«Quattro gambe buono, due gambe cattivo… Quattro gambe buono, due gambe meglio».
C’è un passaggio nella Fattoria degli animali di George Orwell – un libro pieno di tante cose, fra cui la struggente abnegazione dell’ottusità – in cui le pecore ripetono uno slogan sempre più forte, sempre più veloce, finché nessuno riesce più a parlare; poiché, tante volte, non serve convincere, basta colpire. «Erano arrivati al punto in cui dei cani feroci e ringhianti si aggiravano per ogni dove». A guardare certi momenti della recente campagna referendaria, la sensazione è stata la stessa: non un confronto ma una discussione pubblica ridotta a una gara a chi urlava di più, a chi strumentalizzava meglio i vivi e morti, e senza concedere nessuno spazio al dubbio. «Gli attrezzi erano stati pensati per gli umani e non per gli animali, ed era un grosso inconveniente che nessun animale fosse in grado di usare strumenti che prevedevano la posizione eretta».
Monosillabi
Alla fine uno dei due monosillabi doveva pur vincere – «tutti gli animali annuirono in segno di assenso e i più intelligenti cominciarono subito a imparare i sette Comandamenti a memoria» –, ma più che una scelta è sembrato il risultato inevitabile di un clima in cui capire era diventato secondario, e schierarsi era l’unica cosa a contare. «Compagni – disse – Mettiamo la questione ai voti, i topi sono compagni? La votazione fu rapida e con stragrande maggioranza si stabilì che i topi erano compagni». Più slogan che spiegazioni concrete, più appartenenza che argomentazioni. I verdetti arrivano ma non sono mai davvero comprensibili, poiché non pensiamo, reagiamo. Intrattenimento e rumore sostituiscono il ragionamento. L’onestà intellettuale risulta non pervenuta. Illusi dalla libertà di scelta, crediamo di scegliere ma ci muoviamo per condizionamento. Il dato non è tanto come si vota, ma votare convinti di essere liberi, mentre invece si è fortemente indirizzati. »Sembrava insomma che la fattoria fosse diventata più ricca, senza per questo far più ricchi gli animali, salvo naturalmente i maiali e i cani». In Brave New World, Huxley ci ricorda che non serve imporre cosa pensare, basta creare le condizioni giuste perché la gente lo faccia da sola.
Contesto opaco
Alla fine il punto non è stabilire se la riforma fosse appropriata o meno, questo resterà oggetto di opinione. Il punto è chiedersi se il contesto opaco in cui è stata discussa permettesse la comprensione o soltanto la presa di posizione. Viva la democrazia, ma una democrazia non si misura solo da come si vota ma da quanto si è messi nella condizione di farlo davvero. «L’uomo è il nostro unico vero nemico». È assai probabile che una società smetta di essere libera quando continua a scegliere senza gli strumenti per capire. È la differenza fra scelta e reazione. «Le creature all’esterno spostavano lo sguardo dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale: ma era impossibile distinguere quale fosse l’uno e quale l’altro». Capire richiede tempo, fatica. Per capire occorre essere disposti ad ascoltare anche ciò che non conferma quello che pensiamo o crediamo di sapere. Senza una reale comprensione, qualunque voto rischia di perdere qualcosa per strada, la sua sostanza, per esempio. «Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire». Noi non abbiamo scelto. Noi abbiamo fatto eco. «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri».
Leggi anche:
Referendum 2026, quanto guadagnano scrutatori e presidenti di seggio
© Riproduzione riservata