Il conflitto in Iran cambia i piani degli italiani. Circa 4 milioni di persone hanno modificato i viaggi di Pasqua: un segnale immediato di quanto le tensioni internazionali incidano sulle scelte individuali. I numeri sono netti. Circa 2,9 milioni hanno deciso di non partire. Poco meno di 920 mila hanno cambiato destinazione. Tra questi, la scelta si è spostata soprattutto sull’Italia, seguita dall’Europa. Le mete più lontane restano marginali, mentre una quota residuale non ha ancora deciso dove andare.
“La definizione delle mete scelte da chi ha cambiato destinazione”, spiegano gli esperti di Facile.it, “rispecchia a pieno la classifica generale dei viaggi. Visto il periodo di grande incertezza e gli aumenti connessi in buona parte proprio al conflitto in Iran, molti hanno scelto il corto o cortissimo raggio anche, ad esempio, per risparmiare sulla benzina”. Non è solo una questione di sicurezza. L’8% di chi ha cambiato programma indica esplicitamente motivazioni economiche: l’aumento dei prezzi pesa e si traduce in scelte più prudenti, più vicine, meno costose.
Le immagini dei primi giorni del conflitto – italiani bloccati all’estero, voli cancellati, spazi aerei chiusi – hanno riportato al centro un tema pratico: cosa coprono davvero le assicurazioni viaggio.
In generale, la guerra è esclusa dalle polizze. Chi parte verso Paesi sconsigliati dalla Farnesina o dal sito Viaggiare Sicuri non è coperto. Esistono però eccezioni: alcune compagnie prevedono tutele anche in questi casi, ma solo se il viaggio è motivato da ragioni imprescindibili, come salute o lavoro, e solo per eventi non collegati direttamente al rischio segnalato. La cancellazione da parte della compagnia aerea non rientra di norma nella copertura annullamento. È il vettore che deve riproteggere il passeggero o rimborsare il biglietto. Alcune polizze parametriche prevedono indennizzi automatici, ma con regole precise e limiti temporali. Se la rinuncia dipende solo dalla paura, non è previsto alcun rimborso. La copertura annullamento scatta solo in presenza di motivazioni documentate, come malattia, infortunio o problemi lavorativi.
In questo caso, con una polizza annullamento attiva, alcune compagnie rimborsano il viaggio se l’allerta arriva – di solito – entro 21 giorni dalla partenza. Non conta se il viaggio è essenziale o meno: conta il rispetto delle condizioni contrattuali. Se il conflitto inizia quando il viaggiatore è già sul posto, la polizza resta valida. Copre spese mediche, assistenza e rimpatrio, nei limiti delle condizioni operative. Nel caso dell’Iran, molte compagnie hanno esteso gratuitamente le coperture fino al rientro dei clienti.
Le simulazioni di Facile.it indicano costi contenuti. Per una settimana in Europa, una polizza base parte da circa 12 euro. Con coperture più ampie – bagaglio, infortuni, annullamento – si sale a circa 21 euro. Fuori dall’Europa (esclusi gli Stati Uniti), si parte da 19 euro per la base e da 46 euro per la formula completa.
“Proprio in situazioni di incertezza come quella attuale, una buona polizza viaggio può fare la differenza”, spiegano gli esperti di Facile.it. “Prima di scegliere il prodotto da sottoscrivere, il consiglio è di confrontare, magari con l’aiuto di un esperto, le offerte di più compagnie poiché le differenze di copertura tra una assicurazione e l’altra possono essere significative”.
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