E’ partita la rottamazione Quinquies: per gli italiani dovrebbe essere l’ultima possibilità di estinguere i debiti dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Dei 13 miliardi esigibili in ballo l’Erario punta a incassarne almeno 9. Moneta ha avuto la possibilità di leggere uno dei piani di rateazione proposti, che a fronte di un debito di 70mila euro propone una definizione agevolata per 50 mila, con uno sconto intorno al 30%. La definizione agevolata consente infatti di versare il solo importo del residuo, senza interessi e sanzioni incluse negli stessi carichi, interessi di mora, le cosiddette «sanzioni civili» accessorie ai crediti di natura previdenziale e soprattutto l’aggio anche per le sanzioni amministrative legate alle violazioni del Codice della Strada (se emesse della Prefettura, non dai Comuni).
«È una sorta di spalmatura del debito, una rateazione, pensata a favore delle imprese che altrimenti non ce la farebbero ad andare avanti se onorassero tutto il debito in modo immediato», aveva detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a margine di un’audizione, esprimendo l’auspicio che anche i Comuni decidano la soluzione transattiva con i contribuenti per quei crediti accertati (come l’Imu e la Tari) «che sono lì da decenni, si potrebbe aprire una stagione nuova», ha dichiarato nei giorni scorsi il responsabile di Via XX Settembre alla festa leghista di Roccaraso. «La Quinquies non è un condono, ma piuttosto una manovra di riallineamento fiscale – spiega a Moneta Francesco Zappia di Lexcelsior Tax Firm and Law – che interviene su crediti ormai stratificati nel tempo e li riporta in un perimetro di esigibilità economica, prima ancora che giuridica». Con un effetto duplice, sui conti pubblici e sugli italiani perché «ricostruisce il rapporto tra contribuente solvibile e sistema fiscale, oggi messo sotto pressione da inflazione, costo del credito e rigidità finanziaria», sottolinea il professionista milanese.
Il sistema
Il sistema di riscossione in questi anni ha generato un magazzino che vale 1.275 miliardi di euro di cartelle non riscosse a fine 2024, con un debito con l’Erario di 21.611 euro per ogni italiano, neonati compresi. L’obiettivo di raccolta dell’Erario nei prossimi tre anni da cartelle e accertamenti è di circa 45 miliardi: 14,8 miliardi quest’anno, 14,4 nel 2027 e 12,3 nel 2028, da ottenere anche grazie ai 270 mila controlli della Gdf previsti nel 2026 – ce lo chiede l’Europa con il Pnrr sui contribuenti più a rischio, concentrati in particolare nelle tre Regioni a più alto tasso di rottamazione: Lazio, Campania e Lombardia.

Dal 20 gennaio scorso e fino al 30 aprile è possibile chiedere di spalmare il proprio debito in 9 anni, con un massimo di 54 rate bimestrali di importo minimo pari a 100 euro. La prima rata va pagata entro 31 luglio 2026, secondo i dati del Mef per ogni 100 euro riscossi lo Stato ne spenderà 8, al netto di imposte e partite valutative. Per sapere quanto bisogna pagare bisogna accedere con Spid, Cie e Cns al servizio online Agenziaentrateriscossione.gov.it che consentirà ai contribuenti di individuare subito i debiti «rottamabili», l’importo dovuto con lo sconto e la possibilità di rateizzare la somma con un interesse portato dal 4% al 3%. Entro il 30 giugno 2026 verrà comunicato l’esito della domanda.
Ma che cosa succede a chi ha aderito alla Quater e poi non è riuscito a pagare la seconda delle dieci rate previste, scaduta lo scorso 30 novembre scorso? «Teoricamente sono aggredibili da parte dello Stato», è il ragionamento dell’avvocato Claudio Defilippi, esperto in sovraindebitamento con decine di sentenze che hanno ridotto l’esposizione fino al 95%, la cui mail è intasata dai clienti rimasti fuori dalla Quinquies. La Lega ha chiesto con un emendamento di riaprire per loro i termini della precedente rottamazione fino al 28 febbraio con un emendamento al decreto Milleproroghe all’esame della Camera («È una questione di equità»), Fratelli d’Italia vorrebbe invece consentire almeno ai contribuenti in regola al 30 settembre di aderire alla Quinquies ma non se ne parla perché costerebbe troppo.
«Così come strutturata, la Quinquies finisce per creare una evidente disparità di trattamento a danno di quei contribuenti che avevano aderito alla Quater con cartelle derivanti da accertamenti ormai decaduti», spiega l’esperto Gianluca Timpone, secondo cui «il contribuente “virtuoso” oggi si trova più penalizzato di chi non ha mai aderito a nulla». Come sappiamo, con la decadenza scattano le azioni esecutive: fermi amministrativi, pignoramenti e procedure cautelari immediate, senza ulteriori margini di manovra. Ovviamente, i benefici si perdono in caso di mancato pagamento dell’unica rata o di due rate anche non consecutive. I carichi non sono più rateizzabili ai sensi dell’articolo 19 del Dpr 602/1973. Ciò che si è versato vale come acconto sulle somme complessivamente dovute, ripartono anche i termini di prescrizione e di decadenza e le eventuali procedure cautelari o esecutive già avviate alla data di presentazione della domanda di adesione e congelati per la Quinquies.
Gusmeroli
Altra nota dolente: per la prima volta restano esclusi i contribuenti con ruoli formati a seguito di accertamenti: «La platea dei possibili beneficiari è più ristretta? Non siamo soli in maggioranza e si è quindi resa necessaria una mediazione. Ci dispiace per gli accertamenti e auspichiamo un ripensamento in futuro, la Lega ha fortemente voluto e ottenuto la Quinquies con rateizzazione lunga, partendo dalle criticità emerse nelle precedenti, volute e votate da tutti i partiti, da sinistra a destra», conferma a Moneta il presidente della commissione Bilancio della Camera Alberto Gusmeroli, secondo cui il costo complessivo dell’allargamento agli esclusi dalla Quater «era stato valutato dai tecnici in oltre 4 miliardi e 340 milioni, una cifra che avrebbe impedito l’attuazione stessa della rottamazione», conclude il leghista, convinto del risultato politico: «Milioni di cittadini italiani che non sono riusciti a pagare imposte e contributi regolarmente dichiarati potranno finalmente mettersi in regola, con una rateizzazione senza maxi-acconti e senza decadenza per il mancato pagamento di una singola rata».
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