Nel cuore del Vecchio continente arriva la prima fiera d’arte internazionale del nuovo anno. E qui a Bruxelles, nei padiglioni di Brafa Art Fair, i visitatori potrebbero trovare ad accoglierli addirittura i rappresentanti della casa reale belga, dal momento che la Fondazione re Baldovino sarà ospite d’onore della 71° edizione della kermesse che si inaugura domani. Brafa è il primo vero test della stagione – rispetto a un mercato che a fine autunno ha mostrato netti segni di ripresa – per due ragioni: primo, rispetto ad Art Basel e a Tefaf ha un’identità meno elitaria, apertissima al collezionismo medio prevalentemente europeo, dunque è un termometro più fedele del mercato reale. La seconda ragione riguarda la specificità di una mostra nata nel 1956 come Foire des Antiquaires, una fiera creata dagli antiquari, trasversale tra tutti i settori. È questa origine a renderla ancora oggi un unicum: se Art Basel rappresenta il mercato globale del contemporaneo e Tefaf Maastricht l’eccellenza museale dell’antico, Brafa si colloca in una posizione intermedia, dove arte antica, moderna, contemporanea, design e arti extraeuropee convivono. Un’occasione, dunque, anche per testare il gusto del collezionismo under 40.
Riunite 147 gallerie da 17 Paesi, con 19 nuovi ingressi e 6 rientri. Il baricentro resta l’arte antica, ma il racconto si apre al moderno, al design e all’arte africana e oceanica. Visitare Brafa è un po’ come attraversare un cabinet de curiosités, in cui epoche, materiali e culture si intrecciano: pittura fiamminga e olandese tra XVI e XVIII secolo, scultura rinascimentale italiana, modernismo europeo e brasiliano, libri antichi, oggetti di Wunderkammer, fino alla storia naturale e all’arte extraeuropea.
Tra gli highlight spicca un rarissimo bacile ombelicato in rame smaltato attribuito alla produzione veneziana del primo Cinquecento, presentato dal belga Bernard De Leye. Il dialogo tra epoche è al centro anche dello stand del perugino Mearini Fine Art, che affianca una selezione di sculture medievali italiane (XIII–XVI secolo) a una monumentale cornice in ceramica invetriata di Fausto Melotti. Commissionata nel secondo Novecento, l’opera rappresenta un esempio emblematico della stagione ceramica dell’artista. Sul versante archeologico, la Galleria Desmet di Bruxelles presenta per la prima volta insieme due frammenti del sarcofago del sacerdote egizio Horudja (Periodo Tardo, XXVI Dinastia, 664–525 a. C.). Certificati e sottoposti a vetting specialistico, i frammenti ritrovano a Brafa una nuova unità espositiva, simbolo della vocazione della fiera a intrecciare archeologia, arte antica e visione curatoriale contemporanea. Emblematica la proposta della londinese Finch & Co, specialista in oggetti da wunderkammer, che presenta una coppa tornita in corno di rinoceronte e avorio (Germania, primo Seicento), attribuita alla scuola milanese di Giovanni Ambrogio Maggiore. Sul fronte dell’arte tribale, l’italiana Dalton Somaré espone una raffinata figura femminile Baule (Costa d’Avorio, fine XIX secolo), scultura che incarna l’ideale di bellezza, equilibrio e fertilità.
A Brafa la presenza italiana è anche quest’anno significativa. La milanese Ars Antiqua presenta un capriccio architettonico di Viviano Codazzi e Jan Miel; Robertaebasta porta un tavolino Petalas di Jorge Zalszupin; Carlucci Gallery espone un monumentale armadio romano del XVIII secolo in ebano e pietre dure policrome.
Anche nel settore dell’arte moderna e contemporanea il livello resta elevato. Almine Rech di Monaco debutta a Brafa con una selezione che attraversa epoche e linguaggi, da Picasso a Tom Wesselmann, fino a Hans Op de Beeck; Die Galerie di Francoforte propone una natura morta giovanile di Max Beckmann, affiancata dalla monumentale figura protettrice Séraphin le néophyte di Max Ernst, oltre a opere di Masson e Marino Marini. Di forte impatto il rilievo in carta di gelso dell’artista coreano Kwang Young Chun. Martos Gallery di New York, presenta una serie di opere di Keith Haring.
E a proposito di americani: i collezionisti più richiesti verranno anche quest’anno? Nonostante il clima teso, la presenza statunitense in Europa per il momento sembra garantita, qui a Bruxelles, attratta da una fiera che offre ciò che oggi è sempre più raro; e chissà che l’amore per la bellezza non aiuti ad abbattere i muri minacciosi alzati dagli egoismi della politica.
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