Cercare casa in affitto oggi è davvero un’impresa da non augurare neanche al peggior nemico: in Italia ci sono troppe persone che cercano casa e troppo poche abitazioni vengono messe a disposizione. Il risultato è un sistema in tensione, dove i prezzi salgono e la fiducia tra proprietari e inquilini si assottiglia.
Secondo l’Osservatorio Affitti 2025 realizzato da Nomisma per CRIF, i canoni di locazione sono cresciuti del 3,5%, aggravando il peso dell’affitto sui bilanci familiari. Un aumento che arriva mentre l’accesso alla proprietà resta difficile, nonostante il ritorno dei mutui favorito da politiche monetarie più accomodanti. Il nodo centrale resta l’offerta. Nelle grandi città e nei poli turistici, una quota rilevante di immobili resta fuori dal mercato tradizionale. Solo a Milano si stimano circa 25 mila abitazioni non affittate stabilmente, a Bologna circa 8mila. Case che esistono, ma non sono disponibili.
Pure fuori scala
Dietro questa scelta c’è soprattutto la paura. I proprietari temono morosità, contenziosi, danni. E la paura affonda le radici su dati solidi: il 48% segnala difficoltà nel trovare inquilini affidabili, il 47% teme deterioramenti dell’immobile, il 43% lamenta costi elevati di gestione. Il risultato è che oltre un terzo dei proprietari evita di affittare o ha smesso di farlo. Dall’altra parte, gli inquilini si muovono in un mercato rigido. Il 63% denuncia la difficoltà di trovare un alloggio adeguato a prezzi sostenibili, il 61% percepisce l’affitto come un investimento a perdere, il 53% critica la scarsa disponibilità dei proprietari a migliorare gli immobili. Due su cinque vorrebbero cambiare casa, ma rinunciano: mancano le risorse o le opportunità.
Il paradosso emerge nei dati sui pagamenti. Nonostante i timori dei locatori, la maggioranza degli affittuari si dimostra affidabile: tre su cinque pagano sempre puntualmente, un ulteriore 31% riesce a rispettare le scadenze pur con difficoltà. Solo il 3% risulta in ritardo o morosità, in netto calo rispetto all’anno precedente. Eppure la percezione del rischio resta elevata e alimenta un circolo vizioso che riduce ulteriormente l’offerta.
È qui che si inserisce il tema della fiducia, oggi il vero collo di bottiglia del mercato. Quasi la metà dei proprietari vorrebbe strumenti per valutare meglio gli inquilini: certificati di affidabilità, referenze, documentazione reddituale. Dal lato opposto, gli affittuari si mostrano disponibili: il 69% accetterebbe di fornire prove di reddito, e uno su tre sarebbe pronto a presentare un certificato di affidabilità finanziaria.
Su questa linea si muove il servizio Affittabile promosso da CRIF, che punta a certificare la solidità economica degli inquilini e a indicare un canone sostenibile. L’interesse è elevato: oltre il 90% dei proprietari lo utilizzerebbe, mentre quasi due inquilini su cinque lo vedono come un vantaggio competitivo. In cambio, il 42% dei locatori sarebbe disposto a offrire contratti più lunghi e il 36% a modulare i canoni.
Ma la crisi degli affitti non è solo economica. È anche demografica. Meno famiglie con figli, più persone sole, più mobilità per lavoro e studio e gli anziani che aumentano e i giovani si spostano verso le città più dinamiche. In un Paese storicamente orientato alla proprietà, cresce così una domanda di affitto più strutturale, meno temporanea. Il sistema però non si adatta con la stessa velocità. Servirebbero incentivi per rimettere sul mercato le case sfitte, strumenti per ridurre il rischio percepito dai proprietari, politiche di rigenerazione urbana e un ruolo più attivo delle imprese nel welfare abitativo. Perché la casa, oggi, non è solo un bisogno: è diventata una leva economica, capace di attrarre o respingere lavoro, studenti, competenze.
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