Cosa c’è dietro la giornata nera di Wall Street? Nella giornata di ieri l’indice S&P 500 ha perso l’1,2 per cento e il Nasdaq 100 ha fatto registrare il calo più netto dallo scorso aprile. L’argento – protagonista di una rapida ascesa nelle scorse settimane – è crollato del 20%. Il Bitcoin è sceso di oltre il 13% A soffrire sono state soprattutto le aziende che producono software, che hanno visto crollare il proprio valore dopo che Anthropic – una delle principali startup di intelligenza artificiale al mondo – ha presentato un nuovo modello capace di svolgere analisi finanziarie in autonomia.
I nuovi dati sul mercato del lavoro hanno contribuito a caricare di pressione i mercati. Infatti secondo il report di Challenger, Gray & Christmas Inc., i licenziamenti annunciati a gennaio hanno raggiunto i livelli più alti dal 2009, l’anno più critico della Grande Recessione. Cifre alimentano il sospetto che la spinta economica globale stia iniziando a esaurirsi.
Cosa sono Opus 4.6 e GPT-5.3
Tutto ruota attorno a una sfida tra Anthropic e OpenAI che ha preso le sembianze di un duello corpo a corpo per lo sviluppo di una IA sempre più autonoma. Opus 4.6 di Anthropoc e GPT-5.3 Codex hanno debuttato sul mercato ad appena un quarto d’ora di distanza, cambiando per sempre i confini della programmazione assistita. Adesso i chatbot non si limitano ad essere suggeritori e supporti testuali, ma riescono ad agire in totale autonomia, rendendo obsolete aziende e professioni legate al mondo della programmazione informatica. Stiamo parlando di sistemi in grado di portare a termine interi processi di lavoro a operatori digitali in grado di progettare, eseguire e coordinare attività complesse senza la costante supervisione umana.
La novità più rilevante di Opus 4,6, capace di far cooperare diversi assistenti contemporaneamente sullo stesso progetto: mentre uno analizza i punti deboli del sistema, un altro si occupa di aggiornare i manuali e un terzo riscrive le parti di software ormai superate. Questa logica di squadra è supportata da una memoria vastissima, che in questa fase permette al sistema di assimilare interi archivi di dati e progetti monumentali senza perdere il filo del discorso tecnico. L’obiettivo è ridurre gli errori di distrazione e garantire che l’intelligenza artificiale possa muoversi dentro programmi enormi con la stessa disinvoltura di un esperto che conosce ogni singolo dettaglio del lavoro.
OpenAI ha risposto con una versione con un nuovo modello che promette di diventare un coordinatore universale capace di muoversi tra la gestione dei dati, l’analisi delle informazioni e la pubblicazione finale dei prodotti. Con un incremento della velocità che tocca il venticinque per cento, il modello è stato messo alla prova nella creazione autonoma di intere piattaforme digitali e passatempi elettronici partendo da indicazioni minime, dimostrando una capacità di correggersi da solo che riduce drasticamente la necessità di mano d’opera. L’approccio che mira a fondere le competenze puramente tecniche con quelle organizzative, trasformando l’assistente in un collaboratore completo che si fa carico delle parti più tediose e ripetitive della produzione.
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