Mai come in questo avvio di nuovo anno lo scenario geopolitico è stato così difficilmente interpretabile. Donald Trump dopo avere attaccato il Venezuela minaccia di fare lo stesso con la Colombia e l’Iran. La corsa ai beni rifugio, a cominciare dall’oro, è la prova più evidente della preoccupazione che domina il panorama mondiale. I mercati finanziari, com’era prevedibile, hanno risentito del clima generale. Per quanto riguarda la Borsa italiana, tuttavia, il trend è rimasto sostanzialmente rialzista. L’indice Ftse Mib, che rappresenta il listino principale di Piazza Affari, è cresciuto a inizio gennaio rispetto ai valori di fine 2025, poi si è stabilizzato intorno ai 45-46 mila punti. Rispetto a un anno fa, la performance è positiva, intorno al 25%.
Il futuro però potrebbe riservare sorprese. Le preoccupazioni per l’inflazione e, soprattutto, per le tensioni internazionali, sono alla base dell’incertezza che regna sui mercati finanziari.
I titoli del settore viaggi e turismo sono quelli maggiormente bersagliati dalle vendite, insieme con quelli legati della ristorazione, ma anche il comparto del lusso continua a mostrare una debolezza relativa anche sulla scia delle prospettive prudenti annunciate dal colosso francese Lvmh, sono in qualche modo coinvolti. A Piazza Affari i titoli interessati sono numerosi. Analizziamo nel dettaglio alcuni di essi.
Brunello Cucinelli
La società, fondata nel 1978 e operante nel settore della moda, è attiva nei prodotti di alta gamma, in particolare realizzati in cashmere, e dà lavoro a 4.500 dipendenti. Prende il nome dal suo fondatore e può contare su una rete estesa di boutique di proprietà, diffusa in tutto il mondo. Il titolo è quotato alla Borsa di Milano dal 2012 e fa parte del paniere di riferimento dell’indice Ftse Mib. Mercoledì 28 ha chiuso a 80,12 euro, in calo dello 0,72%. In attesa della presentazione dei conti 2025 agli analisti, in calendario il prossimo 12 marzo, le valutazioni delle case di affari non sono per il momento omogenee. Martedì 27 gennaio Morgan Stanley ha avviato la copertura sul titolo, giudicandolo overweight (sovrappesare in portafoglio) e fissando il target price a 95 euro. Jefferies, invece, il giorno precedente aveva confermato la valutazione hold e tagliato il prezzo obiettivo a 93 euro, mentre Bank of America il 16 gennaio aveva tagliato sia il giudizio (sceso a neutral) sia il target (a 100 euro). In precedenza (13 gennaio) Ubs, subito dopo la presentazione dei dati preliminari di bilancio, aveva confermato il giudizio buy (da comprare), indicando un obiettivo di prezzo di 123 euro.
Moncler
Il titolo viene scambiato intorno ai 48-49 euro, in calo del 20% circa rispetto a un anno fa. Il prossimo 19 febbraio il cda è chiamato ad approvare il bilancio 2025 (si tratta di una delle prime società a farlo tra le quotate). L’azienda, specializzata in abbigliamento invernale di alta gamma (in particolare i celebri piumini divenuti un simbolo), è stata fondata nel 1952 da René Ramillon e oggi produce e distribuisce le proprie collezioni sia attraverso negozi monomarca, sia online utilizzando il proprio sito. Il marchio è presente anche nei principali negozi di abbigliamento di lusso. Il titolo Moncler è quotato alla Borsa di Milano dal dicembre del 2013 e fa parte del Ftse Mib, l’indice principale di Piazza Affari. Tutti positivi i più recenti giudizi degli analisti. Jefferies lo scorso 26 gennaio ha confermato la valutazione hold (mantenere in portafoglio), alzando il target price a 51,7 euro, mentre il 21 gennaio Equita Sim ha confermato il buy e alzato il prezzo obiettivo a 65 euro. Mediobanca si è pronunciata il 20 gennaio, mantenendo il giudizio neutral e alzando il target di prezzo a 54 euro.
I Grandi Viaggi
Società leader nel settore turistico e alberghiero, capitalizza circa 40 milioni di euro e opera su tre divisioni commerciali: Villages of Property, Marketed Villages e Tour Operator. Fondata nel 1931, è quotata all’indice Ftse Italia Small Cap della Borsa Italiana dove è presente dal 1998. Il titolo valeva a metà settimana intorno ai 2,5 euro, con una performance rispetto a un anno fa del 137%. In vista dell’assemblea di bilancio, in calendario il prossimo 27 febbraio, gli analisti non si pronunciano. Il più recente giudizio disponibile risale infatti al 21 ottobre dello scorso anno, quando Banca Akros aveva confermato la valutazione neutral e tagliato il prezzo obiettivo a 2,3 euro.
Marr
La società, che capitalizza oltre 700 milioni di euro, è specializzata nella distribuzione di prodotti alimentari di uso non-domestico. Fornisce infatti principalmente ristoranti, alberghi, pizzerie, ristoranti, villaggi e mense. In occasione della conference call di inizio agosto per la presentazione dei dati del primo semestre, il management aveva parlato di «indicazioni positive» per quanto riguarda la stagione turistica estiva, grazie soprattutto alle aspettative sul turismo straniero. Il titolo valeva lo scorso 28 gennaio intorno ai 9 euro, in calo di circa il 9% rispetto a un anno fa. Quanto ai giudizi degli analisti, i più recenti risalgono al novembre 2025. In particolare il 18 novembre si erano pronunciati Mediobanca e Intesa Sanpaolo. La prima aveva confermato il buy, la seconda aveva mantenuto il neutral, con obiettivi di prezzo rispettivamente a 14,4 e 10,8 euro. Il giorno precedente Equita Sim aveva ridotto la valutazione a hold (mantenere in portafoglio) e tagliato a 10,4 euro il prezzo obiettivo.
Salvatore Ferragamo
Leader nel settore della moda, la società è attiva nella creazione, produzione e vendita di calzature, pelletteria, abbigliamento, prodotti in seta e altri accessori, cui si sono aggiunti anche i profumi. La gamma comprende inoltre occhiali e orologi, realizzati su licenza da operatori terzi. La brusca frenata del titolo (a Piazza Affari dal 2011) avvenuta mercoledì 28 gennaio (a metà seduta il prezzo era di 6,23 euro, in calo del 13,9% rispetto a un anno fa) ha riportato in rosso la performance relativa agli ultimi 12 mesi, mentre è rimasta positiva quella dell’ultimo semestre. La società si presenterà agli analisti il prossimo 11 marzo. Nell’attesa valgono le valutazioni più recenti, a partire da quella di martedì 27 gennaio, con Equita Sim che ha confermato la raccomandazione hold (mantenere in portafoglio) e alzato il target price a 7,7 euro. Una settimana prima Intesa Sanpaolo aveva anch’essa confermato la precedente valutazione (underperform, farà peggio del mercato), così come aveva fatto il 20 gennaio Mediobanca (neutral) accompagnata però da un ritocco all’insù ( a 7,75 euro) del prezzo obiettivo. In precedenza (8 gennaio) si era espressa Banca Akros, con il ribasso sia del giudizio (sell, vendere) sia del prezzo obiettivo, sceso a 5,7 euro.
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