Valeria Vittimberga, direttore generale dell’Inps, quali sono i punti di forza del sistema pensionistico italiano?
«Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della legge Dini, che ha rappresentato uno snodo centrale per garantire la sostenibilità previdenziale in un contesto di invecchiamento demografico. Il sistema contributivo lega l’importo della pensione al montante accumulato durante la carriera lavorativa e promuove l’idea che le pensioni siano proporzionali ai contributi versati, demandando alla fiscalità generale la funzione redistributiva a favore dei più vulnerabili».
Le pensioni future saranno adeguate?
«L’aumento dell’età pensionabile e il passaggio al contributivo hanno rafforzato la sostenibilità, ma resta di vitale importanza garantire un adeguato montante. La chiave non è solo la previdenza, ma il lavoro: creare opportunità di carriera, assicurare retribuzioni adeguate e ridurre i periodi di inattività. Il mercato del lavoro deve essere attivo, inclusivo e innovativo, coinvolgendo maggiormente giovani e donne, come sta avvenendo».
C’è equilibrio tra sostenibilità e flessibilità in uscita?
«L’equilibrio si fonda sulla Costituzione e sulle leggi che regolano il sistema previdenziale. L’attuale configurazione risponde a esigenze di equità, con misure di mitigazione per categorie più fragili, come lavoratori precoci, usuranti, gravosi e donne con figli. Nonostante una situazione demografica complessa, gli strumenti di flessibilità in uscita rappresentano uno sforzo per garantire equilibrio tra sostenibilità e tutela dei lavoratori più maturi».
La previdenza complementare è attrattiva per i giovani?
«Si stanno facendo progressi nella sua promozione. Le politiche si indirizzano verso un mercato del lavoro che premia impegno, professionalità e merito. È essenziale affrontare le transizioni demografiche, digitali ed ecologiche, creando ecosistemi lavorativi di qualità e garantendo supporto a chi ne subisce gli effetti negativi. L’incentivazione fiscale resta una leva rilevante».
Lei ha parlato della possibilità futura di legare parte della contribuzione al valore prodotto dalle tecnologie. È uno scenario concreto?
«Il valore economico si sta progressivamente sganciando dal lavoro umano diretto e si concentra in processi automatizzati e sistemi intelligenti che moltiplicano la produttività senza un corrispondente aumento dell’occupazione. Come Inps abbiamo il dovere di interrogarci su questo cambiamento per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Siamo nella fase dell’analisi strutturata dei flussi di valore e delle implicazioni redistributive. Il punto non è “tassare la tecnologia”, ma comprendere come il valore che genera possa contribuire al patto sociale che regge il welfare».
Come farlo senza penalizzare l’innovazione?
«La sfida è costruire un equilibrio tra incentivo e responsabilità. L’innovazione va sostenuta ma, allo stesso tempo, una parte dell’extravalore che produce, soprattutto quando genera esubero tecnologico rispetto al lavoro umano, deve avere una dimensione redistributiva. Serve un disegno regolatorio capace di restituirne una parte anche attraverso investimenti in politiche attive e transizioni professionali».
L’Inps è pronto a un sistema meno legato al salario?
«È una transizione complessa ma inevitabile. Il sistema è nato in un’economia fondata su lavoro stabile; oggi il lavoro cambia forma e la tecnologia ne diventa parte strutturale. Occorre evitare che una parte crescente della ricchezza sfugga a ogni responsabilità contributiva, senza indebolire il legame tra lavoro e diritti. L’Inps si sta preparando investendo in modelli previsionali e competenze interdisciplinari».
Le misure della Legge di Bilancio su straordinari e aumenti contrattuali sono efficaci?
«I nostri dati mostrano che i redditi più elevati sono più resilienti, mentre quelli medi e bassi hanno sofferto di più. Tuttavia, grazie agli interventi del governo, l’impatto dell’inflazione su queste fasce è stato in gran parte compensato. La Legge di Bilancio ha introdotto incentivi importanti e con il Pacchetto Calderone sono stati destinati quasi 2 miliardi a questo obiettivo. Per rendere le misure strutturali serve una nuova stagione di contrattazione collettiva, ma i numeri indicano che la direzione è corretta. In un contesto di frammentazione della globalizzazione è vitale alimentare la domanda interna anche per sostenere la base industriale del Paese».
Lavoro e lavoratori sono basi della Costituzione. Il welfare come rispecchia questo mandato?
«Il welfare del lavoro promosso dall’attuale esecutivo mira a contrastare la desertificazione sociale. Grazie al cambio di paradigma nelle politiche attive, il lavoro può essere considerato la prima politica industriale del Paese. Ogni giorno in Italia si creano nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, contribuendo a record di occupazione. Tuttavia, non è sufficiente creare lavoro: è necessario valorizzarlo attraverso la produttività, la formazione e la detassazione degli aumenti contrattuali. Solo così potremo trasformare l’attuale slancio in un motore di crescita sostenibile per il welfare nazionale di cui pensioni adeguate sono un pilastro».
Come si declinano i valori di persona, equità e innovazione che sono stati al centro della Conferenza nazionale dei dirigenti Inps?
«Per noi i valori non sono enunciazioni astratte, ma criteri concreti di decisione. Mettere la persona al centro significa progettare servizi più semplici, accessibili e personalizzati. Equità significa usare l’innovazione per ridurre le disuguaglianze. Innovazione non è tecnologia fine a sé stessa, ma uno strumento per migliorare la qualità dei servizi e liberare energie professionali».
Qual è stato il suo impegno principale in questi due anni da direttrice generale?
«Lavorare perché l’Inps agisse concretamente come presenza di uno Stato amico, autorevole e vicino, capace di costruire fiducia. Questo ha significato rafforzare il lavoro di squadra con le altre amministrazioni e con le migliori energie della società civile. Le grandi sfide – demografia, lavoro, coesione sociale – non si vincono da soli. La prossima è costruire un’Intelligenza artificiale del welfare: un’IA pubblica capace di migliorare i servizi e rafforzare la funzione sociale dell’Inps».
Leggi anche:
Pensioni, ecco tutte le novità del 2026
© Riproduzione riservata