Un settore che vede la concentrazione del giro d’affari nelle mani di poche case editrici, con crescenti difficoltà nella circolazione di libri usati e un sistema di scontistica non efficace. È questa la fotografia dell’editoria scolastica scattata dall’Antitrust, che ha pubblicato il rapporto preliminare in relazione a un’indagine conoscitiva intrapresa dopo alcune segnalazioni. Il crescente costo dei testi scolastici sta infatti mettendo in difficoltà le famiglie che, in mancanza di un aiuto concreto, fanno fatica a provvedere a questa spesa.
Innanzitutto, la struttura del settore in sè presenta delle peculiarità. La prima riguarda il contesto demografico: tra il 2019 e il 2024 si è registrata una diminuzione di quasi 600mila studenti, che corrisponde a un calo del 7%. L’offerta dei libri scolastici è inoltre ripartita in modo non omogeneo: nelle scuole primarie i libri sono acquistati dallo Stato che ne contratta i prezzi, mentre nelle secondarie sono le famiglie a dover comprare i libri su indicazione dei docenti. In questa situazione, si calcola che lo scorso anno le vendite totali del comparto abbiano raggiunto gli 800 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto al 2014. Dal 2019 a oggi i rincari medi sui libri hanno toccato il 4% per le scuole medie e oltre il 5% per le superiori. Secondo l’Antitrust tale andamento, pur risultando in linea con la tendenza dell’inflazione reale, è più accentuato rispetto all’incremento del potere di acquisto delle famiglie.
Poca concorrenza
L’altra caratteristica del settore è la sua forte concentrazione: i primi quattro gruppi coprono quasi l’80% del mercato complessivo, mentre il restante 20% è diviso tra una trentina di altri operatori. Mondadori è al primo posto con il 32% del totale, seguito da Zanichelli (25%, presente però solo nelle scuole secondarie), Sanoma (13,5%) e La Scuola (8%). L’Antitrust ha evidenziato anche che nel corso di quest’ultimo periodo il mercato è rimasto statico: negli ultimi cinque anni l’unico ingresso rilevante è stato quello di Feltrinelli Scuola, mentre la presenza di operatori internazionali è rimasta limitata.
Transizione incompiuta
L’editoria è stata influenzata anche da un percorso normativo avviato nei primi anni Duemila, culminato nella riforma del sistema scolastico orientata a sostenere l’adozione di libri digitali, con obiettivi di efficienza e risparmio per le famiglie. Questo progetto però, secondo l’Antitrust, si è tradotto in una transizione incompiuta. L’e-book non ha sostituito il cartaceo e i risparmi attesi per le famiglie non si sono concretizzati: i docenti preferiscono le combinazioni miste, in cui la carta resta centrale e il digitale funge da corredo. Le adozioni esclusivamente digitali rimangono marginali, frenate da carenze tecnologiche nelle scuole, scarsa formazione del personale e vincoli imposti dalle piattaforme proprietarie. L’accesso alle risorse digitali è infatti subordinato a licenze temporanee che rendono complesso rivendere il pacchetto e limitano quindi la possibilità di ricorrere all’usato.
Risparmio possibile
L’indagine dell’Antitrust, che ha chiesto alle aziende del settore di inviare le proprie considerazioni entro fine settembre, potrebbe quindi sfociare nell’adozione di rimedi per il mercato. Nel frattempo però, le famiglie possono mettere in atto alcuni strumenti di risparmio. Il mercato dell’usato resta la prima opzione: si possono trovare libri anche a metà prezzo, con la raccomandazione di controllare il codice ISBN per evitare incompatibilità. Utili anche chat di quartiere, gruppi social e mercatini per scambi a costo ridotto. Chi compra nuovo può approfittare di sconti estivi, buoni cumulabili e programmi fedeltà. Sul fronte pubblico, oltre ai bandi regionali e comunali, crescono le biblioteche solidali e i progetti di sharing book, con prestiti o donazioni di testi tramite scuole e università. Purtroppo invece i contributi pubblici destinati alle famiglie in base all’Isee arrivano spesso in ritardo, a causa della catena burocratica. Per il 2024-25 il fondo dedicato è stato portato a 137 milioni, e crescerà a 139 milioni nel 2026-27. Se i rincari dovessero proseguire però il rischio è quello di vanificarne l’efficacia.
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