Non solo un dettaglio di stile. Il gioiello racconta anche qualcosa di chi lo indossa. Ed è con questa concezione che si fa largo nel mondo del lusso l’attenzione per l’impatto ambientale di pietre preziose e metalli, in primis diamanti e oro. Secondo un’analisi condotta da Imperial College London, la produzione di un solo carato di diamante estratto può generare oltre 100 kg di CO2 equivalente. Anche l’oro è legato a processi estrattivi complessi. Secondo Ecotoxicology, la sua produzione è associata a deforestazione e contaminazione ambientale, con conseguenze che interessano ecosistemi delicati e comunità locali, dalle foreste pluviali ai bacini idrici.
E’ così che negli ultimi anni, il settore della gioielleria ha iniziato a esplorare nuove possibilità: oro riciclato e diamanti coltivati in laboratorio, identici per caratteristiche chimiche e fisiche a quelli naturali, ma realizzati senza estrazione mineraria. Soluzioni che rispondono al desiderio crescente di un lusso più attento e responsabile.
La startup Aleja nel cuore di Valenza per un gioiello alternativo
Da questa visione è nata Aleja, progetto di gioielleria fondato nel 2025 da Alessandra Zanchetta, designer con oltre vent’anni di esperienza nel mondo orafo italiano, a Valenza, cuore storico dell’arte orafa italiana.
“Quando ho iniziato a interrogarmi sull’origine dei materiali con cui lavoro ogni giorno, mi sono resa conto di quanto la percezione del gioiello finito sia distante dalla realtà della sua produzione – racconta Zanchetta – “Oggi conoscere la filiera è parte integrante del nostro lavoro, così come la ricerca di alternative che permettano di ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla qualità”.
Zanchetta ha così intrapreso una ricerca indipendente sul gioiello contemporaneo, inteso non solo come oggetto ornamentale ma come scelta consapevole, culturale e stilistica.
Le creazioni Aleja utilizzano esclusivamente oro riciclato certificato e diamanti coltivati in laboratorio, valutati secondo gli stessi criteri di qualità, colore e purezza dei diamanti estratti, senza ricorrere ad attività minerarie. La produzione è affidata a una filiera locale, radicata nel territorio di Valenza, combinando lavorazioni artigianali.
“Non si tratta di rinnegare la tradizione, ma di ampliarne il significato – spiega Zanchetta – Il gioiello può continuare a essere simbolo di bellezza e valore, raccontando allo stesso tempo una scelta più consapevole e in sintonia con il presente”.
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