L’esordio di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve si caratterizza per toni meno accomodanti del previsto. Nulla di fatto sui tassi, come ampiamente atteso, ma il nuovo presidente della banca centrale Usa ha posto l’accento sulla necessità di prevenire effetti di secondo ordine sui prezzi, facendo capire che l’elevata inflazione sarà contrastata e un rialzo dei tassi è possibile. Il nuovo dot plot mostra che 9 dei 18 membri del board Fed prevedono un aumento dei tassi, mentre a marzo nessun membro indicava una stretta sul costo del denaro. “La Fed è andata ben oltre la semplice segnalazione di un rischio bidirezionale sui tassi di interesse, assumendo una posizione decisamente più restrittiva”, rimarcano oggi gli analisti di Ing.
Prende sempre più corpo quindi l’opzione di un rialzo entro fine anno con Wall Street che ieri ha reagito negativamente, in particolare ha sofferto il settore tech (-1,34% il Nasdaq).
Secondo Rob Kaplan, vicepresidente di Goldman Sachs ed ex presidente della Fed di Dallas, il rialzo dei tassi potrebbe già concretizzarsi dopo l’estate, nel meeting di settembre. “Se l’inflazione non dovesse rallentare da qui a settembre, credo che, considerando i rischi, sarebbe saggio intervenire, a settembre o in autunno”, ha dichiarato Kaplan in un’intervista a Bloomberg TV.
Kaplan ha inoltre osservato che le mosse della Fed raramente si verificano come azioni isolate, e che più spesso i cambiamenti dei tassi arrivano in una serie di due o tre. Pertanto quello di settembre potrebbe essere il primo di 2-3 rialzi.
Ad oggi il mercato degli swap prevedono prezza un aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto entro ottobre, rispetto alle aspettative di marzo 2027 precedenti alla riunione della Fed.
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