Non aderiscono al contratto di lavoro sottoscritto con l’azienda, in questo caso Stellantis, ma proclamano ugualmente scioperi nei vari stabilimenti (modeste, tra l’altro, le adesioni) prendendo come spunto la mancata erogazione del premio annuale ai lavoratori, come se facessero parte del team sindacale che si era accordato nel 2025 con il gruppo. In sintesi: risulta singolare rivendicare un contratto che non si è firmato. È la strategia della Fiom-Cgil che, a seconda degli umori dei vertici, si allinea o meno alle altre organizzazioni metalmeccaniche (Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Uglm e Aqcfr) nei rapporti con la controparte. Alzare la voce – sempre e indistintamente – è la parola d’ordine ogni qualvolta insorge un problema.
Filosa
La decisione annunciata dal ceo Antonio Filosa era comunque nell’aria da mesi: nessun premio alle maestranze, tranne qualche eccezione in altre aree del pianeta. È lecito essere arrabbiati, ma come hanno sottolineato i firmatari dell’accordo con l’azienda, tra l’altro in scadenza alla fine di questo 2026, insieme «all’amarezza e alla profonda preoccupazione per la mancata erogazione del bonus annuale, si confida che il lavoro del nuovo ceo Filosa possa al più presto risollevare le sorti del gruppo come sembrano attestare i primi segnali di miglioramento colti a fine 2025». Da questa nota si evince come la maggioranza dei sindacati metalmeccanici cerchi di unirsi allo sforzo per risollevare le sorti di un gruppo fortemente penalizzato da scelte e strategie della passata gestione. Insomma, più che giusto scendere in piazza e protestare con veemenza come si è fatto nel recente passato, viste anche le cedole miliardarie portate a casa dagli azionisti e le mega remunerazioni percepite dall’ex ceo Carlos Tavares, con l’unico risultato di aver impoverito gravemente le produzioni in Italia. E lo stesso vale per la situazione di crisi e di profonda incertezza che coinvolge l’intera Europa. Il denominatore comune, del resto, è lo stesso: tutto sbagliato, tutto da rifare.
Bastian contrario
Ma perché la Fiom-Cgil, per convenienza, fa spesso il “bastian contrario”? Innanzitutto, è nel segno della continuità con la politica “contro” dell’attuale leader Cgil, Maurizio Landini, a capo della Fiom ai tempi della Fca e dei duri scontri con Sergio Marchionne. E pensare che se all’epoca del famoso referendum tra i lavoratori Fiat di Pomigliano d’Arco l’avesse spuntata la Fiom di Landini, il rischio sarebbe stato il trasferimento di produzioni all’estero. Per fortuna a prevalere fu il buon senso. Attenzione, però, ai corsi e ricorsi.
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