Dal Grand Palais alle gallerie di rue Matignon e di rue Saint-Honoré, Parigi si prepara a vivere, dal 22 ottobre, una nuova grande festa. Con Art Basel Paris la capitale francese consolida il suo ruolo di centro nevralgico del mercato europeo. Sono giorni in cui l’arte invade la città trasformando interi quartieri in un grande salotto internazionale. Ed è proprio mentre Parigi si prepara a diventare il punto di osservazione privilegiato del mercato che arriva un nuovo rapporto capace di raccontare chi sono, oggi, i nuovi protagonisti del collezionismo.
L’analisi di Art Basel e Ubs Survey of Global Collecting 2026, curata da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, raccoglie le risposte di 3.100 collezionisti in dieci mercati internazionali. La fotografia è quella di un mondo in evoluzione, nel quale cambiano le generazioni, le abitudini e perfino il rapporto con la riservatezza. Ma, soprattutto, cambiano le gerarchie: i più giovani conquistano la scena e le donne mostrano una maggiore propensione alla scoperta.
Il dato che più colpisce è quello che riguarda la fascia d’età 20-29 anni: oggi sono proprio loro quelli che spendono di più in opere d’arte. Parliamo ovviamente di una Gen Z un po’ particolare, appartenente a famiglie con un patrimonio superiore a un milione di dollari. Nel 2025 la loro spesa media per le belle arti ha raggiunto i 347.460 dollari, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. La media del campione si è fermata a 124.265 dollari, +13%. Un divario che ridisegna l’immagine del giovane collezionista: non necessariamente un appassionato alle prime armi, ma un interlocutore sempre più rilevante. I giovani si informano maggiormente prima di acquistare, esplorano più categorie e sembrano meno interessati a esibire pubblicamente le collezioni. Trattasi comunque di una passione ereditaria, giacché il 40% dei giovani indica l’influenza della famiglia come principale fattore d’ingresso nel collezionismo.
L’altro grande protagonista è il collezionismo femminile. Le donne mostrano comportamenti d’acquisto più diversificati e una maggiore apertura verso gli artisti meno conosciuti e le nuove forme espressive. In base al rapporto, nel 2026 le opere di artisti emergenti rappresentano il 36% dei lavori presenti nelle loro collezioni, contro il 33% in quelle maschili. Le donne si concentrano inoltre meno sugli artisti già affermati: questi costituiscono il 43% delle opere delle loro raccolte, rispetto al 47% di quelle degli uomini. Anche quando si tratta di acquistare il lavoro di un artista scoperto di recente, la differenza è significativa: lo ha fatto il 49% delle collezioniste, contro il 43% dei collezionisti. Gli uomini, dal canto loro, tendono a concentrare maggiormente la spesa su un numero più ristretto di categorie e nelle fasce di prezzo elevate: il 13% ha acquistato opere da oltre 100 mila dollari, contro il 7% delle donne.
L’inchiesta si concentra anche sui generi più ricercati. La pittura conserva una posizione centrale come principale punto d’ingresso nel collezionismo, visto che il 43% degli intervistati la indica tra le prime tre tipologie di opere acquistate. Seguono la scultura, citata dal 25%, la fotografia, al 17%, le opere su carta e l’arte digitale, entrambe al 15%. Anche nella composizione delle raccolte, i dipinti rimangono il medium più diffuso, rappresentando il 26% delle opere. Il digitale, dopo la crescita registrata negli anni precedenti, pesa invece per il 10%, rispetto al 13% del 2025. Un ridimensionamento che non equivale a un disinteresse: il 59% delle donne e il 51% degli uomini possiede opere digitali.
Bisogna poi soffermarsi per l’ennesima volta sull’AI che ha una funzione sempre più decisiva nell’indirizzare le scelte dei collezionisti, mettendo in crisi la figura degli art advisor. Il 72% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver svolto ricerche autonome moderate o approfondite prima di acquistare, dieci punti in più rispetto al 2025. Tra i giovani si schizza all’80%.
Un ultimo aspetto riguarda la riservatezza. Il 64% degli intervistati preferisce mantenere privata la propria attività di collezionista; appena il 10% desidera un riconoscimento pubblico ampio. Anche chi presta opere ai musei tende a limitare l’esposizione personale: il 30% preferisce l’anonimato completo, mentre il 47% accetta un riconoscimento discreto rispetto a una passione che rappresenta un inequivocabile indicatore patrimoniale…
Leggi anche:
1. Cartoni giapponesi arma segreta per fare il pienone di giovani alle aste
2. La scultura prova a rialzare la testa ma i «copioni» gelano il mercato
© Riproduzione riservata