C’è chi rincorre rendimenti da capogiro, chi controlla ossessivamente i mercati e chi, invece, evita persino di aprire l’app della banca per non affrontare l’ansia. E allora proprio mentre il mondo celebra la Giornata Internazionale della Felicità, la domanda diventa inevitabile: si può davvero costruire un portafoglio “felice”, capace di funzionare senza stress?
Secondo l’analisi di Marco Casario, divulgatore finanziario e autore de I quattro pilastri dell’indipendenza finanziaria, la risposta è sì. Ma a una condizione: smettere di cercare il modello perfetto valido per tutti. “Il miglior investimento non è quello che sulla carta promette il rendimento più alto, ma quello che ti permette di dormire la notte. – precisa Casario – Quello a cui riesci a rimanere fedele quando i mercati crollano del 30% e tutti intorno a te parlano di catastrofe. Perché il vero nemico dei tuoi risparmi non è la volatilità, ma il panico che ti spinge a vendere nel momento peggiore”.
Non esiste quindi il portafoglio ideale in assoluto. Esiste quello giusto per ciascuno. In altre parole, bisogna smettere di inseguire modelli preconfezionati e iniziare a costruire un equilibrio tra denaro, emozioni e relazioni, ruotando attorno ai quattro pilastri fondamentali della finanza personale: entrate, controllo, risparmio e investimenti.
Ognuno ha una storia finanziaria diversa, una tolleranza al rischio diversa, obiettivi diversi. Chi ha trent’anni e un reddito stabile può permettersi di guardare le azioni con più serenità rispetto a chi è prossimo alla pensione. Chi ha figli piccoli ragiona in modo diverso da chi vive da solo. E queste cose cambiano nel corso del tempo: la vita cambia, il rapporto con il rischio cambia, i bisogni cambiano. Il portafoglio che rendeva felice cinque anni fa potrebbe essere quello che oggi toglie il sonno. “Ecco perché la vera felicità finanziaria non sta nel trovare la formula magica, ma nel costruire una struttura che rispetti chi sei tu, oggi, con la tua situazione specifica”, aggiunge.
I 3 principi base pe costruire un portafoglio felice
Al di là delle differenze individuali, ci sono però tre regole pratiche che valgono per tutti, secondo Casario, anche se il modo di applicarli sarà unico per ciascuno:
- Il primo è il cuscinetto psicologico: il fondo di emergenza. Prima di investire anche un solo euro, è bene separare la liquidità per gli imprevisti. L’equivalente di 6, 12 mesi delle tue spese correnti, parcheggiato su un conto deposito non vincolato o in un Etf monetario. Sapere di avere le spalle coperte è ciò che permette di non guardare con terrore ogni oscillazione di borsa. È il fondamento della propria serenità.
- Il secondo principio è la semplicità. I cosiddetti “portafogli pigri” (lazy portfolio) sono strutture progettate per attraversare tutte le stagioni economiche senza richiedere previsioni: bilanciano azioni, obbligazioni e materie prime in proporzioni studiate per resistere ai vari cicli economici: crescita, recessione, inflazione e deflazione. Dal Permanent Portfolio di Harry Browne (quattro parti uguali tra azioni, obbligazioni a lungo termine, liquidità e oro) all’All Weather di Ray Dalio (che punta sulla parità di rischio tra asset) fino al Golden Butterfly (che cerca l’equilibrio tra crescita e protezione): la logica è sempre la stessa. Nessuna scommessa sul futuro, nessun market timing, nessuna illusione di prevedere l’imprevedibile. Solo una struttura solida che lavora da sola.
- Il terzo è l’automazione. Impostare un piano di accumulo con versamenti automatici periodici significa applicare il Dollar Cost Averaging senza nemmeno pensarci: si acquistano più quote quando i mercati scendono e meno quando salgono, trasformando i crolli (che sono fonte di stress per chi guarda le quotazioni ogni giorno) in occasioni di acquisto. L’unica manutenzione richiesta è un ribilanciamento annuale: una volta l’anno, riportare le percentuali ai livelli iniziali. Un gesto meccanico che costringe a fare la cosa più difficile in finanza, comprare ciò che è sceso e vendere ciò che è salito, senza che le emozioni entrino nell’equazione.
Tornando alla domanda iniziale, un portafoglio felice non è quello che batte il mercato, ma quello che permette di non pensarci, di non controllare ossessivamente le quotazioni, di non svegliarsi la notte chiedendosi se è stata fatta la scelta giusta. È un portafoglio cucito su ciascuno in base all’età, al reddito, alla famiglia, alle paure e ai sogni. E soprattutto, è un portafoglio che accetta di cambiare insieme all’investitore. Perché “non esiste un passo giusto per tutti. – conclude Casario – Esiste il tuo”.
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