Dopo anni di iperconnessione e sovraccarico digitale, i manager tornano a privilegiare gli incontri in presenza come leva strategica per il business. È il segnale più evidente di un cambio di paradigma che prende il nome di “reconnectivity”: un approccio che non rifiuta il digitale, ma ne ridefinisce il ruolo, restituendo centralità alla qualità delle relazioni. Il fenomeno peraltro si inserisce in un contesto più ampio che Moneta aveva già fotografato, raccontando l’arretramento del lavoro da remoto, modello che aveva preso piede nel periodo pandemico e che ora molte aziende rifuggono.
Leggi anche: Lavoro da remoto, ricreazione finita ma nel pubblico continua a crescere
A documentare la riscoperta del valore degli incontri in presenza è la survey L’evoluzione delle priorità manageriali nell’era della trasformazione tecnologica e dell’incertezza globale, realizzata da NOESIS – Richmond Executive Observatory di Richmond Italia in collaborazione con Ipsos Doxa. Il dato più significativo è netto: il 99% dei manager riconosce il valore degli eventi B2B in presenza, percepiti sempre più come momenti capaci di unire lavoro, relazione e ispirazione.
«Il confronto diretto e le esperienze immersive sono elementi chiave per la costruzione di fiducia tra i principali attori aziendali: gli eventi business to business si confermano quindi fondamentali per le aziende e il dato del 99%, così significativo, emerso dalla survey lo conferma», osserva Federica Castioni, direttore marketing e comunicazione di Richmond Italia.
Non si tratta di un semplice ritorno al passato, ma di una scelta consapevole. In un contesto dominato da agende frammentate e videocall continue, la presenza fisica assume un valore strategico, diventando sinonimo di intenzionalità. L’always on degli ultimi anni ha infatti moltiplicato le interazioni, senza però garantire un equivalente incremento della qualità relazionale.
«Dopo anni di overload digitale, i manager stanno riscoprendo il valore della presenza come scelta intenzionale, non come abitudine. È qui che nasce la reconnectivity: un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione», aggiunge Castioni. «Arrivando dal mondo B2C, vedo un parallelo evidente: le persone non cercano solo efficienza, ma esperienze che lascino un segno. Oggi questa esigenza è diventata centrale anche nel business».
I dati della ricerca confermano questa trasformazione. L’81% degli intervistati ritiene che gli eventi in presenza rafforzino le relazioni professionali (quota che sale all’88% tra gli over 55) mentre il 69% evidenzia una maggiore efficacia della comunicazione rispetto alle riunioni virtuali. Solo una minoranza residuale, pari al 7%, li considera costosi e complessi da organizzare.
Il trend trova riscontro anche nelle prospettive di mercato. Secondo le stime di Market Research Future, il settore globale degli eventi B2B è destinato a crescere del 67% nel periodo 2025-2035, con un tasso annuo composto (CAGR) del 5,25% e un valore che passerà da 51,51 a 85,93 miliardi di dollari.
La “reconnectivity” non segna dunque un arretramento rispetto alla digitalizzazione, ma una sua maturazione: il digitale resta strumento essenziale, ma viene integrato in un modello più equilibrato, in cui il tempo di qualità e la relazione tornano al centro delle strategie manageriali.
© Riproduzione riservata