Ecco l’ora legale, aggettivo esclusivo nel nostro Paese, all’estero il cambio è illustrato con termini più idonei: horario de verano in Spagna, heure d’été in Francia, daylight saving time in Gran Bretagna, sommerzeit in Germania. Ma a chi si deve la creazione del cambio d’ora? Da topo d’archivio ho riletto la prima pagina del Journal de Paris, lunedì 16 aprile del 1784 e la lettera scritta da Benjamin Franklin in vacanza a Parigi.
Lo scienziato americano, inventore tra l’altro del parafulmine e delle lenti bifocali, così scrive e riassumo: «Signori, spesso ci informate di nuove scoperte, permettetemi di comunicarvi una di cui sono io stesso l’autore, e che credo possa essere di grande utilità. Qualche giorno fa, ho passato la serata in grande compagnia, in una casa dove venivano testate le nuove lampade dei signori Quinquet e Lange. Ammiravano la vivacità della luce che diffondevano, ma si prestava molta attenzione al fatto che non consumassero ancora più olio rispetto alle lampade comuni, in proporzione alla brillantezza della loro luce si temeva però che non ci sarebbe stato alcun risparmio nell’usarle: a tutti sembrava molto importante chiarire come ridurre il costo dell’illuminazione negli appartamenti, in un momento in cui tutti gli altri costi delle case aumentano notevolmente ogni giorno. Tornai a casa e andai a letto verso le tre dopo mezzanotte, con la mente piena dell’argomento di cui era stato parlato. Verso le sei del mattino fui svegliato da un rumore e rimasi molto stupito nel vedere la mia stanza molto illuminata: addormentato, immaginai all’inizio che una dozzina di lampade del signor Quinquet fossero state accese in quella stanza; mentre mi strofinavo gli occhi, percepii distintamente che la luce entrava dalle finestre, mi alzai e vidi che il sole stava sorgendo proprio in quel momento dall’orizzonte da cui riversava i suoi raggi abbondanti nella mia stanza, il mio servitore aveva dimenticato di chiudere le persiane. Guardai l’orologio e vidi che erano solo le sei, trovando straordinario che il sole fosse sorto così presto, andai a consultare l’almanacco, l’ora dell’alba era infatti fissata alle sei esattamente per quel giorno. Il sole avrebbe continuato a sorgere ogni giorno al mattino fino alla fine del mese di giugno ma che in nessun periodo dell’anno ritardò la sua sorgere fino alle otto, ripetendo l’osservazione, per i tre giorni successivi, ottenni costantemente lo stesso risultato. Ho considerato che, se non fosse stato per l’incidente che mi ha svegliato quel giorno così presto, avrei dovuto dormire circa sei ore in più, alla luce di una candela. Questo ultimo modo di illuminarsi, essendo molto più costoso del primo, ha fatto sì che i miei studi di economia mi abbiano portato a fare qualche calcolo su questo argomento e ve li invio. Come base dei miei calcoli, metto l’ipotesi che ci siano 100.000 famiglie a Parigi, ognuna delle quali, durante la sera e notte, consuma mezzo chilo di candela all’ora, stima moderata. Ora conto circa 7 ore al giorno, durante le quali siamo ancora a letto, il sole all’orizzonte, perché sorge, per sei mesi, tra le sei e le otto, noi usiamo per circa sette ore con le candele per cui calcolo: i sei mesi dal 20 marzo al 20 settembre mi danno 183 notti, moltiplico per sette, il numero di ore durante le quali accendiamo le candele, totale 1.281, moltiplicato per 100mila, numero delle famiglie, sono 128.100.000 ore di consumo. Supponendo mezza libbra (245 grammi, ndr) di candela consumata ogni ora, avremo 64.050.000 libbre di peso di cera o sego consumate a Parigi; e se mettiamo insieme cera e sego al prezzo medio di 30 sous (5 centesimi di franco, ndr) per libbra, avremo una spesa annua di 96.075.000 livres tournois (un euro a livre), in cera e sego; una somma enorme, che la sola città di Parigi avrebbe risparmiato utilizzando, durante i sei mesi estivi, solo la luce del sole, invece di quella di candele; questa, signori, è la scoperta che annuncio. Propongo al governo le seguenti normative:1° Una tassa di un Louis per ogni finestra con persiane che impedisce alla luce di entrare negli appartamenti non appena il sole è all’orizzonte. 2° Guardie in tutti i negozi di cera e candelabri e non permettere a ogni famiglia di usare più di un chilo di candele a settimana. 3° Le Guardie fermeranno tutte le carrozze in strada durante la notte, eccetto quelle di medici, chirurghi e ostetriche. 4° Suonare tutte le campane della chiesa all’alba, e, se questo non bastasse, sparare un colpo di cannone in ogni strada per aprire gli occhi dei pigri sul loro vero interesse economico. Le difficoltà saranno nei primi due o tre giorni, dopo i quali il nuovo modo di vivere sarà naturale e conveniente quanto l’irregolarità in cui viviamo. Aggiungerei che l’immensa quantità di cera e sego che rimarrà, dopo l’abolizione del consumo estivo, renderà cera e sego più economici l’inverno successivo. Menti ristrette e gelose mi criticheranno ma mi chiedo come sia possibile che un popolo saggio abbia fatto uso così a lungo della fuliggine e della malsana e costosa luce della candela, se avesse saputo che si poteva illuminare se stessi gratuitamente con la luce bella e pura del sole».
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