Tra coriandoli e applausi, il Carnevale 2026 ha raggiunto in questi giorni il suo culmine con sfilate che non sono solo uno spettacolo, ma una vera e propria macchina da soldi. In alcuni casi, infatti, i carri allegorici sono colossi da oltre 100mila euro di valore: accade in particolare a Viareggio, una delle capitali del carnevale tricolore. Nella località toscana, dove Burlamacco è di casa, le sfilate in maschera sono una cosa seria e la gara all’allestimento più bello porta dunque i maestri carristi (artigiani dall’esperienza spesso pluridecennale) a investire significativi capitali.
Facciamo qualche esempio: il carro di Prima Categoria «In bocca al lupo», firmato proprio quest’anno da Luca Bertozzi e ispirato a Cappuccetto Rosso, è costato oltre 140mila euro. Lungo il corso mascherato viareggino non è stata presentata la classica fiaba per bambini, ma una metafora della paura come sfida da superare. Sette persone hanno lavorato per cinque mesi, con un costo finale di 141mila euro, secondo quanto riportato in un video realizzato su Instagram dal content creator Edoardo Ferrari. Un investimento che, oltre al valore artistico, ha messo in moto una catena produttiva fatta di materiali, manodopera e tecnologie meccaniche adattate al contesto.

Il potere della satira politica è stato il motore del carro Gran Casino. Rien ne va plus, che ha rappresentato il mondo come una roulette impazzita, con il Diavolo croupier che distribuisce caos e scommesse sulla guerra. Sei artigiani per sei mesi hanno dato vita a questo carro, costato 100mila euro. E ancora, il carro Non scendo più, ideato da Matteo Raciti, ha portato in scena una riflessione sociale ispirata al Barone Rampante di Italo Calvino e alle brutture del mondo contemporaneo. Cinque persone hanno lavorato per sei mesi, con un budget dichiarato di 73mila euro.
I carri non sono solo estetica: ciascuno genera lavoro per mesi, assorbe materiali costosi e tecnologie complesse. Il carro viareggino Nemmeno con un fiore ha lanciato un messaggio forte contro la violenza sulle donne e un appello al rispetto: dieci artigiani lo hanno realizzato per un anno di lavoro, con 130mila euro di investimento.

The Last Hop(e) – Il cambiamento climatico è una bufala ha invece proposto un richiamo ecologico-artistico, costato 142mila euro, mentre La gallina dalle uova d’oro, critica alla politica e alla finanza globale, ha richiesto il lavoro di cinque collaboratori e 140mila euro di budget.
Dietro la magia dei carri c’è dunque una dimensione economica concreta. Non stupisce che il Carnevale di Viareggio sia considerato non solo un evento culturale, ma anche un appuntamento dal forte valore economico per l’intera città, nonché una forte calamita per il turismo.
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