C’è qualcosa di profondamente stonato nel vedere Ryanair ergersi a paladina della moralità commerciale, invocando sanzioni più severe contro eDreams. A parlare è una compagnia che da anni costruisce il proprio modello di business su un confine elastico tra aggressività commerciale e forzatura delle regole, quando non su un loro sistematico aggiramento.
Consumatori
L’indignazione selettiva del vettore irlandese somiglia più a un esercizio di arroganza che a una sincera difesa dei consumatori. Ryanair contesta la “mitezza” della multa inflitta a un concorrente, ma dimentica con disinvoltura il proprio passato – e presente – costellato di richiami, procedimenti e condanne da parte delle autorità europee. Dalle pratiche tariffarie opache ai costi accessori nascosti, dalla comunicazione ingannevole sui prezzi finali alle politiche punitive su bagagli, check-in e modifiche dei voli, la compagnia di Michael O’Leary è stata più volte indicata come uno degli esempi più evidenti di come il low cost possa degenerare in low transparency.
Provocazioni
Negli anni Ryanair ha fatto della provocazione una cifra identitaria: annunci roboanti, attacchi frontali a istituzioni, regolatori e associazioni dei consumatori, minacce di tagli di rotte come strumento di pressione politica. Un atteggiamento da “bullo del mercato” che mal si concilia con la posa improvvisa del custode della correttezza altrui. Chi ha costruito la propria fortuna esasperando ogni asimmetria contrattuale possibile difficilmente può impartire lezioni senza apparire ipocrita.
Non solo. Ryanair ha a lungo resistito al riconoscimento dei diritti dei passeggeri, ha minimizzato disagi e cancellazioni, ha giocato sull’ambiguità delle regole europee per ridurre indennizzi e responsabilità. E oggi pretende di dettare l’agenda alle autorità di vigilanza, chiedendo “azioni decisive” contro altri operatori, come se il problema del mercato dei viaggi fosse sempre e solo degli altri.
Pratiche scorrette
Il punto non è difendere eDreams, né sminuire il tema delle pratiche scorrette. Il punto è respingere l’idea che Ryanair possa auto-investirsi di un ruolo etico che non le appartiene. Prima di misurare le multe altrui, farebbe bene a fare i conti con le proprie smargiassate, con un modello che ha spesso scaricato sui consumatori costi, rischi e complessità. Quando il più rumoroso diventa improvvisamente moralizzatore, il sospetto è legittimo: non è difesa dei diritti, è difesa di posizione. E l’arroganza, anche quando vola low cost, resta arroganza.
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