Al massimo c’era il Bignami, nel senso di quel libricino che riassumeva i contenuti di storia, filosofia e letteratura, con quello ti preparavi all’interrogazione, era pratico, immediato, di facile consultazione anche se, ovviamente, superficiale. Però era la scialuppa di salvataggio mentre eravamo vicini al naufragio, al cinque in italiano, per dire.
Provate, oggi, a chiedere ad uno studente o scolaro che dir si voglia, partendo dalle classi elementari fino all’esame di maturità, che cosa sia un Bignami o un bignamino? Potrebbero rispondere che trattasi di un politico che appare spesso in tivvù. Che voglio dire? Che oggi gli strumenti di conoscenza, apprendimento sono altri e mille ma soprattutto uno di cui si sta discutendo dalla Casa Bianca fino ai bar di Codogno: l’intelligenza artificiale, detta e scritta IA che mi fa venire in mente il verso dell’asino. Infatti stiamo procedendo, a nostra insaputa, verso l’analfabetizzazione, si parla male e si scrive peggio, la frequentazione della grammatica è un aspetto superfluo, si va di parole sincopate, si ricorre alla lingua inglese e qui esplode un circo ridicolo di etichette senza senso ma fanno “figo“.
L’intelligenza artificiale ha preso il sopravvento su quella naturale e umana, il pappagallo stocastico è il nuovo animale sconosciuto ma che non troverete allo zoo, se mai esistano ancora, insomma siamo tutti figli di ChatGpt (Chat Generative Pre-trained Transformer) il sistema operativo, nato 4 anni fa ma già adulto. In principio il suddetto rispondeva ed elaborava frasi casuali, qualcuno sosteneva che avesse assunto sostanze tossiche, il fatto è che eravamo noi a risultare allucinati, le risposte sono state poi controllate (da chi?), corrette e bonificate, si è arrivati, in Italia, al blocco per violazione della privacy, a New York ne hanno vietato l’uso nelle scuole poi si sono resi conto che aveva preso il posto del Bignami, anzi migliorandolo.
Ma quale è il problema realmente serio? Riguarda il nostro cervello atto a lavorare, a sviluppare pensieri che si traducono in parole e quindi scritti, si saltano questi passaggi, si va alla fonte dell’intelligenza artificiale, le si chiede di mettere giù un testo, addirittura un libro e lui esegue, copiando stili, forme di autori vari, in certi casi addirittura del richiedente. E’ accaduto ad un mio collega che ha scoperto di essere “replicato” in quel di Singapore. Il sistema ha assorbito lo stile del giornalista e lo ha praticamente sviluppato, così producendo altri testi simili. Una frode, uno scippo a nostra insaputa e con rischiosissime conseguenze anche penali.
Non c’è limite, non c’è blocco, non c’è possibilità di inversione a U, ci siamo fatti prendere la mano, il braccio e soprattutto la testa. Chi vi dice, ad esempio, che questo articolo non sia stato scritto dall’IA? Nel caso, informatemi, telefonatemi, allarmatemi. Intanto, trascuro per minuti due ChatGpt e, in modo clandestino, consulto il mio vecchio Bignami, non si sa mai.
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