In completo isolamento. Nessun rifornimento, nessuna via di fuga. E un piccolo gruppo di persone con cui condividere tutto. Benvenuto alla base Concordia, uno dei luoghi più estremi della Terra, tanto da essere il più vicino, per esperienza, a una missione spaziale. Qui ogni anno, una squadra di una decina di persone affronta questa prova per prepararsi alle spedizioni su Luna e Marte.
Vivere come astronauti ma senza lasciare la Terra
A Concordia si simula la vita su Luna e Marte in modo sorprendentemente realistico. In questa stazione italo-francese, il team (composto quest’anno da 12 membri), si trova a vivere i nove mesi dell’inverno antartico in completo isolamento a oltre 3.200 metri di altitudine, in spazi confinati, con risorse limitate e un ambiente esterno ostile, in cui le temperature possono arrivare fino a -80 gradi. Questa combinazione di fattori rende la stazione un luogo molto simile a una futura base lunare o marziana, permettendo di anticipare possibili problematiche di tipo psico-fisico e testare contromisure in modo realistico.
Gestita dall’Ipev francese e dal Pnra italiano, per conto del quale Enea cura la logistica, la base Concordia oggi rappresenta l’avamposto più remoto del pianeta, persino più inaccessibile della Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenze, e per questo è diventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano in ambienti Ice (Isolated, Confined and Extreme, tradotto: Isolato, confinato ed estermo) e trasferire le conoscenze acquisite alle esplorazioni spaziali, anche grazie alla collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea.
“Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 °C, carenza d’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi sono tra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica dei partecipanti”, commenta Denise Ferravante, psicologa e ricercatrice Enes, responsabile del supporto psicologico, della selezione e formazione del team, che quest’anno sta vivendo già da circa 2 mesi in completo isolamento nell’ambito della 22a campagna di ricerca.
La sfida infatti è soprattutto umana oltreché tecnologica per i partecipanti. Perché a questi fattori di stress si aggiunge l’isolamento totale. “Durante il periodo invernale, nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili. Paradossalmente, mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale può rientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse”, prosegue Ferravante.
Cosa succede alla mente
Il nemico più difficile da gestire non è fuori, ma dentro. “Gli studi mostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta alla convivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppo multiculturale – spiega ancora Ferravante – Differenze di età, cultura ed esperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioni emotive intense”.
Inoltre, con il passare dei mesi possono comparire segnali tipici: difficoltà di concentrazione, irritabilità, insonnia, cali di umore. È la cosiddetta “sindrome dell’inverno”: “Nei mesi di isolamento può manifestarsi la winter-over syndrome, caratterizzata da alterazione della capacità di concentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità e insonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadiani legati ai periodi luce-buio” continua Ferravante.
Habitat e ambiente sociale caratterizzati da routine e monotonia sono ulteriori fattori di stress, equivalenti a quelli da gestire nelle future missioni spaziali di lunga durata. Chi parte per Concordia non viene scelto solo per le competenze tecniche. Viene allenato a gestire stress, conflitti e monotonia. Si impara a comunicare meglio, a collaborare, a riconoscere i segnali di disagio, propri e degli altri.
“I nostri studi dimostrano che i rischi per la salute psicologica possono essere mitigati attraverso contromisure efficaci – spiega Ferravante – È importante quindi sviluppare protocolli di selezione e formazione del personale mirati, ma anche sviluppare metodi per ottimizzare il funzionamento del team attraverso strategie di comunicazione, collaborazione e risoluzione dei conflitti, ottimizzando esperienze affettive e cognitive”.
Un laboratorio per il futuro
Questa esperienza non serve solo agli astronauti di domani. Le soluzioni sviluppate qui possono aiutare anche chi lavora in condizioni isolate sulla Terra: dalle piattaforme offshore alle basi scientifiche remote.
Oltre alla ricerca biomedica, la stazione Concordia è anche un banco di prova tecnologico per la telemedicina, i sistemi di supporto vitale, la gestione energetica, i sistemi di sopravvivenza e le comunicazioni in ambienti isolati che trovano in Antartide un terreno ideale di sperimentazione.
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