Stop alle speculazioni in Borsa. Oltreoceano prende piede il divieto di trading in Borsa per i membri del Congresso Usa: lo prevede un disegno di legge bipartisan che, secondo il Wall Street Journal, arriverà nei prossimi giorni alla Camera e che, secondo i promotori, rappresenta in tempi recenti il primo tentativo realistico di limitare una pratica che offre il fianco a forti critiche.
La proposta
Secondo la proposta, i legislatori e i loro familiari avranno un periodo di 180 giorni dall’entrata in vigore per vendere le azioni di loro proprietà, comprese quelle detenute in blind trust. I nuovi eletti avrebbero invece 90 giorni di tempo dopo il giuramento per vendere le proprie azioni, secondo la proposta. I legislatori che non si adegueranno alla proposta incorreranno in multe pari al 10% del valore dell’investimento e saranno costretti a rinunciare a qualsiasi profitto conseguito. La misura prevede diverse eccezioni, tra cui le azioni cedute a coniugi e figli a carico come parte della loro retribuzione da lavoro.
Negli ultimi mesi – ricorda il WSJ – si è intensificata la richiesta di limitare le negoziazioni azionarie da parte dei membri del Congresso e dei loro familiari. Lo stesso Presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, ha dichiarato all’inizio di quest’anno di sostenere il divieto di trading, ma non ha ancora espresso il suo sostegno a nessuna proposta in particolare.
Per il Segretario al Tesoro Scott Bessent “non si dovrebbe venire a Washington per arricchirsi. Questo fa crollare la fiducia nel sistema”. Da parte sua, il presidente Trump ha dichiarato di essere “concettualmente” aperto a ulteriori restrizioni.
Nel 2012, i legislatori hanno approvato lo Stock Act, che impone maggiori divulgazioni e vieta esplicitamente il trading basate su informazioni non pubbliche. Sul fronte opposto, c’è tuttavia chi sottolinea come l’insider trading sia già illegale.
L’insider trading è una pratica illegale tramite la quale si utilizzano informazioni riservate, quindi non conosciute pubblicamente per comprare titoli o venderli, come le azioni. In Italia è disciplinato dall’articolo 184 del Tuf, il testo unico della finanza, che prevede che sia punito “chiunque utilizzi o comunichi informazioni privilegiate”. Le sanzioni penali prevedono la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 20mila euro fino a 3 milioni di euro, cifra aumentabile fino al triplo del profitto. Negli Stati Uniti le regole sono contenute nel Securities Exchange Act del 1934 e la vigilanza è affidata alla Sec, cioè la Securities and Exchange Commission
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