Piccole piante, grandi affari. Il pollice verde può alimentare una rigogliosa fortuna; allenarlo è dunque una buona forma d’investimento. Ne sanno qualcosa i giapponesi, custodi di un’antica arte che nei secoli ha modellato la natura e piantumato un valore estetico e botanico destinato a crescere nel tempo. Sui bonsai, parola nipponica nata dall’unione di bon (vaso) e sai (coltivare), germogliano quotazioni sorprendenti e in determinati casi paragonabili addirittura a quelle dei più tradizionali beni da collezione. A dispetto della caducità della natura, esistono infatti esemplari che, grazie a una costante cura, affondano le loro radici nel terreno fertile delle compravendite d’alta gamma. I collezionisti più facoltosi e gli appassionati innaffiano il mercato a più riprese, attratti dalla bellezza di queste opere d’arte in miniatura battute al martelletto come pezzi d’antiquariato vivo (alcune di esse, del resto, hanno centinaia di anni).
Il record d’asta appartiene in particolare a un pino bianco giapponese (Pinus pentaphylla) di circa trecento anni, assegnato nel 2011 per 100 milioni di yen, circa 1,3 milioni di dollari. Esistono poi esemplari il cui valore trascende qualsiasi stima commerciale. È il caso del Pino di Yamaki, una pianta del 1625 scampata miracolosamente all’esplosione atomica di Hiroshima nel 1945. Donato dal maestro Masaru Yamaki agli Stati Uniti come gesto di riconciliazione e di pace, l’esemplare è oggi custodito presso il National Bonsai & Penjing Museum di Washington e ha un valore ritenuto incommensurabile.
Canoni rigidi
Al di là delle eccezioni, la stima di un albero in vaso si fonda abitualmente su rigidi parametri estetici, botanici e storici. Il valore di partenza si lega alla continuità generazionale: i pezzi più ambiti richiedono decenni o secoli di attenzioni e rappresentano il risultato di un’arte tramandata di generazione in generazione. Un altro elemento decisivo è la provenienza Yamadori, che contraddistingue gli alberi raccolti direttamente in natura sulle pareti rocciose o sui crinali montuosi. Sferzati dalle intemperie, questi esemplari sviluppano inclinazioni del tronco e torsioni radicali impossibili da replicare artificialmente. E per questo ricercatissime. Anche il “curriculum” incide: una pianta modellata da riconosciuti maestri del settore, come Masahiko Kimura o Kunio Kobayashi, vale chiaramente di più. Ad affascinare i collezionisti sono pure il legno morto e i vasi d’epoca, realizzati con ceramiche storiche fatte a mano che da sole possono superare quota 50 mila euro.

Nelle collezioni internazionali la gerarchia delle specie vede in cima le conifere storiche: pino bianco giapponese (Pinus pentaphylla), pino nero (Pinus thunbergii) e ginepro Shimpaku (Juniperus chinensis). Seguono le caducifoglie e le essenze da fiore o da frutto, tra cui gli aceri (Acer palmatum e buergerianum), i cotogni cinesi (Pseudocydonia sinensis) e le azalee Satsuki, quotatissime per la ramificazione fine, le radici affioranti (nebari) e le variazioni cromatiche stagionali.

Per accedere a questo mercato, le fasce d’ingresso del collezionismo si attestano tra i 2 e i 5 mila euro. Ad esempio servono 2.400 euro per un Pinus Pentaphylla ben impostato e 3.800 euro per una Pseudocydonia Sinensis matura. Si passa poi alla fascia alta tra i 10 e i 50 mila euro per esemplari da esposizione, fino a sfondare il tetto del milione di euro per gli Yamadori secolari da museo.
Custodia
Un fattore in ogni caso cruciale per proteggere il bonsai e l’investimento è la conservazione. Non trattandosi di un oggetto inerte, la manutenzione richiede un microclima rigoroso. Un gelo prolungato sotto i -5°C o un caldo oltre i 35°C senza la dovuta aerazione possono ad esempio compromettere decenni di lavorazione. Servono un’irrigazione calibrata solo al bisogno e terreni vulcanici giapponesi ad altissimo drenaggio come l’Akadama o la Kanuma. Se trascurato, un albero da centinaia di migliaia di euro muore o azzera il proprio valore in poche settimane.

Da qui la nascita dei bonsai curator, maestri ingaggiati a tempo pieno dai grandi collezionisti per potature, rinvasi e profilassi quotidiana. Esistono anche polizze assicurative su misura e antifurto installati per proteggere questi fragili capolavori. In questo caso, unico e raro, più forti delle leggi del mercato sono quelle della natura.
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