Serrature difficili da manomettere, chiavistelli e catenacci rinforzati: la sicurezza, già all’epoca, contava moltissimo. Provate voi a scassinare un forziere sigillato con meccanismi a leve multiple, ingranaggi segreti e componenti in grado di resistere all’ostinata punta di un trapano. L’inviolabilità di alcune casseforti antiche suscita tutt’ora un particolare fascino, che si unisce all’apprezzamento per il valore estetico di questi manufatti, espressione di una rara complessità tecnica e di un’eleganza applicata alla necessità di protezione.
Chiavi, serrature, lucchetti, forzieri e scrigni, databili in gran parte dal Medioevo all’Ottocento, alimentano oggi un collezionismo di nicchia molto attento, che tra poche settimane vivrà un momento di particolare visibilità proprio in Italia. Per il 24 marzo prossimo, infatti, è in programma una specifica vendita all’incanto organizzata da Cambi Casa d’Aste, che proporrà centinaia di lotti provenienti dall’esclusiva Collezione Clavis, composta negli anni Settanta dal compianto imprenditore veronese Leopoldo Conforti, titolare dell’azienda di famiglia specializzata nella produzione di casseforti e sistemi di sicurezza.
Mercato occidentale
L’aspettativa è che l’appuntamento possa avere un richiamo internazionale, anche a motivo di un catalogo con significative presenze di area germanica, francese, italiana e mediterranea. «Queste zone sono state i cuori pulsanti della produzione di serrature e casseforti. Come spesso accade, oggi esiste un collezionismo che gravita attorno a questi luoghi e che ha un carattere per lo più occidentale. Per questo segmento, infatti, gli acquirenti sono soprattutto europei o statunitensi, mentre il pubblico asiatico appare meno interessato», racconta a Moneta Matteo Cambi, presidente e fondatore dell’omonima casa d’aste.
Al di là della specifica iniziativa, gli appassionati di forzieri antichi sono molti più di quanto si possa credere: a richiamare la loro attenzione è il valore storico di questi oggetti, spesso appartenuti a proprietari illustri, ma anche la particolare lavorazione del ferro battuto. Da perdere letteralmente la testa (e il portafoglio, visto il valore) sono poi alcuni esemplari caratterizzati da meccanismi interni oltremodo complicati e sorprendenti.

Meccanismi sofisticati
«Tra le mani ci sono capitate casseforti che richiedevano diverse ore per poter essere aperte, anche con l’ausilio delle istruzioni. Per sbloccare un particolare forziere dell’Ottocento, ad esempio, bisognava spostare un punzone e infilarlo in un punto preciso, indovinando la serratura giusta tra quattro possibili scelte. A quel punto si apriva un ulteriore sportellino, che permetteva di accedere a un impianto di chiusura più piccolo. Per non parlare degli scrigni che racchiudevano cassetti a scomparsa, spesso difficili da trovare», illustra ancora l’esperto. In molti casi, l’obiettivo di queste complicazioni era proprio quello di stupire l’osservatore, come in un labirinto.
L’effetto desiderato si ripete anche oggi e il mercato testimonia infatti quanto questi oggetti siano ambiti. Molte casseforti ottocentesche valgono alcune migliaia di euro e altrettanto elevate sono le cifre di vendita previste per le chiavi o le serrature più pregiate. Nella prossima asta di Cambi, da tenere d’occhio sono un raro forziere rinascimentale da carrozza in ferro, un forzierino portagioie in ottone dorato e una grande cassaforte a due porte italiana, realizzata a Milano nel Settecento. «Per esecuzione, dimensioni e storicità questo è il fiore all’occhiello della collezione». Nella storia del collezionismo, anche per questo segmento di mercato non mancano i record da centinaia di migliaia di euro.
Valore sotto chiave
A far oscillare le quotazioni verso l’alto sono i materiali utilizzati, la rarità dell’oggetto e la sua precisione meccanica, specialmente se gli ingranaggi interni sono ancora oggi perfettamente integri e funzionanti. Le chiavi gotiche a rosone traforato, le eleganti creazioni rinascimentali e le complesse soluzioni barocche o rococò spesso racchiudono tutte queste caratteristiche e raggiungono significativi prezzi d’aggiudicazione. A valere molto, se non altro per la loro unicità, sono inoltre i “capi d’opera” realizzati dagli artigiani come prove magistrali per l’accesso alle corporazioni. Ogni pezzo racconta la perizia dei fabbri serraturieri e il ruolo centrale che questi ultimi hanno avuto nella storia urbana ed economica dell’Europa. I maestri del ferro lavorato, peraltro, testimoniano un’altra peculiarità di questo filone del collezionismo, che non è legato a particolari maison, come invece accade per altri oggetti di alta manifattura.
«La produzione avveniva nelle botteghe per mano di artigiani molto esperti, che quasi mai lasciavano una firma distintiva sulle casseforti o, men che meno, sulle chiavi forgiate», osserva l’esperto. Questa caratteristica rende ogni acquisto ancora più esclusivo, perché la caccia al lotto più pregiato richiede fiuto e conoscenze settoriali. In un contesto nel quale il collezionismo si muove ormai su traiettorie prevedibili e terreni battuti, la nicchia in questione si pone dunque come un’alternativa originale. L’investimento, se non altro, è a prova di scasso.
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