Palo del Colle o vai in America e diventi campione del mondo di boxe o parti per la Scozia e diventi numero uno della ristorazione. Vito Antuofermo è stato un pugile pugliese, partì da Bitonto e nella little Italy di Brooklyn fece il pizzaiolo, il rappresentante della Coca Cola, l’attore nei film di Coppola e Scorsese ma soprattutto con i suoi pugni di forza e disperazione riscattò la povertà dell’immigrato, arrivando a conquistare il titolo mondiale nei pesi medi.
Luigi Aseni faceva il garzone nella salumeria avviata dal nonno e gestita dal padre Leonardo, portava focacce e capocollo alle case dei clienti, tornava da scuola, montava in bicicletta e andava a distribuire gli ordini, quando si iscrisse alle superiori, istituto commerciale Vitale Giordano di Bitonto, rientrava a un’ora tarda e ormai la salumeria aveva abbassato la saracinesca. Quando gli fu recapitata la cartolina di leva, la famiglia provò a rinviare la chiamata alle armi magari iscrivendo il “uagnone” all’Università, Scienze Bancarie il desiderio ma Bari non aveva la facoltà richiesta. Partire per Pisa, Roma o Milano non se ne parla, papà Leonardo bloccava qualunque idea, dunque Car a Potenza e a Foggia, brigata Pinerolo, impiego nell’ufficio controllo trasporti e materiali, primi apprendimenti commerciali completati con un part time a Molfetta come contabile in un’impresa rappresentante di salumi e formaggi, ci risiamo.
Ma a Luigi la vita da impiegato non garbava affatto, aveva voglia di vivere e Michele Pagliocca, un amico pugliese emigrato in Scozia e onorato con il titolo di cavaliere, gli offrì la svolta, «vieni su, qui c’è lavoro».
Luigi diede notizia in famiglia, il padre Leonardo prese a schiumare, non vai da nessuna parte, discussero fino alle 5 del mattino mentre mamma Maria Pia in fede al proprio nome, accettò, con tristezza, la partenza. La paga a Molfetta era di euro 2mila e cinquecento, non male proprio. La squadra di undici pugliesi partì da Bari scalo a Londra, quindi Glasgow, valigia con maglioni, sciarpe, l’isola faceva prevedere vento e pioggia, un po’ come Totò e Peppino con la nebbia di Milano. La comitiva si sistemò in un alloggio serio, mica brande e un lavabo, quattro camere, due bagni, però il cielo è grigio, il cibo lasciamo perdere, il caffè poi e, infine, la lingua rotica, quelle “erre” scozzesi dalla pronuncia terribile, Luigi viene individuato come il tipo giusto per una pizzeria, il maestro di farine si chiama Dino Todisco, il 18 ottobre 2003 Luigi impasta, prepara, inforna 200 pizze, torna a Stamford Place con le mani piatte e infuocate, salario di 250 sterline a settimana, pagate il giovedì dopo la mezzanotte, secondo usi e costumi britannici, le votazioni elettorali si tengono al giovedì, da sempre, per evitare il venerdì del libera tutti tra sbornie al pub e amenità varie. Luigi incassa e pensa, mica farà margherite e marinare per tutta la vita.
Il locale si chiama Stavka, posto glamour, vodka in dosi industriali, pizze basse, brigata di cinque italiani, Gianfranco, Fabio, Vito, Dino e Luigi. Tempi duri ma è l’inizio della grande avventura, primo amore con Elodie, una francesina, lo chiamano allo Spy Bar come supervisor, poi assistant manager ma nel 2006 ecco il business: diventa general manager del Classic Grand, al 18 di Jamaica Street, un locale di oltre cento cinquant’anni di storia, art deco, salone da ballo e concerti, cinematografo, vari accadimenti, chiusure, riaperture, anche un incendio, cambi di proprietà, il Classic Grand è il posto più esclusivo di Scozia, qui hanno incominciato Adele, Stereophonics, Obie Trice&Five, Take That. Lui è emozionato, un pomeriggio suonano al citofono e lui domanda, «Chi è?», una voce dura, aggressiva, raschiata dal fumo di cento sigarette, risponde incazzosa: «The Artist!».
Era Adele, di taglia XXXXL e con il gusto di King Size appresso. Luigi Aseni si compra una casa, a Queen’s Park, due camere e bagno, due anni dopo, con soci promoter, rileva la proprietà del Classic Grand, gli offrono un piccolo pub che è in amministrazione controllata, lo prende da solo, nasce il Boteco do Brasil al 62 di Trongate, crea la prima società, capitale di 35mila sterline, la company house si chiama Rumba Kazz, nessuno capisce, lui e gli altri della comitiva sanno bene di che cosa si tratti, poche storie burocratiche, in Scozia bastano i soldi e l’anagrafica, per il marchio occorrono altre dodici settimane. Cibo brasiliano, musica latina, gli scozzesi perdono la testa, serate da esaurito, dopo un’idea ad Aberdeen (zona di piattaforme petrolifere, affollata da ingegneri brasiliani ma logistica difficile) va ad Edimburgo, un altro Boteco, nuova società Kaka Kazz ltd, capitale 65mila sterline, esiste un contenzioso con i proprietari, l’attività è in stand by ma intanto le banche appoggiano le idee dell’italiano immigrato, la HSBC è a disposizione, lo sponsor Tennent’s fornisce liquidi, soldi e birra, c’è polpa, c’è sostanza, a Glasgow viene inaugurato Mango, ritrovo per clientela giovane, la company house si chiama Mango PuKazz, dormiente in attesa di nuovi investimenti che arrivano a Edimburgo, ristorante italiano Piccolino, 30 coperti tra indoor e outdoor, capitale 50mila sterline, nome della società Skassa Kazz limited, arrivano premi, riconoscimenti dalla Camera di Commercio, clienti in coda, prenotazioni chilometriche, aumentati i costi del lavoro, salario minimo da 8 a 12,22 sterline, i dipendenti sono 83, il fatturato è di 5 milioni e trecentomila sterline, Luigi ha famiglia, Skarlett è la moglie, figlia di un peruviano e di una siciliana, due pupi, Leonardo e Victoria, parlano scozzese con alcune parole made in Palo del Colle “sciam’e sciam’e”, sarebbe come on, come on. Anche Claudia, la sorella, è venuta via dalla Puglia, laurea in International Business all’università di Glasgow.
Di questa fiabesca ma verissima storia si era occupata Milena Gabanelli, scoprendo finalmente una vicenda bella e fresca, di un emigrato serio, verace, rispettato. Luigi Aseni ha un sogno, aprire a Glasgow, un Delistore, un posto dove offrire il classico english breakfast completato da focaccia barese, 18 posti a sedere, grandi etichette di vini, la dormiente Mango PuKazz può svegliarsi. Ripensando al garzone di Palo del Colle, nato il giorno della immacolata, anno 1980, ripensando alla salumeria di papà Leonardo, alla bicicletta, alla valigia con i maglioni, si potrebbe allora concludere: Sti Kazz.
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