La crisi in Medio Oriente presenta già un conto rilevante per il turismo organizzato italiano. Secondo un’analisi del Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, condotta su un campione di 681 agenzie di viaggio, nelle prime settimane dall’inizio delle ostilità si stimano oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate verso altre destinazioni, con un impatto economico complessivo che sfiora i 100 milioni di euro.
Un dato che non riguarda soltanto le partenze immediate, ma anche viaggi programmati per i prossimi mesi. Il fenomeno ha infatti colpito non solo le destinazioni direttamente coinvolte nel conflitto e quelle limitrofe, ma anche numerose mete di lungo raggio, in particolare Asia, Sud-Est asiatico e Oceania, penalizzate dall’utilizzo degli hub strategici mediorientali come Dubai, Doha e Abu Dhabi nei collegamenti tra Europa e Oriente.
Nell’area del conflitto, che include Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, le cancellazioni risultano pressoché totali, anche a causa della chiusura di spazi aerei e aeroporti e delle indicazioni di prudenza. Nelle zone limitrofe, tra cui Egitto, Mar Rosso, Turchia e Uzbekistan, gli annullamenti hanno raggiunto il 10,6% delle prenotazioni complessive.
Ma l’impatto si estende ben oltre l’area interessata dalle ostilità. Il 38,9% delle agenzie segnala cancellazioni anche verso destinazioni geograficamente lontane, con un’incidenza del 6,7% sulle prenotazioni confermate per mete di lungo raggio.
Sul piano operativo, nelle prime tre settimane si contano oltre 3.800 prenotazioni cancellate e circa 3.300 richieste di cambio destinazione. Le agenzie hanno cercato di riproteggere i clienti orientandoli verso mete percepite come più sicure, tra cui Canarie, Spagna, Italia, Capo Verde, Caraibi, Grecia, Marocco e Stati Uniti.
“Il quadro resta in evoluzione e potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di prosecuzione del conflitto e di un eventuale rialzo delle tariffe aeree. Per il turismo organizzato si tratta di una fase particolarmente delicata: i costi operativi della crisi sono stati rilevanti, e le previsioni a breve degli operatori sono negative”, ha commentato il Presidente di Assoviaggi Gianni Rebecchi.
Il danno economico non si limita al calo del fatturato. Il 41,5% delle agenzie dichiara di aver sostenuto costi aggiuntivi per la ricollocazione dei clienti, mentre il 58,5% afferma di non aver avuto esborsi diretti extra. La stima complessiva di quasi 100 milioni include rimborsi dei pacchetti, perdita delle commissioni, eventuali penali trattenute dai fornitori e l’aumento del carico di lavoro per gestire modifiche e assistenza. La perdita media per punto vendita è stimata in oltre 14mila euro nelle prime tre settimane.
A preoccupare il settore è anche il rallentamento delle nuove vendite. Per i prossimi tre mesi si registra un calo delle prenotazioni del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione è particolarmente marcata sul lungo raggio, soprattutto verso Asia, Medio Oriente ed Estremo Oriente, ma segnali negativi emergono anche per destinazioni di corto e medio raggio come Grecia, Tunisia, Marocco, Spagna, Cipro, Egitto, Mar Rosso, Turchia e Giordania.
Tra le mete extraeuropee più colpite figurano Maldive, Thailandia, Giappone, India, Vietnam, Seychelles, Indonesia, Nepal, Sri Lanka, Tanzania, Kenya, Canada, Stati Uniti e Australia.
Secondo Rebecchi, ci sarebbe pertanto bisogno “di un intervento pubblico articolato su due piani: misure emergenziali, da attivare con urgenza per salvaguardare la continuità delle imprese, e interventi strutturali per correggere squilibri che questa crisi sta rendendo ancora più evidenti”. In particolare, ha lamentato il presidente di Assoviaggi, “la Direttiva Europea sui pacchetti turistici risulta non sostenibile, poiché trasferisce integralmente sulle imprese del turismo organizzato gli effetti economici di eventi eccezionali quali conflitti armati, calamità naturali o pandemie”.
Di conseguenza, Rebecchi ritiene necessario “distinguere tra la tutela del viaggiatore in condizioni di operatività ordinaria e la gestione del rischio in presenza di eventi straordinari: in questi casi, l’impianto normativo non può prevedere che l’intero onere ricada esclusivamente sugli operatori, senza meccanismi di compensazione o condivisione del rischio”.
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