di infrastrutture funge da porta d’accesso ad altri business, quali le comunicazioni satellitari, l’osservazione della Terra, la logistica, la navigazione e i sistemi di difesa. Ulteriori riduzioni dei costi nel settore del lancio rendono fattibili altre attività, tra cui l’installazione di data center basati sull’intelligenza artificiale nello spazio, che potrebbe avvenire nei prossimi cinque-dieci anni. In una prospettiva più a lungo termine, le aziende stanno inoltre esplorando il potenziale della produzione in assenza di gravità, dei viaggi spaziali e dell’estrazione mineraria.
I motivi per andare in orbita
In questo vasto mercato, i motivi per esplorarlo non mancano, secondo gli esperti. Innanzitutto, i costi di lancio stanno crollando. Un tempo rari e costosi, i lanci spaziali sono ormai all’ordine del giorno. SpaceX, che ad agosto ha lanciato la sua centesima missione del 2026, domina il settore dei lanci, grazie alla riutilizzabilità parziale dei razzi, rappresentando il 90% del carico totale portato in orbita, rispetto a circa il 5% di dieci anni fa. «Ciò ha dato il via a opportunità commerciali che in precedenza erano economicamente irrealizzabili e ha portato alla nascita di decine di nuove aziende», precisa Michael Beckwith, equity portfolio manager di Capital Group. Oggi l’attività non è più appannaggio dei programmi governativi tant’è che quella privata rappresenta circa il 70% dei lanci orbitali globali, rispetto ad appena il 25% di un decennio fa. Intanto, le prospettive di sviluppo si allargano, a cominciare dai satelliti che ormai ricoprono oltre il 50% del mercato spaziale. E qui le applicazioni sono diverse: dalla connettività all’agricoltura di precisione fino all’intelligenza artificiale nello spazio. «I presupposti ci sono già affinché i data center orbitali passino dal regno della fantascienza alla realtà», avvertono da Capital Group. Anche la produzione e i viaggi nello spazio non sono più un’ipotesi irrealizzabile. «La produzione in assenza di gravità di terapie antitumorali e i voli da San Francisco a Tokyo in meno di 45 minuti possono sembrare fantasiosi, ma con l’ulteriore calo dei costi di lancio e la maggiore diffusione dei voli in orbita, diventano sempre più fattibili. (…) Ma non aspettatevi che questi sviluppi avvengano nei prossimi cinque o dieci anni. Pensiamo che sia più realistico considerarli come opportunità da cogliere tra 10 e 30 anni», aggiunge l’esperto.

L’offerta
In Italia al momento sono disponibili alcuni fondi comuni tematici sulla space economy, che mirano a investire in azioni di società globali coinvolte o che traggono beneficio dalla nuova economia spaziale. L’offerta tra gestione attiva e passiva non è numerosa, ma si sta popolando. Nelle scorse settimane ha infatti debuttato su Borsa Italiana un nuovo Etf, il Global X Space Tech, che offre un’esposizione a società posizionate per beneficiare della continua espansione dell’economia spaziale globale, incluse le aziende coinvolte nelle comunicazioni satellitari, nei sistemi di lancio, nelle infrastrutture spaziali, nel trasporto spaziale e in altre tecnologie abilitanti a sostegno della commercializzazione e dell’esplorazione dello spazio.
Per gli investitori, l’aspetto cruciale risiede nella capacità di distinguere tra l’hype mediatico e la solidità dei fondamentali industriali, oltre che adottare un orizzonte temporale di medio-lungo termine.
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