L’inizio del 2026 si sta caratterizzando per un massiccio ricorso delle società quotate al cosiddetto buyback, l’acquisto di azioni proprie sul mercato borsistico. A febbraio inoltrato su questo fronte erano attive in Piazza Affari numerose primarie società, da Generali a Eni, da Recordati a Ovs, da Cir a Txt e-solutions, tutte impegnate a fare incetta dei propri titoli.
Una pratica – in linea, peraltro, con le analoghe operazioni in atto nelle altre principali Borse europee – che permette di raggiungere diversi obiettivi. Da un lato si contribuisce infatti a ridurre il numero dei titoli in circolazione, incrementandone così il valore unitario e l’utile per azione. Dall’altro la società che utilizza questo strumento può mettere insieme un pacchetto di titoli da tenere in portafoglio in vista di operazioni straordinarie, come per esempio uno scambio finalizzato a eventuali alleanze strategiche con altre realtà aziendali.
Va rilevato in proposito che esistono in Italia alcune norme che regolano il corretto utilizzo del buyback, di cui occorre tenere conto. Le società, per esempio, possono acquistare le proprie azioni soltanto nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. In termini di valore nominale, poi, i riacquisti non possono superare il quinto del capitale sociale, tenendo conto anche dei titoli posseduti da società controllate. Per quanto riguarda invece l’aspetto fiscale, in Italia i buyback sono soggetti alla tobin tax, sia pure con aliquote minime, comprese tra lo 0,1% e lo 0,2%, anche se ne sono esenti i riacquisti finalizzati all’annullamento delle azioni. Ecco il quadro, aggiornato a fine febbraio 2026, delle operazioni in corso.
Eni
La multinazionale energetica controllata dal Tesoro italiano prosegue il suo piano di buyback, varato nel maggio del 2025, e ha acquistato oltre 1,5 milioni di azioni fino a raggiungere a febbraio inoltrato una quota complessiva pari al 6,43% circa del capitale. Ma non è finita. Gli acquisti proseguono, mentre il titolo in Borsa ha già messo a segno una discreta performance. Dal 19 gennaio di quest’anno, quando un’azione Eni valeva 16,468 euro, la quotazione si è rivalutata di quasi il 10%, raggiungendo il 18 febbraio, giusto un mese dopo, quota 18,41 euro. Anche i più recenti giudizi degli analisti tendono all’ottimismo. Lo scorso 23 gennaio, per esempio, Intesa Sanpaolo, pur confermando la precedente valutazione (neutral), ha ritoccato al rialzo il target price, collocandolo a quota 16,7 euro. Nettamente più positiva al riguardo Equita Sim, che poco più di una settimana prima, il 14 gennaio, aveva ribadito la raccomandazione «buy» (comprare) e aveva fissato a 18 euro l’obiettivo di prezzo.
Generali
A metà settimana il colosso assicurativo, sempre puntuale e preciso nell’informare il mercato sulle proprie mosse, ha comunicato di avere acquistato, nella settimana del 9-13 febbraio, 1.556.697 di azioni proprie al prezzo medio ponderato di 34,92 euro ciascuna, per un controvalore di oltre 54,36 milioni di euro. La società ha così incrementato il proprio pacchetto, continuando a comprare anche nei giorni successivi. A metà settimana il titolo in Borsa veniva scambiato a 35,7 euro per azione, con un incremento dell’11,7% rispetto a un anno fa. In attesa del cda dedicato all’approvazione del bilancio 2025, convocato per il prossimo 11 marzo, la quasi totalità degli analisti, intanto, promuove il titolo a pieni voti. Lunedì 16 febbraio Berenberg ha confermato la raccomandazione «buy» e alzato a 41 euro il target price, mentre tre giorni prima Citigroup aveva avviato la copertura sul titolo, attribuendogli anch’essa il «buy», con un obiettivo di prezzo ancora superiore, pari a 43,4 euro.
Recordati
Nell’ambito del programma di acquisto di azioni proprie avviato il 17 dicembre dello scorso anno, la società leader nel settore farmaceutico ha reso noto di aver acquistato, dal 9 al 13 febbraio 2026, complessivamente 64.038 azioni proprie, al prezzo medio ponderato di 47,5239 euro. Al 13 febbraio, la Società deteneva 5.186.653 azioni proprie pari al 2,480% del capitale sociale. Il titolo a metà settimana, nonostante la netta crescita del giro d’affari comunicata martedì 17 febbraio, valeva poco più di 47 euro, in calo di circa il 20% rispetto alla quotazione di un anno fa. Ottimisti sul titolo i più recenti giudizi degli analisti. Lo scorso 12 febbraio Barclays aveva alzato la valutazione a «equalweight» (pesare correttamente in portafoglio), confermando però il target price di 48 euro, mentre il 3 febbraio Kepler Cheuvreux lo aveva giudicato «buy» (da comprare), fissando un prezzo obiettivo di 57,5 euro.
Ovs
La società produttrice di capi d’abbigliamento, quotata a Piazza Affari tra le small cap, valeva a metà settimana circa 4,9 euro, il 32,8% in più rispetto a un anno fa. Un comunicato informa che sono state acquistate, tra il 9 e il 13 febbraio 2026, complessivamente 65.942 azioni ordinarie (pari allo 0,026% del capitale sociale) al prezzo unitario me-dio di 4,8900 euro, per un controvalore di 322.456,38 euro. Il titolo veniva scambiato sempre a metà settimana a circa 4,9 euro per azione, in netto miglioramento (+32,8%) rispetto a un anno fa. Tutti in positivo, a partire dal settembre 2025 in poi, i giudizi degli analisti. Il più recente è quello di Equita Sim, che il 10 febbraio scorso ha confermato la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio) e alzato a 5 euro il target price. In precedenza (dicembre dello scorso anno) Intesa Sanpaolo aveva ribadito il «buy», indicando un obiettivo di prezzo di 6,3 euro.
Cir
La società del gruppo De Benedetti ha comunicato di avere acquistato nel periodo dal 9 al 13 febbraio di quest’anno 360.112 azioni al prezzo unitario medio di 0,7018 euro per un controvalore complessivo di 252.733 euro. Cir possiede a oggi un totale di n. 54.850.488 azioni proprie, pari al 5,99% del capitale sociale, mentre nessuna società controllata risulta titolare di azioni della Società. Il titolo in Borsa veniva scambiato a metà settimana a circa 0,72/0,73 euro, con una performance positiva del 18,6% rispetto alla quotazione di un anno fa. Non disponibile al momento alcuna valutazione da parte degli analisti.
Txt e-solutions
L’azienda di informatica, fondata nel 1989, è quotata a Piazza Affari nel segmento Star (titoli con alti requisiti) e nell’indice delle small cap. Ha la sede principale a Milano e uffici in Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Svizzera e Usa. Le azioni valevano mercoledì 18 febbraio intorno ai 23,7 euro, in calo di poco meno del 40% rispetto a un anno fa. Non sono disponibili in questa prima fase dell’anno valutazioni da parte degli analisti. Il report più recente porta la data del 22 ottobre dello scorso anno, quando Kepler Cheuvreux aveva iniziato la copertura sul titolo con la raccomandazione «buy» (comprare) e un obiettivo di prezzo di 40 euro. Per quanto riguarda il riacquisto di azioni proprie, la società ha reso noto lunedì scorso di aver acquistato 22.867 azioni per un controvalore complessivo di 615.900 euro.
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