Musica, maestro. Tra le corde del violino continua a vibrare una ricchezza a due tempi degna del miglior orecchio assoluto, oltre che del collezionismo più raffinato. È dalla fusione tra l’estetica e il suono che nasce infatti una sinfonia perfetta, capace di trasformare uno strumento musicale in un’opera d’arte. Da Stradivari a Guarneri del Gesù, gli antichi gioielli delle botteghe liutaie hanno segnato l’apice di una stagione irripetibile che ancora oggi si riverbera nelle sale da concerto e sulle quotazioni astronomiche del mercato. Solo un mese fa, un rarissimo strumento del Settecento è stato messo all’asta per oltre 2 milioni di euro. Ed esistono altrettanti esemplari assegnati per cifre addirittura superiori, fino 16 milioni di euro (è il caso dello Stradivari Lady Blunt del 1721).
«Le grandi scuole italiane di fine Seicento e Settecento hanno prodotto capolavori assoluti, caratterizzati da un’estetica di altissimo pregio e da un’acustica sorprendente per l’epoca. Cremona, con Stradivari e Guarneri del Gesù, Napoli con la famiglia Gagliano e Venezia con Montagnana e Goffriller sono i centri nevralgici di questa gloriosa fase», racconta a Moneta il liutaio Martino Ius (nella foto sotto), che con la propria manualità e con l’approfondito studio della fisica acustica applicata ha letteralmente unito la storia al presente.

Nuovi mecenati
Oltre a restaurare alcuni grandi violini del passato, infatti, nel 2020 l’artigiano milanese ha costruito ex novo il prestigioso Quintetto Lucchini, composto da due violini, due viole e un violoncello. Nato grazie al mecenatismo di Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo, il progetto è peraltro espressione di un più ampio concetto di “ecologia integrale”: il legno utilizzato per realizzare gli strumenti proviene infatti da alcuni alberi secolari della Foresta Stradivari, in Trentino Alto Adige, abbattuti nel 2018 da una violenta ondata di maltempo.
Acquirenti
«Oggi le botteghe liutaie mantengono viva un’antica tradizione e producono archi destinati per lo più agli strumentisti. I grandi violini da collezione hanno infatti raggiunto un valore talmente elevato da risultare talvolta inavvicinabili», spiega ancora lo stesso Ius. Il motivo di questo rialzo – aggiunge – è in parte dovuto alla spiccata internazionalizzazione del mercato e al forte interesse degli acquirenti asiatici, ormai disposti a spendere cifre incredibili. Anche superiori a quelle sborsate in media dagli americani, che invece trainavano le compravendite d’élite fino a qualche decennio fa. Il resto lo determinano le già note dinamiche: a fronte di pochi esemplari di incredibile perfezione, la richiesta aumenta e con essa il valore.
Estetica e suono
Si delinea così un’ulteriore e fondamentale bipartizione, utile a comprendere lo stato dell’arte. A spiegarla con chiarezza è Gianluca Scandola, direttore artistico dei Cameristi della Scala (nella foto sotto). «Non sempre un violino da collezione è anche un grande violino da esecuzione. I collezionisti e gli strumentisti, infatti, considerano parametri differenti: i primi cercano il violino perfetto esteticamente e pressoché intatto, senza fratture o rotture della tavola, i secondi invece prestano innanzitutto attenzione alla qualità acustica, che è specifica. Ogni violino ha difatti la propria voce, che deve essere potente e in grado di riempire una sala da concerto», argomenta Scandola, che ha fatto suonare il Quintetto Lucchini nei più autorevoli contesti internazionali legati alla cultura e al sapere, dall’Università di Oxford e il Mit di Boston.

Un altro elemento distintivo – aggiunge il noto violinista – è il riccio, ovvero l’estremità decorativa scolpita sul manico. «Non ha alcuno scopo acustico ma è caratterizzante, perché distingue la mano del liutaio. È difficile da copiare e se non è originale, lo strumento vale meno dal punto di vista economico. Un musicista, tuttavia, acquisterebbe subito uno Stradivari con il riccio sostituito, perché la qualità acustica è intatta, a fronte di un prezzo è inferiore». L’ulteriore vezzo da intenditori è il cosiddetto filetto, il disegno intagliato sul violino, che dà eleganza allo strumento e denota la qualità della manifattura. Allo stesso tempo, questo elemento contribuisce a mantenere unite le fibre lignee nell’assetto strutturale conferito dall’artigiano.
Gioielli
Nei secoli, il connubio tra abilità tecnica, sensibilità artistica e conoscenza dei materiali ha prodotto meraviglie dell’estetica e del suono che valgono una fortuna. In base alle quotazioni di mercato, i violini più cari sono attualmente i già citati Stradivari e i Guarneri del Gesù, apprezzati soprattutto per il loro timbro potente e la qualità sonora unica, molto amata dai solisti. Seguono poi altri maestri italiani come Carlo Bergonzi, Francesco Rugeri, e la famiglia Amati, le cui opere valgono oggi centinaia di migliaia di euro. Le quotazioni, tuttavia, non dipendono solo dall’autore, ma anche dallo stato di conservazione, dalla qualità sonora, dagli eventuali passaggi di proprietà celebri e dalla rarità. Il tutto confluisce in un gioiello fatto in legno, vernice e corde, espressione dell’ingegno umano. La musica è anche questo: un piacere per l’orecchio o un investimento in punta d’archetto.
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