Hanno solcato l’oceano, attraversato le Alpi, viaggiato tra New York, Londra, Vienna, Parigi e Venezia. Hanno visto le stive dei bastimenti e le più lussuose camere d’albergo. Infine, sono giunti a noi. Gli antichi bauli da viaggio ne hanno fatta di strada: in oltre due secoli di storia hanno accompagnato aristocratici, mercanti e pionieri del lusso lungo le rotte del turismo d’élite. E adesso, nell’epoca degli spostamenti ad alta velocità e delle mete raggiungibili in poche ore, da guardaroba itineranti questi oggetti sono diventati dei pregiati pezzi da collezione.
«I più ricercati sono quelli firmati Louis Vuitton, marchio che ha una prestigiosa storia anche in questo segmento. E altrettanta importanza l’hanno i bauli di Goyard, più difficili da trovare e dunque inseguiti con particolare passione dagli intenditori. Queste due maison hanno prodotto esemplari magnifici, che oggi stregano non solo i collezionisti più ortodossi ma anche i cultori dell’arredamento, per i quali conta soprattutto l’estetica», spiega a Moneta Benedetta Manetti, esperta di vintage luxury di Pandolfini Casa d’Aste. Dentro questi manufatti, del resto, è racchiuso un valore fatto di storia e di artigianalità, fattori che vanno di pari passo e che contribuiscono al raggiungimento di quotazioni davvero importanti. In alcuni casi, addirittura da record.

Reggetevi forte, si parte: nel 2024, una ricca collezione privata di bauli Louis Vuitton è stata venduta da Christie’s per oltre 2,4 milioni di dollari. E un singolo pezzo del 1925, sempre marchiato LV, ha sfiorato 200 mila dollari. Altrettanti modelli storici contrassegnati dal celebre monogramma di lusso valgono decine di migliaia di dollari. Un baule da viaggio Goyard in tela Chevron su base nera, invece, è stato assegnato da Pandolfini per quasi 14 mila euro. «Si tratta di oggetti appartenuti a facoltosi viaggiatori che affrontavano lunghe tratte e avevano dunque la necessità di portarsi dietro un intero guardaroba. Ecco perché esistono bauli di diverse dimensioni, ciascuno realizzato per soddisfare una precisa funzione», racconta ancora Manetti. Ci sono infatti modelli dotati di appenderia interna, di cassettiere, di vani per custodire ampolle e profumi. Talvolta, addirittura di vani che nascondono corredi da toeletta coordinati.
«Ora abbiamo o tra le mani una scarpiera molto particolare per dimensioni, per interno e conservazione, che risale al 1914 ma è ancora in perfette condizioni», aggiunge l’esperta. Il mantenimento, del resto, è un fattore che incide molto sull’attuale valore, anche se a volte il pregio è dato al contrario dalle tracce impresse dal passato. «Alcuni appassionati preferiscono il baule che rivela la sua età e la sua storia. Determinati pezzi hanno infatti applicati i vecchi bolli dei lussuosi alberghi visitati o delle navi sulle quali hanno viaggiato. Queste testimonianze diventano un valore aggiunto, soprattutto nell’ottica del collezionismo», sottolinea Manetti.

Bagagli di pregio
Il pregio e il prezzo sono poi determinati anche dai materiali: legni di pioppo o di faggio, metalli pesanti rivestiti e raffinate stoffe. Esistono anche rari modelli realizzati con particolari pellami, che oggi necessitano tuttavia di precise autorizzazioni per la vendita e che risultano dunque meno appetibili sul mercato. Eccezioni a parte, il Grand Tour degli antichi guardaroba portatili continua ancora ai nostri giorni: «Il bacino degli acquirenti più ampio è rappresentato dalla clientela statunitense, che traina gli affari, ma anche il Nord Europa sta iniziando ad apprezzare questi oggetti per il valore loro intrinseco, non soltanto legato ai materiali o al brand di lusso».
A differenza di quanto accade in altri rami del collezionismo d’altra fascia, peraltro, qui il rischio di incappare nei falsi è decisamente ridotto, perché «la sola costruzione di questi oggetti ha costi molto elevati e richiede una elevata maestria artigianale». L’eventuale taroccamento, dunque, non si dovrebbe limitare alla clonazione di un marchio o alla riproduzione delle fattezze esteriori: questi scrigni, infatti, mostrano tutto il loro pregio quando vengono aperti e dischiudono il loro tesoro di cassettini a colonna, scomparti organizzati, cinghie ferma abiti e grucce marchiate. Semmai, illustra l’esperta di Pandolfini Aste, «può capitare di imbattersi in bauli assemblati con pezzi originali, ma di varia provenienza». In questi casi, nulla a che vedere con la contraffazione.
I dettagli fanno la differenza, soprattutto quando sono la testimonianza di un’attenzione ai particolari ormai sempre più rara in certi contesti. «Questi oggetti ci raccontano un modo diverso e ormai perduto di vivere e di viaggiare. Ci riportano a un tempo in cui gli spostamenti avevano un’altra ritualità». Anche per questo i bauli da collezione affascinano con la nostalgia del loro lusso vintage.

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