Borse europee sotto pressione, in scia agli sviluppi legati alla Groenlandia. La settimana si apre con una flessione di oltre 1 punto percentuale dei principali indici del Vecchio continente, da Piazza Affari a Francoforte, da Parigi a Londra. Deboli anche i future sugli indici statunitensi in una sessione che vedrà oggi il mercato chiuso per festività nazionale (è il Martin Luther King Day). Oro e argento toccano nuovi massimi. Si apre oggi il forum di Davos, con un tema “A spirit of dialogue” che suona ironico. È previsto per mercoledì un intervento di Donald Trump, che inevitabilmente costituirà l’evento clou del forum.
Focus sulla risposta europea alle nuove minacce di Trump
La minaccia di Trump, con dazi aggiuntivi del 10% su otto paesi dal 1° febbraio e del 25% da giugno in assenza di un accordo sul “totale e completo” passaggio della Groenlandia agli Usa, sta causando un’apertura dei mercati all’insegna delle vendite. Le ramificazioni di questo sviluppo sono numerose e complesse. La principale è quale sarà la risposta dell’Ue. Diverse opzioni sono sul tavolo: rispolverare la lista di beni per 93 miliardi di euro di export Usa da sottoporre a dazi preparata dopo il Liberation Day, che colpirebbe dai Boeing al bourbon; utilizzo dell’ACI (Anti-Coercion Instrument), la cui attivazione richiede però un processo complicato. “Tuttavia, restano per ora parole e non fatti, – commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro – evidenziando ancora una volta un Vecchio Continente in debito di ossigeno politico e militare, costretto a presentarsi a Davos non per celebrare il libero mercato, ma per gestire quella che appare come una vera e propria occupazione diplomatica”.
Possibile correzione in vista sui mercati?
La volatilità odierna arriva dopo che la scorsa settimana c’è stata una fase generale di consolidamento intorno ai massimi storici per i principali indici occidentali. Il sentiment di mercato appare però eccessivamente positivo, avvertono gli esperti, in base all’indice Bull & Bear di BofA che ha raggiunto il livello maggiore da febbraio 2018. In questa occasione, si verificò successivamente una correzione di oltre il 10% sull’indice S&P500.
Geopolitica al centro nella settimana di Davos
Intanto prende il via il World Economic Forum, conosciuto anche come il Forum di Davos dalla località svizzera in cui si svolge. Il convegno, che inizia oggi per finire venerdì 23, vedrà la partecipazioni di banchieri centrali, economisti e capi di stato. Trump arriverà con la più grande delegazione americana di sempre, in un contesto in cui le conflittualità geopolitiche sono ormai identificate come il rischio numero uno per il prossimo futuro. “Il messaggio che arriverà da Bruxelles nei prossimi giorni – prevede Debach – sarà cruciale per capire se il mercato debba prezzare questa crisi come un incidente controllato o come l’inizio di un nuovo regime tariffario strutturale tra le due sponde dell’Atlantico”. Il segnale dei mercati per ora è che gli investitori vedono nello scenario di base un braccio di ferro duro ma gestibile, più che una rottura immediata delle catene del valore.
La settimana sui mercati, oltre il Forum di Davos
La settimana finanziaria che si apre il 19 gennaio, pur iniziando con il silenzio del Martin Luther King Day che tiene chiusa Wall Street, sarà particolarmente intensa anche sul fronte macro e societario. Negli Stati Uniti il tema centrale è il recupero del calendario dopo lo shutdown, con il focus sui dati di ottobre e novembre relativi a redditi e spese personali, che includono il cruciale PCE price index, la variabile dell’inflazione osservata speciale dalla Federal Reserve per le sue decisioni di politica monetaria.
Sul fronte societario la stagione delle trimestrali entra nel vivo con colossi come Netflix (attesa al varco anche per il rialzo dell’offerta su Warner Bros Discovery), Johnson & Johnson, Visa, Intel e Procter & Gamble.
In Europa gli operatori guarderanno con attenzione alle minute della Bce per captare eventuali divergenze interne sul percorso dei tassi e ai Pmi di gennaio, con i servizi attesi in espansione e il manifatturiero tedesco ancora in contrazione.
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