Banca Generali è stata per mesi il gioiello conteso. Ma anche, involontariamente, il detonatore politico-finanziario della guerra tra Mediobanca e Monte dei Paschi di Siena. Perché è finita al centro di una partita a più livelli innescata dall’arrocco fallimentare dell’ex ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, che nell’estate 2025 ha messo sul tavolo un’Ops da 6,3 miliardi per rilevare l’istituto, da finanziare con la storica partecipazione in Generali. La mossa, nelle intenzioni di Nagel, avrebbe creato un grande polo del risparmio gestito e reso Mediobanca più “protetta” da un takeover ostile. Banca Generali era così diventata non solo un target industriale, ma un perno politico-azionario per fare muro, perché legato all’ecosistema del Leone. Lo scorso 21 agosto i soci di Mediobanca hanno bocciato l’Ops, sicché l’offerta è stata dichiarata decaduta. Il Monte dopo pochi mesi conquisterà Piazzetta Cuccia e il 18 settembre Nagel si dimetterà dopo 22 anni al vertice.
Oggi il ruolo di Banca Generali all’interno del gruppo è più chiaro e stabile. Con la fine dell’incertezza derivante dall’Ops di Mediobanca, la private bank del Leone guidata da Gian Maria Mossa si sta godendo tre mesi da regina di Piazza Affari, in attesa dei risultati finanziari del 2025 che saranno presentati alla comunità finanziaria il prossimo 11 febbraio. Da metà ottobre a metà gennaio, le azioni hanno messo a segno un rally importante, sovraperformando rispetto alle rivali. Nelle ultime settimane dell’anno e nelle prime sedute del 2026 il titolo è salito di oltre un quarto del proprio valore, aggiornando più volte i massimi storici fino a segnare un record sulla soglia dei 60 euro.
Piazzetta Cuccia
Nelle settimane successive al fallimento dell’offerta di Piazzetta Cuccia sono stati poi raccolti i frutti dell’integrazione con Intermonte, acquisita da Banca Generali a inizio 2025 in una delle poche Ops conclusesi con pieno consenso dagli azionisti. Integrazione che, stando alle prime indicazioni emerse, sta viaggiando più veloce del previsto. Nel Dna della banca private c’è infatti un forte legame con la clientela imprenditoriale, che è il target privilegiato per il contributo di competenze dell’investment banking di Intermonte. La cui acquisizione è stata definita dal ceo Mossa un «game changer», ma con una precisazione importante: più che di tagli di costo, si parla di sinergie di ricavi. La filosofia è quella di un “private che parla corporate” e la strategia è di aumentare la “share of wallet” sui patrimoni complessi. Non solo gestione, appunto, ma anche corporate finance, protezione, passaggio generazionale, soluzioni per la tesoreria dell’imprenditore.
Alla leva industriale dell’operazione con Intermonte si è aggiunta una ritrovata simbiosi con Generali. Le prospettive di sinergie hanno assunto nuovi orizzonti con il lancio del progetto di “insurbanking” insieme con Alleanza Assicurazioni lo scorso autunno. Dopo una prima fase di test, il progetto entrerà nel vivo nei prossimi mesi, con i numeri sulla carta che lasciano intravedere grandi potenzialità dal ruolo di “fabbrica” per Banca Generali.

Lo stesso neo deputy ceo e direttore generale del Leone, Giulio Terzariol, ha recentemente parlato agli incontri di inizio anno dei private banker di Banca Generali, sottolineando la soddisfazione per la crescita e i risultati della squadra. Il top manager si è riferito alla banca non solo come distributore di prodotti della compagnia triestina, ma anche come asset manager, nell’innovazione e qualità delle gestioni per le famiglie, e ha evidenziato le sinergie nel dialogo con le Pmi e nella sfera della protezione patrimoniale.
Va inoltre considerato un fattore “rischio-opportunità”: l’incertezza, ormai superata, sul risiko non ha congelato la storia industriale; al contrario, l’ha resa più appetibile. Il cambio di passo dei target price ha avuto un detonatore chiaro: conti sopra le attese e segnali di ripresa dei flussi dopo le turbolenze legate alle manovre straordinarie. Gli analisti di Barclays e Deutsche Bank hanno fissato i loro target price per il titolo rispettivamente a 67 e 66 euro, sottolineando come le potenzialità vadano anche oltre il rally delle ultime settimane. Il mercato ha apprezzato anche lo slancio di business con cui si è concluso l’anno.
La rete di consulenza ha infatti chiuso il 2025 con una forte accelerazione: dei 6,8 miliardi di flussi (sopra il target di inizio anno di 6 miliardi), oltre il 40%, quasi 3 miliardi, è arrivato da settembre in poi. Le masse in gestione complessive alla fine dei primi 9 mesi hanno superato i 110 miliardi di euro.
Riconoscimenti
Guardando all’ultimo decennio, dall’arrivo di Mossa tra le fila della banca fino a prenderne le redini nel 2016, la società ha praticamente quadruplicato le proprie dimensioni, in termini di patrimonio, di asset gestiti, e restituito un total return per gli azionisti di oltre il 250%, sovraperformando sia Piazza Affari sia lo Stoxx 600 europeo. Andando indietro negli anni fino al debutto in Borsa nel novembre del 2006, la performance ha fatto registrare un guadagno del 1.360%, uno dei migliori del listino milanese.
In una fase storica in cui la finanza italiana sta riscoprendo che il risparmio gestito è la vera infrastruttura (difensiva nei ricavi, scalabile nei costi, e capace di generare valore con sinergie industriali), la crescita di Banca Generali è stata spinta dal modello di consulenza per la pianificazione finanziaria nel wealth management e al valore della relazione di fiducia combinata all’innovazione digitale e nel campo di prodotti e servizi specifici per la clientela. Nel segmento del “private” la banca del Leone può contare su circa 80 miliardi di asset in gestione per conto di questa tipologia di clienti a fine settembre, un numero quasi triplicato dal 2016.Un successo che l’ha portata a ottenere anche importanti riconoscimenti di settore, come il premio “Best Private Bank in Italy” assegnato dal Financial Times, ottenuto per sette volte in nove anni.
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